Quesito

Padre Angelo,
ci sono molti momenti in cui non si riesce a provare empatia per nessuna cosa e per nessuna persona. Certe volte la vita sembra solo un crudele dispetto sadico per far soffrire la gente, una lotta per la sopravvivenza in cui siamo succubi dei capricci della natura (freddo, inondazioni, caldo, siccità, uragani, terremoti, eruzioni vulcaniche, meteoriti), del nostro corpo (fame, sete, malattie, vecchiaia), delle nostre pulsioni peccaminose (queste sono in parte volute da noi stessi), degli altri con le loro pulsioni peccaminose. Insomma, la vita sembra fatta solo per i più forti che si sanno adeguare all’ambiente e alla società. E in più ti vengono a raccontare grandi bugie su come pensare positivo ed essere ottimisti proprio loro che credono che non ci sia nulla dopo la morte. Come posso pensare positivo se il mio stesso interlocutore mi vuol negare l’unica speranza degna di essere creduta, cioè che la morte non è la fine di tutto? Se neghi questa speranza, tutte le altre non sono speranze, ma illusioni. Come posso ringraziare i miei genitori di avermi generato se questa vita di pianto e dolori non va oltre se stessa? Tu madre o padre che ti vanti del tuo ateismo facendone un segno di modernità e spigliatezza, come puoi pretendere che i tuoi figli ti ringrazino? E allora perché mi hai generato, solo per farmi  lavorare con fatica per una vita intera, farmi soffrire e, infine, farmi finire in polvere? Perché, allora, hai sprecato fatica, tempo e sacrifici per me se poi dobbiamo andare a finire nel nulla? Ti conveniva divertirti e goderti la vita, soprattutto tu, madre, che hai sofferto tantissimo per partorirmi.Come posso comprendere la tua sofferenza se tutto deve andare a finire in polvere? Persino il sacrificio più grande, il dolore più grande e la dedizione più grande non possono commuovermi se con la morte tutto finisce. Soprattutto, come posso accettare una qualsiasi regola o una qualsiasi gerarchia se non c’è nulla dopo la morte? Diventerebbero tutte delle inibizioni, delle costrizioni moralistiche e puritane. Quante belle prediche a vuoto che si fanno quando ci si dimentica del nostro Creatore! Persino le azioni più belle perderebbero di significato, perché sarebbero comunque compiute da una creatura povera e ferita dal peccato originale come è l’uomo. Con il rifiuto di Dio e della trascendenza, la vita viene ritenuta solo come una caccia al piacere, ma siccome il nostro cuore non  può essere saziato da niente che sia meno di Dio, il senso di vuoto cresce sempre di più, tanto che in alcuni diventa così insopportabile che si suicidano, anche perché, con le nostre sole forze, non riusciremmo mai ad accettare il male, la sofferenza e la malattia. Quanti psicologi mentono dicendo che esistono uomini in grado di accettare una vita senza senso, piena di contraddizioni e dolori! Mettono sulle spalle dei loro pazienti un peso che nemmeno loro sono in grado di portare. Quante volte ho desiderato la morte o pensato al suicidio, ma la  Misericordia Divina mi ha donato l’istinto di sopravvivenza e il timore di Dio e mi ha "proibito" l’ateismo, io non "riesco" più ad essere ateo perché un solo attimo di ateismo, considerata la mia situazione, potrebbe essere fatale. Dio mi ha messo davanti la Passione, la Morte e la Risurrezione di Cristo: mi ha presentato cioè l’unico motivo per cui la vita è degna di essere vissuta. In più, mi ha messo davanti la perfetta inimicizia di una creatura umana (la Vergine Maria) con il Demonio. Però mi sento ancora vuoto perché anche i demoni "ridono" alle spalle degli atei, credere non basta: è molto più facile superare l’ateismo che non il peccato. Il peccato mi attrae molto di più dell’ateismo. Non riesco ancora  a confessarmi perché mi vedo una marea di peccati così grande che mi rendono cieco, mi sono creato un’oscurità che mi impedisce parzialmente di distinguere il bene dal male e, soprattutto, mi impedisce di vedere un futuro. Eppure qualunque attività faccia o in qualunque luogo io vada, non riesco più a "scappare" dal richiamo di Cristo, anche quando magari mi farebbe comodo non sentirlo.  Quando pecco, sento un dolce suggerimento a volare alto, a dissetarmi di Cristo, ad abbandonare l’acqua che non disseta o, addirittura, avvelena. Nello stesso tempo, però, sento anche una forza contraria che mi spinge verso il basso e l’abisso. Qui urlo dal mio cuore a Cristo di donarmi il senso del peccato e togliermi il tormento del senso di colpa o degli scrupoli. In quanto all’empatia naturale (sguardo naturale) che non ho né nei confronti delle persone né nei confronti delle cose (chiamiamola anche compassione naturale), spero almeno che il Signore mi doni il suo Santo Sguardo (compassione soprannaturale) nei confronti sia delle persone che delle cose.
La saluto cordialmente.

 


 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
condivido pienamente e cordialmente le tue riflessioni.
Ne voglio sottolineare qualcuna.

1. “Persino il sacrificio più grande, il dolore più grande e la dedizione più grande non possono commuovermi se con la morte tutto finisce”.
Non c’è bisogno di commento.
Anche i due grandi pensatori cristiani del XX secolo Jacques e Raissa Maritain quando non erano ancora cristiani avevano deciso di concludere la loro esistenza se non fossero giunti a comprenderne il senso.

2. “Soprattutto, come posso accettare una qualsiasi regola o una qualsiasi gerarchia se non c’è nulla dopo la morte? Diventerebbero tutte delle inibizioni, delle costrizioni moralistiche e puritane”.
Un grande pensare russo Fëdor Dostoevskij ha scritto più o meno queste parole: Se Dio non esiste, allora posso fare quello che voglio.
Non parlava di delinquenza, no.
Ma se non c’è un obiettivo da raggiungere, che nel nostro caso è la vita di comunione con Dio e tale vita non può essere che vita santa, non ha senso avere delle regole.
Se invece l’obiettivo c’è, allora ci dev’essere una strada per conseguirlo.
È la strada di cui sentirai parlare nella prima lettura di domenica prossima (terza di avvento anno a): “Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore” (Is 35,8).

3. “Con il rifiuto di Dio e della trascendenza, la vita viene ritenuta solo come una caccia al piacere, ma siccome il nostro cuore non può essere saziato da niente che sia meno di Dio, il senso di vuoto cresce sempre di più, tanto che in alcuni diventa così insopportabile che si suicidano, anche perché, con le nostre sole forze, non riusciremmo mai ad accettare il male, la sofferenza e la malattia”.
Questo pensiero, espresso con altre parole, si trova anche nella Sacra Scrittura:
“Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. (…).
Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo. 1 Cor 15,19.32).

4. “Quante volte ho desiderato la morte o pensato al suicidio, ma la Misericordia Divina mi ha donato l’istinto di sopravvivenza e il timore di Dio e mi ha "proibito" l’ateismo, io non "riesco" più ad essere ateo perché un solo attimo di ateismo, considerata la mia situazione, potrebbe essere fatale”.
Sì, dici bene: è la misericordia del Signore che ci impedisce di fare passi che potrebbero essere fatali.
Anche Santa Teresina del Bambin Gesù chiedeva di allontanare da lei le medicine quando sentiva dolori estenuanti. Avrebbe potuto usarne male.
Solo il pensiero di Dio e dell’eternità le davano forza.

5. “Dio mi ha messo davanti la Passione, la Morte e la Risurrezione di Cristo: mi ha presentato cioè l’unico motivo per cui la vita è degna di essere vissuta.
In più, mi ha messo davanti la perfetta inimicizia di una creatura umana (la Vergine Maria) con il Demonio”.
Sì, nel Cristo morto e risorto Dio ha mostrato all’uomo il senso compiuto della sua vita.
Quello che si è realizzato in Cristo attende ora di essere realizzato nella vita di ciascuno di noi.
Sì, qui c’è il senso di tutta la vita: una vita donata in Cristo, che viene ritrovata nella comunione gloriosa nel Paradiso.
E poi la Madonna, che sta accanto a noi come un esercito schierato contro l’inferno (cfr. Ct 6,10).

6. “anche i demoni "ridono" alle spalle degli atei, credere non basta: è molto più facile superare l’ateismo che non il peccato. Il peccato mi attrae molto di più dell’ateismo”.
Sì, i demoni ridono sarcasticamente degli atei. Sembra che dicano: con loro ce l’abbiamo fatta.
Ma è ben vero che è molto più facile superare l’ateismo che non il peccato.
L’ateismo lo supera anche un bambino.
Ma l’uomo – da solo – non ce la fa a superare il peccato: ha bisogno della grazia.

7. “Non riesco ancora a confessarmi perché mi vedo una marea di peccati così grande che mi rendono cieco, mi sono creato un’oscurità che mi impedisce parzialmente di distinguere il bene dal male e, soprattutto, mi impedisce di vedere un futuro”.
Invece hai proprio bisogno della confessione per riacquistare la vista.
Anche a te, spiritualmente cieco (come ti definisci), il Signore dice con forza ciò che ha detto ad un altro cieco: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe, che significa Inviato” (Gv 9,7).
Il testo sacro prosegue: “Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva”.
L’Inviato ti attende, vuole farti riacquistare la vista, renderti luminoso e anche – ne sono certo – renderti luce per molti altri.

Grazie per questa riflessione, così ricca, così profonda.
Meriti una preghiera particolare da parte mia e la farò subito, mentre mi preparo per la celebrazione della Santa Messa e poi in particolare durante il Santo Sacrificio e la Santa Comunione.

Ti benedico e ti auguro un Santo Natale (2019).
Padre Angelo