Quesito

Carissimo Padre
sono molte le volte che le scrivo; e dalle sue risposte e quelle di molti altri assetati di Verità a cui risponde ne trovo molto giovamento.
la mia domanda è la seguente: se Dio è il creatore del Cielo e della terra, e quindi ha dato l’essere a tutte le cose visibili e invisibili,  il Suo essere è il nostro essere? cioè la costituzione dell’essere nostro, naturalmente limitato dalla nostra essenza, di fatto è quella stessa dell’essere di Dio (con questo non voglio dire che noi siamo Dio, ma che il nostro essere è come quello di Dio con la differenza che mentre in Dio il Suo essere coincide con la Sua
Essenza, in noi l’essere viene limitato dall’assenza)?

Vorrei sottoporle anche una piccola mia meditazione/pensiero…. ma noi siamo nati per la Gloria di Dio? cioè Dio ci ha amato, pensato e dunque siamo, perché siamo destinati per la Sua Gloria? Che splendido Dio d’Amore.

Un ultimo quesito. Se la Volontà tende al bene conosciuto e l’intelligenza alla verità vista, come è possibile che davanti a Dio ci si rifiuta di conoscerLo ed amarLo? Quindi come è possibile come nel caso di Lucifero, rifiutarlo?

La ringrazio di cuore una preghiera e benedizione per la mia famiglia nascente grazie ancora.
Simone


Risposta del sacerdote

Caro Simone,
1. Il ragionamento che hai fatto nel primo punto non è corretto.
Non lo sto a ripetere perchè in se stesso è chiaro. Ti rispondo con un’analogia: anche la nostra intelligenza è creata dall’intelligenza di Dio, è derivazione dell’intelligenza divina.
Ma puoi dire che la nostra intelligenza è la stessa intelligenza di Dio?
Evidentemente no.
Per avere l’intelligenza di Dio dovremmo essere grandi quanto è grande Dio, e cioè essere Dio. Ma noi siamo creature di Dio. Pertanto la nostra intelligenza è una partecipazione creata dell’intelligenza divina.
Lo stesso discorso va fatto per l’essere.
Un esempio: anche quella dei vegetali è un’esistenza che è derivazione dell’esistenza divina. Ma non possiamo dire che si tratti della medesima esistenza di Dio e neanche della nostra stessa esistenza.
Il nostro esistere è indubbiamente di un grado più elevato di quella dei vegetali perché la nostra anima di sua natura è incorruttibile e immortale.
Pertanto, pur essendo il nostro essere una derivazione dell’essere divino, non abbiamo la stessa esistenza di Dio. La nostra esistenza è un’esistenza creata. Una partecipazione creata della sua esistenza.
L’esistenza di Dio è invece un’esistenza increata.

Non ho capito invece che cosa vuoi dire con l’espressione: “Essenza , in noi l’essere viene limitato dall’assenza)?”

2. Per la seconda domanda: non so se la finale sia una sorta d’ironia.
In ogni caso qui, sebbene la dizione “siamo stati creati per la gloria di Dio” sia esatta, tuttavia non è esatta l’interpretazione che vi sottintendi perché fa comparire Dio come narcisista, infantile ed egoista, come uno che ha bisogno ancora di qualche cosa.
Ma questi non è Dio, può essere solo una nostra caricatura di Dio, un concetto distorto di Dio.
Senti che cosa dice San Tommaso: “a Dio, primo agente, che è pura attualità, non si può attribuire l’azione per giungere al possesso di un fine; perché egli mira soltanto a comunicare la propria perfezione, che è la sua stessa bontà” (Somma teologica, I, 44, 4).
E ancora: “Agire per indigenza non si addice che a un essere imperfetto, il quale è portato a porre attivamente il proprio atto e a subirlo (come un perfezionamento di se stesso). Ma tutto ciò in Dio va escluso. Per conseguenza egli soltanto è massimamente liberale, perché non agisce per propria utilità, ma solo per la sua bontà”  (Ib., I, 44, 4, ad 1).
Il Concilio Vaticano I in termini ancor più espliciti e potrei dire pastorali ha affermato che Dio “non per aumentare la sua beatitudine, né per acquisirla ma per manifestare la sua perfezione con i beni concessi alle sue creature… ha fatto dal nulla le creature sia dell’ordine spirituale che di quello materiale, cioè il mondo angelico e quello terrestre” (DS 3002).
Il medievale san Bonaventura, contemporaneo e amico di San Tommaso, aveva detto che Dio non crea per aumentare la propria gloria, ma per mostrarla e  comunicarla (In libros Sententiarum, 2,1, 2,2,1).
In conclusione: essere creati per la gloria di Dio (parola che riassume in se stessa tutte le perfezioni e i tesori di Dio) sta a significare il massimo dei beni che il Signore ci vuole comunicare: tutta la pienezza della sua vita e della sua perfezione.

3. Per la terza domanda è vero che chi si trova davanti a Dio non può volere altri che Dio, perché tutto ciò che l’intelligenza vuole conoscere lo trova solo in Dio e tutto ciò che la volontà desidera si trova ugualmente in Dio.
Dio infatti è la sorgente di ogni sapere e di ogni bene.
Tuttavia gli Angeli non furono creati nella gloria, ma nella grazia.
Ciò significa che nel medesimo istante della loro creazione furono resi partecipi della vita divina mediante la grazia. E nell’istante successivo, quello nel quale esercitarono il libero arbitrio, amarono Dio oppure lo rifiutarono.
Scrive San Tommaso: “Dio, come insegna S. Agostino nel De Civitate Dei 11,11), non fece nessuna discriminazione tra gli angeli, prima della prevaricazione degli uni e della conversione degli altri: perciò tutti gli angeli, essendo stati creati in grazia, nel primo istante meritarono. Ma alcuni di essi posero subito un ostacolo alla propria beatitudine, annullando così il merito precedente. E per questo furono privati della beatitudine che avevano meritato” (Somma teologica, I, 63,5, ad 3).
E ancora: “È più probabile e più conforme agli insegnamenti dei Santi l’opinione secondo la quale il diavolo peccò subito dopo il primo istante della sua creazione. È necessario seguire questa sentenza se si ammette che l’angelo fu creato in grazia e che nel primo istante della sua creazione proruppe nell’atto del libero arbitrio, come abbiamo già spiegato. Gli angeli infatti, stando a quello che si è detto in precedenza, raggiungono la beatitudine con un solo atto meritorio; perciò qualora il diavolo, creato in grazia, nel primo istante avesse meritato, subito dopo quel primo istante avrebbe conseguito la beatitudine, se non vi avesse invece frapposto subito impedimento col peccato” (Somma teologica, I, 63, 6).

Volentieri farò la preghiera che mi domandi per te e per la tua famiglia nascente.
Vi ricorderò nella S. Messa che proprio adesso scendo a celebrare e vi benedico.
Padre Angelo