Quesito

Sono un parroco di un piccolo paese.
Fra i dispiaceri che fanno parte della nostra vita di sacerdoti vi è l’incomprensione (che poi degenera nel disprezzo, nella calunnia ecc) a causa di alcuni “No” che in coscienza si devono devo dare.
Mi riferisco alla solita questione dei sacramenti agli irregolari. Questo diventa a volta drammatico e fonte di discussioni e di litigi in occasione della celebrazione della prima Comunione, dove alcuni genitori divorziati risposati, sposati civilmente, ecc. “pretendono” di ricevere a loro volta la comunione in quel giorno, perché si sentono discriminati rispetto agli altri. La comunione forse non sanno che sia, non ci credono neppure,  e in altre situazioni non avrebbe nessuna attrattiva per loro, ma in quel caso diventa una “rivendicazione” e una fonte di litigi e incomprensioni a non finire.
Chiaro che tu lo spieghi in bei modi, motivi il perché del tuo ‘no’… Tutto inutile. Ora ci si mette pure papa Francesco che predica “apertura” “disponibilità” “accoglienza” a questi fratelli (quanto mai è stato il contrario?) … ma non chiarisce che non è in potere di nessun uomo, fosse anche papa, cambiare la volontà di Cristo nel vangelo  che a riguardo dell’indissolubilità del matrimonio è netta e non ammette dubbi. Il fatto che, certa gente ti sbatta sul muso “Papa Francesco” così grande, così aperto, così innovativo e non come te: “chiuso, ottuso, retrogrado, incapace” è stato avvertito da altre confratelli, in confessionale e non. E’ un equivoco, è chiaro, ma farne le spese siamo noi parroci che quotidianamente dobbiamo affrontare e sostenere queste situazioni che ci portano a dire dei sofferti ‘no’ controcorrente in nome della verità e della fedeltà al Signore. Forse sarebbe bene che qualcuno lo facesse sapere al papa di questo disagio di noi parroci e di questi equivoci che si stanno creando, e forse lui stesso dica una parola chiarificatrice.
Mi aiuti padre, sono davvero stanco e avvilito. Ho pensato talvolta, per evitare questo spiacevole inconveniente, in quel giorno, di dare la comunione solo ai bambini e a nessun altro (“Muoia Sansone e tutti i filistei”) ma non so se è la soluzione migliore…. Grazie saluti.
Don  P.


Risposta del sacerdote

Caro don P.,
1. comprendo bene l’amarezza di tanti sacerdoti che oltre alla sofferenza per molti che si allontanano dalla casa del Signore ne ricevono anche il disprezzo, come se da loro dovessero imparare a fare il sacerdote, a fare il parroco.
E in maniera molto sommaria accusano di non essere conformi all’insegnamento e al comportamento di Papa Francesco, che è aperto, va incontro alla gente, ecc…
La tua non è un’esperienza isolata, ma abbastanza comune.

2. Che dire di questa situazione?
Benedetto XVI, prima di lasciare il governo della Chiesa e salutando i parroci di Roma, aveva fatto un grande discorso, che valeva un’enciclica. Aveva distinto tra Concilio reale e Concilio virtuale.
Il Concilio reale è quello che è stato celebrato ed è quello il cui spirito trasuda dai testi emanati e che sono a disposizione di tutti.
Il Concilio virtuale è quello fatto dai media, che hanno imposto un’altra immagine del Concilio, un’altra dottrina e un altro magistero che non corrispondono al Concilio reale. Ma alla fine, proprio per la potenza dei media, si è imposto il Concilio virtuale su quello reale.
Mi pare che si possa dire più o meno la stessa cosa tra il papa Francesco vero e il papa Francesco virtuale e che di fatto presso la gente, soprattutto presso i più fragili e più lontani che dell’insegnamento di Papa Francesco non ne ascoltano e non ne mettono in pratica una parola (l’unica cosa che sanno dire è questa: “è il papa che dice buona sera, buon pranzo!”), si sia imposto papa Francesco virtuale.

3. Ma Papa Francesco diverse volte ha detto che anche lui “è figlio della Chiesa” e cioè che è obbediente al deposito della fede e al Magistero della Chiesa, a quel deposito che ha ricevuto perché lo custodisca e lo trasmetta intatto.
Quando gli è capitato, ha avuto occasione di dire che la dottrina della Chiesa non muta.
Su questo punto non dobbiamo avere alcun timore per un duplice motivo: primo, perché ha manifestato pubblicamente questa sua volontà.
Secondo, perché siamo certi che Colui che ha detto “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…. insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19-20) continuerà ad assistere la sua Chiesa anche nel suo Magistero perché trasmetta in maniera fedele agli uomini le verità che Egli ci ha insegnato e ci ha comandato di osservare.
È interessante quell’insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato, perché qui il Signore in maniera molto chiara fa riferimento non solo alle verità di fede, ma anche alle verità di morale, che sono le vie che di fatto e concretamente ci conducono a Lui, al cielo.

4. Nel frattempo ci stiamo abituando a conoscere Papa Francesco, che nel suo modo di presentarsi, di parlare e di agire è certamente diverso dai suoi predecessori.
Anche i suoi predecessori avevano ognuno una personalità e un carisma proprio.
Certamente erano marcatamente diversi l’uno dall’altro.
Ma rimanevano tutti entro un certo stile o filone al quale eravamo assuefatti e che inconsapevolmente eravamo portati a identificare con l’essere Papa.
Papa Francesco è al di fuori di questo stile e col suo comportamento, con i fatti più ancora che con le parole, distingue bene ciò che è Magistero e ciò che è connotazione personale.

5. Di papa Francesco è evidente il fervore evangelico e l’ansia di andare a ricuperare le molte pecore perdute.
Vuole che tutti gli uomini – soprattutto i più lontani – non si sentano respinti da Dio, che si è incarnato proprio per accoglierli, per curarne le ferite e portarli alla comunione con Sé.
Conseguentemente vuole che non si sentano respinti neanche dalla Chiesa, che è il prolungamento di Cristo, della sua opera evangelizzatrice e della sua misericordia.
Questo tutti l’hanno capito e di questo tutti siamo contenti.

6. Rimane il problema pastorale degli irregolari, acuito dal “Papa Francesco virtuale”, e cioè da quello presentato dai media, come il papa che dice di dare la Comunione a tutti quelli che la chiedono, anche se come dici tu, “la comunione forse non sanno che sia, non ci credono neppure,  e in altre situazioni non avrebbe nessuna attrattiva per loro, ma in quel caso diventa una “rivendicazione” e una fonte di litigi e incomprensioni a non finire”.
Mi dici che sei tentato da un’opzione radicale, ma della quale avverti subito che forse che non è la strada giusta: dare la Comunione solo ai bambini e non agli adulti.

7. Secondo me sarebbe necessario percorrere una duplice strada.
La prima è a livello catechetico: non tanto in riferimento ai bambini (di cui si presuppone o si spera che abbiano imparato la dottrina), quanto piuttosto per gli adulti, per i genitori e i parenti dei bambini della prima Comunione.
In genere tutti i parroci si preoccupano di fare almeno un incontro con loro per prendere accordi per tanti problemi pratici relativi alla festa.
Bisognerebbe cogliere l’occasione per far capire ai genitori di che cosa si tratta, partendo dai primi due requisiti che il Catechismo indica per poter fare bene la Santa Comunione.

8. Il primo di questi requisiti consiste nell’essere in grazia di Dio.
Molti genitori “irregolari” che rivendicano di poter fare la Santa Comunione almeno in quel giorno non sanno che cosa sia la grazia.
Allora è necessario spiegare che cosa è la grazia santificante e che per godere della presenza della grazia è necessario osservare i comandamenti del Signore secondo le parole di Gesù: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” (Gv 14,23).
E che prima di mangiare di quel “Pane” è necessario esaminare se stessi secondo le parole della Sacra Scrittura: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,27-30).
Credo che sia necessario avere il coraggio di ripetere anche queste parole di San Paolo: non per privarli di qualcosa, ma per premunirli, per il loro bene.

9. Il secondo di questi requisiti è il seguente: “sapere e pensare chi si va a ricevere”.
Si richiede pertanto di vivere bene la Comunione col Signore, di stare insieme con Lui nel raccoglimento e nella preghiera.
In particolare si richiede di ringraziare il Signore per il grande dono che ci fa per mezzo della Santa Comunione e dell’occasione privilegiata di domandare grazie per sé, per i propri cari vivi o defunti, per la Chiesa, per il mondo intero.

10. La seconda strada da percorrere è a livello pratico.
Se una volta si poteva dire ai bambini della prima Comunione che il più bel regalo che i genitori avrebbero potuto fare loro in quella  circostanza sarebbe stata la Santa Comunione (e per molti genitori era un’occasione opportuna per riavvicinarsi alla confessione e alla Comunione), adesso, a motivo dello stragrande numero di irregolari, questo invito non si può e non si deve fare.
In riferimento a questo in alcune parrocchie si era presa l’abitudine di comunicare prima il figlio e subito dopo i genitori che gli stavano accanto (o dietro) e poi passare al successivo bambino.
Questa prassi di fatto metteva in risalto chi non poteva fare la Comunione. Anzi, che era necessario “saltarlo”.
E così agli occhi altrui – in riferimento ai bambini – emergeva quella che poteva sembrare una discriminazione e un’offesa o dispiacere recato ai bambini proprio in quel giorno indimenticabile.
Ricordo invece che quando io ho fatto la prima Comunione i bambini stavano davanti in semicerchio e i genitori stavano confusi tra la gente. Nessuno poteva verificare se l’uno o l’altro si accostava al Sacramento e così la possibile e odiosa discriminazione era del tutto neutralizzata.

11. Ecco, caro don P., quello che mi sono sentito di suggerire.
Come vedi, aveva ragione San Paolo a dire: “noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28).
Tutto è disposto dal Signore sempre per il meglio.
Ti assicuro la mia preghiera perché il Signore ti sostenga nelle fatiche, nelle delusioni, nelle incomprensioni e nella mancanza di sostegni umani.

Ti auguro ogni bene e un fruttuoso lavoro nella vigna del Signore.
Padre Angelo