Quesito
Buongiorno Padre,
volevo chiederle: è vero che San Paolo era convinto che Gesù sarebbe ritornato ai suoi tempi o comunque da lì a poco?
Grazie!
Dario
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. Un testo di San Paolo inclina a pensarlo. È quello che si trova nella più antica lettera di San Paolo che è quella scritta ai tessalonicesi.
Eccolo: “Sulla parola del Signore, infatti, vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti” (1 Ts 4,15).
2. Secondo la Bibbia di Gerusalemme San Paolo sembra collocarsi tra quelli che saranno viventi, “esprimendo una speranza e non una certezza”.
3. Tuttavia alcuni si persuasero che il ritorno del Signore fosse imminente.
Proprio per questo San Paolo nella successiva lettera scritta a quella comunità si rende più chiaro e dice che la venuta del Signore sarà preceduta da alcuni segni: “Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente” (2 Ts 2,1-2).
4. Ecco uno dei segni: “Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l’apostasia e si rivelerà l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio” (2 Ts 2,3-4).
5. Marco Sales scrive: “Coloro i quali ritengono che gli apostoli e i primi cristiani fossero persuasi dell’imminenza della seconda venuta di Gesù Cristo spiegano queste parole nel senso che San Paolo supponga di trovarsi ancora vivente al momento della venuta di Gesù Cristo.
Si aggiunga ancora che al capitolo seguente della lettera ai tessalonicesi San Paolo dice espressamente che è ignoto il tempo del giudizio universale. Interrogato infatti su questo dai neofiti si contenta di rispondere che il Signore verrà come un ladro, e poiché alcuni tessalonicesi avevano frainteso le sue parole, egli nella sua seconda lettera (2,1) insegna esplicitamente che la venuta del Signore non è prossima, perché non sono ancora apparsi i segni che la devono precedere.
Se pertanto non si vuole ammettere che San Paolo in questa e nella seguente lettera si sia contraddetto, e abbia insegnato l’errore, si deve concludere che con le parole noi che siamo vivi, egli non intende per nulla affermare, né afferma che la venuta del Signore debba avere luogo prima della sua morte. Tutti i padri e quasi tutti gli interpreti i cattolici ritengono che le parole “noi che siamo vivi, si riferiscono ai giusti che saranno ancora vivi al momento in cui sarà per comparire Gesù Cristo.
Con una figura retorica (enallage di persona) San Paolo trasporta per così dire in se stesso la persona di questi cristiani e si pone tra gli spettatori del grande avvenimento, non già perché lo credesse prossimo, ma unicamente per dare più forza e vivezza al suo dire”.
6. Candido Pozo, teologo spagnolo, scrive: “Lo stesso a San Paolo accarezzò la speranza che la parusia lo accogliesse ancora in vita (1 Ts 4,17: “noi, i vivi, i superstiti”). Ma questo non equivale a dire che gli abbia insegnato che sarebbe vissuto fino alla parusia.
Queste stesse affermazioni di una speranza di non morire prima della parusia si uniscono in San Paolo – in questa stessa lettera – alla confessione della propria ignoranza circa la data: “Voi ben sapete che, come un ladro di notte, così verrà il giorno del signore” (13 5,2). Del resto questo elemento di ignoranza era assai radicato nella chiesa primitiva giacché risaliva alla parola del Signore: “Quanto a quel giorno e quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio ma solo il Padre” (Mc 13,32)” (Teologia dell’aldilà, p. 119).
7. Si aggiunga infine che la Pontificia Commissione biblica il 18 giugno 1915 alla domanda: ”Per risolvere le difficoltà che si incontrano nelle lettere di San Paolo e degli altri apostoli quando si tratta della parusia, come la chiamano, cioè della seconda venuta di nostro Signore Gesù Cristo, è permesso all’esegeta cattolico asserire che gli apostoli, sebbene sotto ispirazione dello Spirito Santo non insegnino alcun errore, hanno ciononostante espresso i propri sentimenti umani nei quali può subentrare l’errore o l’inganno?”. Rispose: “no” (DS 3628).
E alla domanda: “È lecito rifiutare come troppo forzata e priva di solido fondamento l’interpretazione tradizionale nelle scuole cattoliche (accettata anche dagli stessi riformatori del secolo 16º) che spiega le parole di San Paolo in 1 Ts 4,15-17 senza in alcun modo coinvolgere l’affermazione di una parusia tanto prossima che l’apostolo conti sé stesso e i suoi lettori tra i fedeli che superstiti andranno incontro a Cristo?”. Rispose: “no” (DS 3230).
Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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