Quesito
Carissimo P. Angelo,
spero che stia bene di salute.
Volevo chiederle: sul Golgota, i quattro evangelisti narrano che Gesù fu crocifisso con altri due: Matteo e Marco li chiama di ladroni e che ambedue insultavano Gesù.
Giovanni solo li cita ma non dice che i due insultavano Gesù.
Luca li chiama di malfattori e narra che uno de due – il cui nome è Dimas – si pente e supplica la salvezza a Gesù.
Ebbene: perché solo l’evangelista Luca narra quest’episodio, che un malfattore supplica Gesù? Perché Giovanni – che stava ai piedi della croce di Gesù, insieme a Maria SS.ma – non ci narra questo particolare (che uno dei due si è pentito)?
Un sincero ringraziamento di cuore!
don Paolo
Risposta del sacerdote
Caro Don Paolo,
1. secondo Matteo e Marco i due condannati a morte insieme a Gesù erano ladroni. Vengono qualificati con la parola greca “lestai”, che significa ladri, briganti.
San Luca invece in maniera più generica li chiama malfattori. Usa la parola greca “cacourgon”, che significa malfattori, delinquenti.
2. È vero che tutti e due bestemmiavano il Signore.
M.-J. Lagrange dice che si sono associati agli insulti dei sommi sacerdoti e di quelli che passavano sotto la croce.
In particolare, i sommi sacerdoti riconoscevano i miracoli compiuti da Gesù tanto che dicevano: “Ha salvato altri, salvi se stesso!”. E “se tu sei figlio di Dio scendi dalla croce”.
3. San Luca precisa che uno solo insultava.
Ciò significa che inizialmente tutti e due bestemmiavano il Signore. Ma poi uno smise e, rientrando in se stesso, riconobbe di essere stato condannato giustamente per quello che aveva fatto.
E, chiedendo all’altro malfattore di fare la stessa cosa, proclamò l’innocenza di Gesù: “Egli invece non ha fatto nulla di male” (Luca 23,41).
E disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” (Lc 23,42).
4. M.-J. Lagrange in nota scrive: “San Marco e San Matteo dicono che i due ladroni bestemmiavano.
San Luca parla con maggiore precisione attenendosi ad una relazione precisa, forse quella della stessa Vergine o quella di Giovanna moglie di Cusa, ricordata soltanto dal terzo Evangelista (Luca 24,10).
Questa annotazione è preziosissima e significa che questo particolare San Luca l’ha ricevuto dalla Madonna o quantomeno da persone a lei vicinissime, come ad esempio l’apostolo Giovanni che con lei si trovava ai piedi della croce.
5. Questo non stupisce perché Luca nel prologo del suo Vangelo attesta di aver fatto “ricerche accurate su ogni circostanza” (Lc 1,3) presso “coloro che ne furono testimoni oculari” (Lc 1,2).
Ora, perché Matteo e Marco non ne parlano?
Perché hanno scritto il loro Vangelo prima di San Luca.
Giovanni invece scrisse il Vangelo molto tempo dopo, addirittura dopo l’Apocalisse che comunemente viene datata all’anno 95.
Secondo Sant’Agostino Giovanni volle integrare quanto non vi era negli altri vangeli.
Ecco dunque che i conti tornano.
6. Ma c’è anche un’altra cosa da tenere presente e cioè che gli scrittori sacri scrissero perché ispirati dallo Spirito Santo.
Ciò significa che l’Autore principale dei testi sacri e in particolare dei Vangeli è lo Spirito Santo.
Gli evangelisti sono stati gli strumenti che Dio si è scelto.
A questo proposito va tenuto presente quanto Leone XIII ha affermato nell’enciclica Provvidentissimus Deus: “Infatti Egli stesso così li stimolò e li mosse a scrivere con la sua virtù soprannaturale, così li assisté mentre scrivevano, di modo che tutte quelle cose e solo quelle cose che Egli voleva, le concepissero rettamente con la mente e avessero la volontà di scrivere fedelmente e le esprimessero in maniera atta con infallibile verità: diversamente non sarebbe Egli stesso l’autore di tutta la sacra Scrittura” (DS 3293).
Questo concetto era già stato affermato a suo tempo da San Gregorio magno Papa: “È davvero vano il voler cercare chi abbia scritto tali cose, quando fedelmente si creda che autore del libro è lo Spirito Santo. Scrisse dunque tali cose Chi le dettò perché si scrivessero; scrisse Colui che anche nell’opera di quello (l’autore sacro), fu l’ispiratore”.
7. Sicché infine ci si può domandare perché Dio abbia voluto che solo Luca narrasse l’episodio del buon ladrone.
A questo proposito va detto che gli scrittori sacri non furono puri strumenti che si mossero come si muove la penna tra le dita di chi scrive. Dio li ha scelti con la loro individuale sensibilità e libertà. E nello stesso tempo ha voluto mettere questa loro sensibilità a servizio del Vangelo.
Si può dire allora che lo Spirito Santo abbia toccato la sensibilità di San Luca, definito da Dante lo scriba mansuetudinis Christi (lo scrivano della mansuetudine di Cristo) in modo che questi che sotto la sua ispirazione narrasse questo episodio, così adatto a manifestare la misericordia di Dio e la speranza per la salvezza di tutti fino all’ultimo momento della loro vita.
Con l’augurio di ogni bene e di un fruttuoso ministero ti assicuro la mia preghiera.
Padre Angelo
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