Quesito

Buongiorno padre Angelo, 
la leggo a volte e ho una domanda. 
Che significa il comandamento che recita ‘‘onora il padre e la madre’? 
Trovo la cosa piuttosto oscura: anzitutto, che bisogno c’è di un comandamento che prescrive il rispetto per i genitori, quando in realtà una persona sana di mente ha rispetto per tutti, e non solo per chi lo ha generato? O come ‘‘padre e madre’ s’intendono forse tutti gli appartenenti al tessuto umano? 
E come regolarsi quando un genitore si macchia di gravi colpe verso i suoi figli? Come si onora un genitore così? Occorre fare finta che tutto vada bene? Oppure onorare un genitore significa renderlo cosciente dei suoi sbagli e assegnargli una possibilità di recupero, anche se questo può farlo soffrire e le possibilità che egli comprenda rasentano lo zero? 
E poi, come mai nessun comandamento prescrive di onorare anche i figli? 
Non le faccio queste domande in riferimento a fatti personali, ma non posso non accorgermi di sofferenze intorno a me causate direttamente o indirettamente da genitori che, con benevolenza, si potrebbero definire irresponsabili. 
La ringrazio. 
Cari saluti. 
Anna


Risposta del sacerdote

Cara Anna,
1. i dieci comandamenti sono un compendio dei nostri doveri verso Dio e verso il prossimo.
Il quarto comandamento che viene espresso con le parole onora il padre e la madre “si rivolge espressamente ai figli in ordine alle loro relazioni con il padre e con la madre, essendo questa relazione la più universale.
Concerne parimenti i rapporti di parentela con i membri del gruppo familiare.
Chiede di tributare onore, affetto e riconoscenza ai nonni e agli antenati.
Si estende infine ai doveri degli alunni nei confronti degli insegnanti, dei dipendenti nei confronti dei datori di lavoro, dei subordinati nei confronti dei loro superiori, dei cittadini verso la loro patria, verso i pubblici amministratori e i governanti” (Catechismo della Chiesa Cattolica 2199).
Come vedi, era necessario un comandamento che ricordasse i nostri doveri morali verso tante persone nei confronti delle quali ci sentiamo obbligati.

2. Ma, prosegue il CCC, “questo comandamento implica e sottintende i doveri dei genitori, tutori, docenti, capi, magistrati, governanti, di tutti coloro che esercitano un’autorità su altri o su una comunità di persone”  (CCC 2199).

3. Il Catechismo della Chiesa Cattolica si diffonde poi nell’esplicitare i doveri dei genitori verso i figli e dice:
“La fecondità dell’amore coniugale non si riduce alla sola procreazione dei figli, ma deve estendersi alla loro educazione morale e alla loro formazione spirituale.
La funzione educativa dei genitori « è tanto importante che, se manca, può a stento essere supplita ».
Il diritto e il dovere dell’educazione sono, per i genitori, primari e inalienabili” (CCC 2221).

4. “I genitori devono considerare i loro figli come figli di Dio e rispettarli come persone umane. Educano i loro figli ad osservare la legge di Dio mostrandosi essi stessi obbedienti alla volontà del Padre dei cieli” (CCC 2222).

5. “I genitori sono i primi responsabili dell’educazione dei loro figli. Testimoniano tale responsabilità innanzitutto con la creazione di una famiglia, in cui la tenerezza, il perdono, il rispetto, la fedeltà e il servizio disinteressato rappresentano la norma. Il focolare domestico è un luogo particolarmente adatto per educare alle virtù. Questa educazione richiede che si impari l’abnegazione, un retto modo di giudicare, la padronanza di sé, condizioni di ogni vera libertà. I genitori insegneranno ai figli a subordinare « le dimensioni materiali e istintive a quelle interiori e spirituali »1. I genitori hanno anche la grave responsabilità di dare ai loro figli buoni esempi. Riconoscendo con franchezza davanti ai figli le proprie mancanze, saranno meglio in grado di guidarli e di correggerli” (CCC 2223).

6. Nel caso che un genitore si macchi di gravi colpe verso i suoi figli certo non potrà essere lodato e ringraziato per questo.
Si cercherà però – secondo l’opportunità – di stargli vicino nel medesimo modo in cui Dio sta vicino anche ai peccatori.
Si pregherà per lui in vita e in morte, si offriranno dei sacrifici a Dio per il suo ravvedimento, lo si ammonirà, perché anche questa è un’opera di misericordia nei suoi confronti.
E infine credo che si possa applicare anche a questo caso quanto dice la Scrittura: “Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore.
Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata, ti sarà computata a sconto dei peccati.
Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di te; come fa il calore sulla brina, si scioglieranno i tuoi peccati” (Sir 3,13-15).

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

1 Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 36.