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Quesito

Gentilissimo Padre Angelo,
È bellissimo leggere le risposte che da "Amici domenicani".
L’ultima che ho letto riguarda ha dell’inganno in cui si cade quando si studia l’astrologia e dell’influsso che essa ha sulle persone. È quindi un andare contro al primo comandamento. E sono d’accordo con lei.
La mia domanda è, come si inseriscono in questo i tre Re magi? Hanno fatto uso della scienza occulta dell’astrologia riguardo la nascita e luogo del Messia o cos’altro?
Attendo fiduciosa la sua esaustiva (come sempre) risposta.
Grazie!
M

 


 

Risposta del sacerdote

Carissimo M.
1. i magi di cui parla il Vangelo di Matteo non c’entrano con i maghi.
Come vedi, già nella dizione in lingua italiana si nota una differenza tra magi e maghi.
E non soltanto nella forma plurale (magi e non maghi), ma anche in quella al singolare: il primo viene chiamato Re magio, il secondo è semplicemente mago.

2. I maghi spesso sono degli imbroglioni.
Ma non di rado sono in contatto con l’occulto e cioè con il mondo infernale dal quale cercano di captare notizie, soprattutto sul futuro.
Ma il demonio non conosce il futuro, lo può solo congetturare dalle azioni degli uomini.
Le quali azioni a loro volte sono soggette al libero arbitrio che è prerogativa dell’anima umana nella quale egli non può leggere e tanto meno vi può entrare.
Per cui il demonio nelle sue congetture sbaglia, senza dimenticare che il Signore dice di lui che è “omicida fin da principio”, “non stava saldo nella verità”, “quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44).

3. I magi invece chi erano?
Ecco la risposta che troviamo nell’Evangelo di Gesù Cristo del padre M.J. Lagrange: “Gli antichi e specialmente gli occidentali li hanno considerati come sacerdoti della religione persiana. È il senso ufficiale della parola, ma tale espressione si usava anche per designare gli astronomi, un po’ anche astrologhi, perchè in oriente, se si astrae dalla grande scuola di astronomia di Alessandria, non si badava alle stelle e ai pianeti sopra tutto se non per penetrare il destino dei bambini nati sotto questa o quella influenza.
La cattiva fama di cui godevano gli astrologhi ha potuto indurre i padri della chiesa a vedere nei magi dell’evangelo sacerdoti persiani. Ma la Persia non è precisamente a oriente della Palestina e i padri che trassero la loro origine dalla terra santa, san Giustino (2° secolo) e sant’Epifanio (4° secolo) fanno venire i magi dall’Oriente, cioè dal paese posto al di là del Giordano, dall’Arabia, il che è bene indicato dalla natura dei loro regali.
Questi stessi regali hanno fatto credere a Tertulliano che fossero re perchè il salmo LXXI rappresentava i re degli Arabi e di Saba in atto di portare doni al Messia. La tradizione popolare aggiunge uno splendido equipaggio e li nomina Melchiorre, Gasparre e Baldassare rappresentanti rispettivamente dei Semiti, degli altri di razza bianca e dei negri.
È sufficiente per noi che ci rappresentiamo nei magi alcuni uomini gravi, occupati dello studio del cielo, bramosi di leggervi l’avvenire e specialmente preoccupati della venuta di un gran re aspettato in quel tempo dagli Ebrei.
Gli Ebrei fin da quel tempo erano molto numerosi in Arabia dove facevano conoscere le loro speranze e dove era viva forse quella profezia di Balaam del profeta del paese di Moab (Nm 24,17) che aveva annunziato che una stella sarebbe uscita da Giacobbe e uno scettro si sarebbe innalzato da Israele.
Dai giorni del veggente contemporaneo di Mosè, le vaghe speranze di un gran regno si erano mantenute vivaci. Esse erano anche diffuse in tutto il mondo antico. Il levare di un astro e la venuta di un re erano congiunti nella opinione pubblica e il primo si riteneva pronostico della seconda. Ora i magi avevano visto levarsi in oriente un astro nuovo, verosimilmente una cometa. Tutti credevano per certo esser quello il presagio di un regno glorioso (Giustino, Storia, 37,2; Servio nell’Eneide X, 272).
I magi pensarono al futuro re degli Ebrei, di cui da costoro si narravano cose tanto gloriose. Pensando dunque che egli fosse nato, se ne vennero a Gerusalemme nella città santa del giudaismo e, poco al corrente delle circostanze e in particolare della feroce gelosia di Erode manifestatasi persino contro i propri figliuoli, senza ambagi espressero la loro intenzione d’andare a rendere omaggio al neonato quando fosse loro indicato il luogo della nascita. Nessuno degli abitanti di quella terra privilegiata avrebbe dovuto ignorarlo.
Ma avvenne precisamente il contrario ed essi non suscitarono che lo stupore generale e il turbamento che consegue naturalmente alla diffusione di una notizia straordinaria….” (pp. 38-39).

4. Un altro biblista Giuseppe Ricciotti, invece, proprio sottolineando che il termine Oriente indicava oltre l’Arabia anche la Mesopotamia e la lontanissima Persia (come si evince da Is 41,2) dice che i Magi venivano dalla Persia perché il termine Magi “è originariamente persiano e strettamente legato alla persona e alla dottrina di Zarathushtra (Zoroastro).
Di Zarathushtra i magi furono originariamente discepoli; ad essi aveva egli affidato la sua dottrina riformatrice delle popolazioni dell’Iran, ed essi ne furono poi i custodi e i trasmettitori. La loro classe appare molto potente fin nei tempi più antichi, già all’epoca dei Medi e ancor più a quella degli Achemenidi (…).
Nel campo culturale essi si saranno anche occupati del corso degli astri come tutte le persone colte a quei tempi e in quelle regioni, ma astrologi e fattucchieri certamente non erano: ché anzi, come discepoli di Zarathushtra e fedeli trasmettitori dell’Avesta, essi dovevano essere i naturali nemici delle dottrine astrologiche e mantiche dei Caldei, le quali sono recisamente condannate nell’Avesta” (Vita di Gesù Cristo, pp. 270-271).

5. Un altro autore, l’Abbè Foulard, dice che “questo nome (magi) è tolto a prestito dalla lingua sacra della Persia e designa la classe sacerdotale; dal che si può inferire che i Magi erano sacerdoti ed erano Persiani.
Questa opinione è pure confermata dalle pitture delle catacombe dove noi troviamo i Magi sempre rivestiti del costume dei Persi: lungo berretto, tunica succinta alle reni, sulla quale ondeggia un mantello ripiegato indietro, le gambe nude o coperte di calzoni strettamente chiusi, conforme all’uso di quel popolo.
Ministri d’una religione superiore alle diverse forme del paganesimo, i Magi pare abbiano adorato fin dai primi tempi una divinità suprema alla quale prestavano un culto austero: non altari, non statue nei loro templi; i cori non si formavano che per procedere con gravità, innalzando a Dio canti e preghiere.
Queste credenze restarono intatte presso i Persiani sino al tempo in cui essi discesero, al seguito di Ciro, nelle pianure della Mesopotamia. Là, mescolati ai Magi caldei, essi non custodirono più la purezza della loro fede, o almeno subirono l’influenza che gli Israeliti schiavi esercitavano allora sui loro vincitori, ed in particolare quella di Daniele.
Infatti noi sappiamo dalla Scrittura che questo profeta, introdotto nel palazzo di Nabucodonosor, si mostrò di gran lunga superiore in scienza a tutti i sacerdoti ed astrologi della Caldea, e fu subito, per volere del Principe, posto alla loro testa. Questo suo potere s’accrebbe sempre più sotto altri quattro principi e sotto tre dinastie, e toccò l’apogeo per il trionfo dei Persiani, giacché questi nuovi conquistatori convenivano con Israele nell’odiare l’idolatria.
Sottomessi così all’autorità di Daniele, i Magi tanto caldei come persiani non poterono ignorare le sue predizioni sopra il Messia, nelle quali egli discende fino a notare gli anni, le settimane e l’ora medesima della sua nascita. Da lui dunque essi appresero che il Santo dei Santi che avrebbe ricevuto l’unzione divina, sarebbe stato quello stesso che Balaam aveva contemplato sorgere da Giacobbe come una stella.
Dai Magi queste profezie passarono nel popolo e al tempo di Gesù era un’opinione costante per tutto l’Oriente che un re stava per uscire dalla Giudea per conquistare il mondo” (Vita di N.S. Gesù Cristo, pp. 96-98).

6. Ecco dunque chi erano i Magi. Con qualche variante da un autore all’altro sostanzialmente sono dei sapienti, dei potenti, dei sacerdoti.
Ed è per questa loro autorevolezza che Erode, non turbato dalla voce che certamente era risuonata da Betlemme sulla nascita del Messia attestata solo da umili e disprezzati pastori, adesso alla comparsa dei Magi, personaggi per nulla popolani, si turba e con lui si turba tutta Gerusalemme.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo