Quesito

Caro Padre Angelo,
Prima di tutto grazie per il lavoro che fate. Tutto ciò che è scritto su questo sito è stato un toccasana per la mia spiritualità. 
Ho da poco perso la mia compagna di vita, eravamo insieme da 12 anni e lei era tutto per me. Era lei che io sentivo di proteggere, purtroppo aveva una malattia congenita a livello cerebrale. Una malformazione artero venosa nel centro della testa, inoperabile. Quando la conobbi ne ero già a conoscenza e proprio questa sua fragilità che si rendeva nota in tante piccole difficoltà per lei durante il giorno era diventata la mia forza. Io ora la chiamo "il mio gioiello più prezioso", quello che Dio ha voluto donarmi ma che ora purtroppo per me non c’è più. Mi sento inutile per il mondo perché ero utile per lei e ora lei non ha più bisogno di me. Prego sempre Dio che non mi faccia essere egoista nel pregare per riaverla indietro. Lei non starebbe meglio con me, l’amore che posso darle io non supera l’amore di Cristo. Sono io ad aver bisogno di lei e non lei di me ora. 
Vede padre, io non ero credente. Forse tiepido, ma sicuramente digiuno di dottrina e tutto il resto. Quasi ateo ormai. 
Sua madre poi fece un gesto che mi sconvolse, chiamò il parroco e le fece dare l’estrema unzione visto che lei essendo in coma non poteva confessarsi ne comunicarsi. Io li per li vidi questo gesto come una sorta di resa, non volevo. Che danno stavo per fare. 
Dopo la sua morte è successo qualcosa di straordinario, inaspettato per me. Io credo, e credo fortemente. Non so neanche perché. Ho avuto un forte, fortissimo richiamo a Dio. Ho sentito di dover pregare per lei e per la sua anima. L’ho fatto. Pregai e prego tutti i giorni. Non solo per lei ovviamente. E così comincia il mio cammino di conversione. Mi sforzo di rispettare la legge del Signore. Non ho mai imparato i comandamenti, neanche da bimbo, ma ora non so come mai li so a memoria. Però tutto questo non mi basta, vorrei essere "perfetto" per Dio. Ma non riesco. Ho conosciuto il sacramento della riconciliazione, ne faccio uso come mai prima di ora. Il Signore mi ha dato anche la grazia di alcuni segni che mi hanno sconvolto la vita in bene. E come se avesse Lui voluto darmi delle conferme che la strada intrapresa era quella giusta. 
Ma la mia solitudine è schiacciante a volte. Non riesco a guardare una donna con gli occhi con cui guardavo la mia lei, non ho pretesa ne voglia di legarmi a nessun’altra, mai. Ma nella solitudine e nello sconforto a volte cado nel peccato. Sto male, ho un dolore forte nel non poter ricevere Gesù nell’Eucaristia. Lo sento vivo in quel pane, ma non posso averne parte. Per me che ero abituato ad una vita senza Dio, ciò è sconvolgente. Ma Dio ha fatto questo. La riconciliazione è per me un toccasana, ma a volte mi sento stupido a presentarmi con lo stesso peccato. Anche a distanza di pochi giorni. Non ho giustificazione, lo so. Purtroppo a volte mi sento molto molto solo e le preoccupazioni di una vita che per me è cambiata in poche ore dopo 12 anni mi sovrastano. Lì, cado e mi trovo in ginocchio davanti a Dio a chiedere per l’ennesima volta perdono. Non provo mai piacere alla conclusione, solo nella formazione del desiderio si muove qualcosa. Ma l’atto in sé non mi da nulla, non solo emotivamente ma anche fisicamente. È come se non provassi più piacere dopo quello che mi è accaduto. Come posso sapere se la mia condizione di peccato sia mortale o magari attenuata? Ciò potrebbe rendermi in grado di partecipare alla mensa del Signore? Sono domande sciocche lo so, ma sono il mio tormento.
Dio la benedica e ci protegga. 
Gianluca.

 


 

Risposta del sacerdote

Caro Gianluca,
1. ringrazio con te il Signore che nel momento del tuo più grave sconforto è entrato in te come Risurrezione e vita.
Penso che questo sia un dono che ti ha ottenuto la tua compagna.
È vero che la convivenza è una situazione oggettivamente non corretta.
Ma la tua compagna è morta con quel sacramento che per lei è stato proprio l’estrema unzione e cioè l’ultima santificazione.
In quel momento entrava Gesù nella sua anima e nel suo corpo, la purificava da ogni peccato e la disponeva a celebrare le sue nozze in Cielo.

2. Penso a santa Caterina da Siena che preparò proprio così un condannato a morte, Nicolò di Tuldo.
Nel momento supremo della sua vita gli disse in italiano trecentesco: “Giuso, alle nozze, fratello mio dolce che tosto giugnerai alla vita durabile” (Giù, alle nozze, fratello mio dolce che ben presto giungerai alla vita che non ha fine”.
E come Nicolò rimase con l’occhio fisso in Dio e ugualmente su Caterina, così anche la tua compagna dal momento della sua morte che coincide con  quella della sua entrata in Paradiso tiene lo sguardo fisso su Dio e su di te, che nella vita presente le hai voluto bene e le hai reso tantissimi servizi.

3. La tua conversione è il suo dono dal Cielo.
Con un regalo e con una grazia così grande e permanente non mi meraviglio che tu dica: “Non riesco a guardare una donna con gli occhi con cui guardavo la mia lei, non ho pretesa ne voglia di legarmi a nessun altra, mai”.
La sua morte, anziché separarti da lei, ti ha unito in maniera ancora più forte.

4. Come tu stesso hai osservato, quando viveva insieme con te era lei che aveva bisogno di te, perché solo tu le potevi dare tante coese.
Adesso invece le cose si sono capovolte: sei tu che hai bisogno di lei e lei da una postazione più alta provvede a te.
Questa postazione è più alta perché si trova in Cielo.
Nello stesso tempo ti è molto interiore perché tu ormai vivi in grazia di Dio e proprio per questo la senti viva nel cuore.
Non c’è solo il ricordo, ma c’è lei.

5. C’è una comunione che perdura, c’è un donarsi a vicenda tante cose.
Lei ti ha donato Gesù Cristo, ti ha fatto riavere la fede, ti ha ottenuto l’accostarti ai Sacramenti della confessione e dell’Eucaristia che sono sacramenti di vita, ti ha fatto ritrovare le vie di Dio (i comandamenti e il vangelo), ti ha procurato di cominciare una vita che ti rinnova sempre di più, ti ha ottenuto di camminare nella Luce, di non essere più in quel buio e in quelle tenebre interiori in cui invece vivevi quando non avevi Dio che abitava personalmente dentro il tuo cuore.
Adesso che hai Dio, sei interiormente sazio per quanto evidentemente lo si possa essere in questa vita.

6. La comunione perdura anche da parte tua perché lei insieme con Dio vive in te.
Adesso le dai la tua preghiera, il tuo affetto accompagnato anche da sentimenti di solitudine e da lacrime perché ti manca la sua presenza materiale.
Le dai il tuo grazie perché ti è stato facile comprendere come tutti i beni che ti sono venuti dopo la sua morte sono in collegamento con la sua morte, in particolare con quell’ultima (estrema) unzione.
Le comunichi la tua gratitudine perché ti ha ottenuto che la comunione tra te e lei non sia stata troncata, ma continua.
Non è più come prima, certo.
Ma sotto certi aspetti è più profonda, più continua e anche più proficua.

7. Come è bella la fede trasmessa dal prefazio primo della Messa per i defunti: “Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata”.

8. Vengo adesso al punto della tua vita privata che ti angustia.
Non ho motivo di negare la verità di nessuna parola di quelle che mi hai scritto.
Tuttavia temo che dirti che per te sia soggettivamente meno grave non ti aiuti nell’impegno ad eliminare questo inciampo.

8. Inoltre l’accostarsi frequentemente al Sacramento della Riconciliazione è una risorsa immensa, sia che si viva in grazia sia che si sia persa la grazia.
Anzi, il mio desiderio sarebbe che tu ti possa confessare anche ogni settimana, indipendentemente dalla presenza di peccati gravi.
La confessione regolare e frequente, fatta possibilmente sempre dal medesimo sacerdote, è una grazia immensa.
Don Bosco la raccomandava.
Avvertirai una freschezza spirituale di cui non potrai fare a meno.
Comprenderai anche in maniera più diretta ciò che intende dire il Vangelo quando si legge che nella festa delle capanne Gesù gridò ad alta voce alcune parole molto importanti.

9. Desidero sottolineare quel “gridò ad alta voce” perché c’è un messaggio prezioso in questa voce che volutamente è stata straordinariamente forte.
Ecco dunque che cosa si legge: “Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno»” (Gv 7,37-38).
L’acqua viva è l’acqua che esce dalla sorgente.
Qui l’acqua viva è la grazia che esce dallo Spirito Santo che abita in te.
Ho l’impressione che quando vi sono quegli inciampi tu avverta che dal tuo cuore non zampilla più quella grazia che prima ti faceva sentire la presenza di Dio da cuore a cuore.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo volentieri al Signore e ti benedico.
Padre Angelo