Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo Alessio e vorrei chiederle, se possibile, un consiglio su una questione che personalmente trovo veramente complessa ed è quella del corretto discernimento delle apparizioni della madonna e dei miracoli. Quando si può dire con una certa sicurezza che:
1) sono da Dio
2) dal demonio
3) da una mistificazione umana

Potrebbe farmi degli esempi concreti nella storia cristiana?
Ringraziandola anticipatamente la saluto facendo i complimenti per il vostro sito e la sua rubrica che sono fatti molto bene e lei è sempre preciso nelle risposte (da buon domenicano che si rispetti).


Risposta del sacerdote

Caro Alessio,
ti ringrazio anzitutto per gli apprezzamenti per il nostro sito e per la rubrica alla quale sono addetto.
Anche se non rispondo seguendo il metodo che mi hai indicato, tuttavia ne puoi trarre tutte le conseguenze.

1. Circa le apparizioni

Secondo A. Royo Marin O.P. i criteri di discernimento dell’autenticità delle apparizioni e dei messaggi contenuti sono i seguenti:
1. Occorre ritenere come assolutamente false le rivelazioni che si oppongono al dogma o alla morale. Non è possibile che Dio si contraddica con quanto ha affermato nella Divina Rivelazione e con quanto la Chiesa insegna con la sua divina assistenza.
2. Le rivelazioni che hanno per oggetto cose inutili, curiose o sconvenienti bisogna respingerle come non divine. Lo stesso si dica di quelle che sono prolisse senza necessità o sovraccariche di prove e di ragioni superflue. Le rivelazioni divine sono molto brevi e discrete; vengono espresse con poche parole molto chiare e precise.
3. Si esamini attentamente il temperamento e il carattere della persona che afferma di ricevere delle rivelazioni. Se è discreta e giudiziosa, se gode buona salute, se è umile e mortificata, se è molto avanti nella santità, ecc.; o se, al contrario, è estenuata a causa delle austerità o delle malattie, se va soggetta a disturbi nervosi, se è propensa all’entusiasmo e all’esaltazione, se divulga facilmente le sue rivelazioni, ecc…
4. Infine, la principale regola di discernimento saranno sempre gli effetti che le pretese rivelazioni producono nell’anima: «Non può l’albero buono dare frutti cattivi, né l’albero cattivo dare frutti buoni» (Mt 7,18) (cfr. Teologia della perfezione cristiana, pp. 1077-1078).

5. A queste si possono aggiungere le seguenti:
– vedere se tale visione od apparizione porta alle virtù ed a spogliare l’anima dell’amore e stima di sé e delle creature (Gal 5, 22-23).
– se queste visioni ed apparizioni portano al bene, spronano alla pratica della legge di Dio, dei precetti della Chiesa, all’amore del patire, all’umiltà, all’obbedienza, se ispirano pensieri santi, diffidenza di se stessi uniti al desiderio che restino occulte, hanno probabile carattere di verità (1 Gv 4,1-4).
Se, al contrario, destano nell’anima in cui avvengono opinione e stima di sé, dolcezza inquieta, ostinazione nel proprio parere e o brama che siano conosciute, si può, con fondamento, ritenerle opera del demonio o di menti esaltate.
L’improvviso mutarsi del carattere e dell’indole della persona da dolce e mansueta in iraconda, melanconica da cortese ed a umile in sprezzante, intollerante di contraddizione e presuntuosa da saggia e considerata in impetuosa da obbediente in ribelle sono questi segni quasi certi che le visioni ed apparizioni derivano dal demonio o da una forma di nevrastenia.

6. Testimonianze in merito: le apparizioni di Lourdes e l’atteggiamento di Bernadette, che secondo una felice affermazione, ha costituito la più bella testimonianza dell’autenticità delle virtù.
La stessa cosa si dica per Fatima, soprattutto se si pensa al comportamento dei beati Francisco e Giacinta Marto.
Si pensi anche alle apparizioni di Rue du Bac (la medaglia miracolosa). Nessuna suora, tranne la Madre generale, seppe che l’apparizione della Madonna  era stato fatto a Suor Caterina Labouré.

 

2. Ti presento adesso il pensiero di Sant’Ignazio di Loyola, grande esperto nell’opera di discernimento

“Prima di venire ai particolari ci è sembrato bene nel Signore di tutti dire alcune cose che, in questa materia, possano servire alla maggior gloria della sua divina Maestà.
Anzitutto è chiaro che non dobbiamo rigettare tutte le profezie fatte dopo la venuta di Gesù Cristo nostro Signore, perché le riscontriamo in san Giovanni, in Agabo (At 11,28) e nelle figlie di Filippo (At 21,8.10.11).
San Paolo ci avverte: «Non disprezzate le profezie» (1 Ts 5,20). Ma neppure dobbiamo credere a tutti coloro che si dicono profeti, né accettare le loro profezie perché possono nascondere tanti inganni di ogni sorta. San Giovanni ci ammonisce: «Non credete a ogni spirito, ma esaminate gli spiriti per vedere se sono da Dio» (1 Gv 4,1).
Similmente, se è chiaro che rispetto alle cose future contingenti non si deve affermare con sicurezza come impossibile ciò che può accadere, sarebbe pure leggerezza credere che tutto ciò che è possibile accadrà. Ci dice il saggio: «Chi crede presto è di cuore leggero» (Sir 19,4). Meno scusabili sono poi quelli che hanno esperienza di simili inganni, oggi così grandi e numerosi.
È allora molto conveniente e necessario discernere ed esaminare tali spiriti. A questo scopo importante Dio nostro Signore dà ai suoi servitori una grazia speciale, gratis data, di discernimento degli spiriti (1 Cor 12,10). Questa grazia cresce e si esercita con lo sforzo umano e specialmente con la prudenza e la dottrina.
Procedendo in questo modo, comprendiamo che alcune profezie o rivelazioni di quelle che circolano, se non contengono cosa contraria alla ragione e alla sana dottrina, se edificano anziché danneggiare, se in particolare la persona che le esprime e il loro valore le rendono verosimili, si possono piamente accettare.
Tuttavia le persone spirituali e prudenti sospendono il loro giudizio e, senza condannarle, aspettano l’evento prima di ritenerle come certe. Gli stessi profeti infatti, nella loro luce profetica, non vedono sempre le cose tanto chiare e certe come possono dirle. Accadde, per esempio, a Giona di dire categoricamente: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta» (Giona 3,4), senza aggiungere o almeno senza esprimere la condizione inclusa nella sua affermazione, fondata sulla disposizione eterna di Dio nostro Signore, cioè se non avessero fatto penitenza. Capita pure che il vero profeta s’inganni quando non vede nella luce profetica quanto dice, ma con la luce naturale della sua ragione afferma ciò che non è vero. Così Natan s’ingannò dicendo a David, in nome di Dio, di costruire il tempio. Ma dopo, nella vera e sicura luce soprannaturale, egli vide il contrario e lo avverti che non lo avrebbe edificato lui, perché aveva versato molto sangue (2 Sam 7.7). Con questi ammonimenti della Scrittura si vede quanto bisogna essere prudenti prima di credere a quelli che non si sa ancora se siano profeti, perché sono tanti i modi di prendere il falso come vero.
Quando tali rivelazioni o profezie, pur non comportando nulla che sia contrario alla buona vita e alla dottrina, contengono qualcosa non conforme alla ragione, è permesso, ed è anche bene, non solo non credere, ma anche contraddire, a meno che non siano confermate da miracoli o altri segni soprannaturali.
Se poi ci fossero elementi contrari alla ragione, alla sana dottrina e ai buoni costumi, poiché procurano danno anziché edificazione, se si credessero, sarebbe evidentemente leggerezza e ignoranza. Contraddirle e discreditarle sarebbe giusto e meritorio, poiché lo si farebbe per la verità e la giustizia, cose gradite all’autore dell’una e dell’altra” (Lettera a san Francesco Borgia, datata 1549).

3. circa i miracoli

1. Il miracolo vero e proprio è opera solo di Dio.
Dice il Salmo 135,4: “Egli solo ha compiuto meraviglie”.
Ecco il pensiero di san Tommaso:
 “Si dice miracolo in senso stretto un fatto che si verifica fuori dell’ordine della natura.
Tuttavia per parlare di miracolo non basta che il fatto avvenga fuori dell’ordine di una natura particolare, perché altrimenti scagliare una pietra in alto sarebbe un miracolo, essendo contrario alla natura della pietra. Si dice invece che un fatto è un miracolo se è al di là dell’ordine di tutta la natura creata. E una tale cosa può compierla soltanto Dio: poiché tutto ciò che opera un angelo o qualunque altra creatura con la propria virtù rientra nell’ordine della natura creata, e così non è un miracolo. Resta dunque che solo Dio può operare miracoli” (Somma teologica I, 110, 4).

2. In che senso i demoni possono compiere miracoli:
“Ma poiché noi non conosciamo tutte le forze della natura, ne segue che un fatto compiutosi fuori dell’ordine della natura da noi conosciuta, per mezzo di una virtù creata ma occulta, viene detto miracolo non in senso assoluto, ma relativamente a noi.
Quindi allorché i demoni compiono delle opere con le loro forze naturali, queste opere non sono miracoli in senso assoluto, ma solo relativamente a noi.
Tali dunque sono i miracoli che i maghi compiono per mezzo dei demoni” (Somma teologica I, 110, 4 ad 2).

3. “Se il miracolo è preso in senso stretto, allora né i demoni possono fare miracoli, né alcun’altra creatura, ma solo Dio: poiché il miracolo in senso stretto trascende l’ordine di tutta la natura creata, il quale abbraccia la virtù di tutte le creature.
Tuttavia talvolta vengono denominati miracoli, in senso lato, anche quei fenomeni che trascendono soltanto le forze e le conoscenze dell’uomo. E in questo senso i demoni possono compiere dei miracoli, cioè delle opere tali da fare stupire gli uomini, in quanto superiori alle loro forze e alle loro conoscenze. Del resto anche chi compie un’impresa superiore alle capacità di un altro induce costui ad ammirarla, dando l’impressione di compiere un miracolo.
Ora, riguardo alle opere demoniache che a noi sembrano dei miracoli è da notare che, sebbene non posseggano la natura del vero miracolo, sono nondimeno dei fatti reali. Così per virtù dei demoni i maghi del Faraone produssero dei veri serpenti e delle vere rane (Es 7,12; 8,7). E «quando», come dice S. Agostino [De civ. Dei 20,19], «cadde fuoco dal cielo e distrusse i servi di Giobbe insieme con i greggi e gli armenti, e un turbine abbattendo la casa uccise i suoi figli, queste opere compiute da Satana furono dei fatti reali, e non delle mere apparenze” (Somma teologica I, 114, 4).
S. Agostino dice che “con le arti magiche spesso vengono compiuti miracoli simili a quelli fatti dai servi di Dio” (Lib. XXI Sent. 4).
Ma si tratta sempre di “di portenti, di segni e prodigi menzogneri” (2 Ts 2, 9). E vengono detti menzogneri “o perché egli ingannerà i sensi dei mortali con allucinazioni, in modo che sembri fare ciò che in realtà non fa, o perché i suoi prodigi, se veri, serviranno a condurre alla menzogna quanti crederanno in lui” (S. Agostino, ib.).

Ecco Alessio, quanto ho potuto dirti nella maniera più stringata.
In ogni caso non andiamo mai fuori strada quando ci atteniamo ai giudizi prudenziali della Chiesa.

Ti ringrazio del quesito, ti prometto una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo