Quesito

Carissimo Padre,
vorrei un aiuto per capire.
So che in caso di aids gli sposi possono usare il preservativo, è cosi?
Nel caso di sposi che hanno avuto un figlio autistico, chiuso in se stesso, possono aver rapporti usando il preservativo per evitare che altri eventuali figli nascano così?
la ringrazio


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. la contraccezione non è mai lecita, perché è una falsificazione (così l’ha chiamata Giovanni Paolo II) del progetto di Dio sulla sessualità e sull’amore umano.
L’atto coniugale è vero atto di amore se il coniuge dona tutto se stesso, anche la propria capacità di diventare padre e madre.
Scrive Giovanni Paolo II in Familiaris consortio: “Così al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè di non donarsi all’altro in totalità.
Ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale” (FC 32c).

2. Sebbene l’uso del profilattico venga attuato per evitare il rischio di un bambino portatore di hiv, e questo sarebbe una forma di responsabilizzazione come ha detto Benedetto XVI a proposito delle prostitute che chiedono ai “clienti” di usare mezzi di barriera, tuttavia questo uso non rende lecito ciò che essi compiono.
Si tratta sempre di un disordine, e cioè di un peccato.

3. Nel caso in cui uno dei coniugi sia contagiato da hiv l’unica strada è l’astensione, tanto più che il preservativo ha la possibilità di far passare il virus dell’hiv nella misura del 18%.
Infatti anche i profilattici, come ogni materiale, hanno la loro porosità. E questo è il motivo principale della loro non totale sicurezza.
Inoltre va tenuto presente che il virus dell’hiv è 450 volte più piccolo di uno spermatozoo. 

4. Ma a ben guardare: quando uno dei coniugi è affetto da hiv, come può far passare come gesto d’amore un atto in cui vi è una seria possibilità di contagiare il partner in maniera così grave?
Quell’atto – nonostante le buone intenzioni – cessa di essere un atto di autentico amore.
Nessuno vieta che i due si esprimano l’affetto vicendevole in momenti così delicati. Ma non c’è solo questo gesto per dirsi la propria vicinanza.
Non succede una cosa analoga quando in un coniuge per motivi terapeutici vengono asportati gli organi genitali?
In casi del genere si è chiamati a fare di necessità virtù.

5. Anche per il secondo caso che mi hai sottoposto la risposa non è corretta.
Tanto più che qui è possibile usare metodi che permettono di rimanere aderenti al piano divino sulla sessualità umana: il ricorso ai ritmi di infertilità naturale, che copre la maggioranza dei giorni del ciclo della donna.

6. Stabiliti i principi, che sono questi, rimane il problema della pratica.
Non poche persone per i più svariati motivi non riescono a praticare l’astinenza o la continenza periodica.
Riconoscendo che si tratta di atti che non sono secondo il progetto di Dio – prima di accedere alla Santa Comunione – bisogna fare quello che ricorda Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae: “E se il peccato facesse ancora presa su di loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza alla misericordia di Dio, che viene elargita nel sacramento della Penitenza” (HV 25).
È questa la maniera di camminare secondo Dio, quella di riconoscersi peccatori, bisognosi della sua purificazione e della sua misericordia.
Mi sembra il cammino più veritiero e più giusto.
Che cosa c’è di più bello di questo?

Ti ringrazio, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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