Quesito

Caro Padre,
la ringrazio per la sua risposta (sulla balneazione di massa) molto chiarificatrice, che è la più logica e soddisfa perfettamente al mio quesito. L’unico "mistero" rimane il fatto che un Santo come Padre Pio, che aveva pure il dono straordinario di poter leggere il futuro, abbia potuto esprimersi contrariamente alla balneazione… forse, tra migliaia di opinioni ineccepibili, può aver sbagliato pure lui stavolta… o, più probabile, si tratta di una svista dell’autore del libro. Ma controllerò su altri testi, dato che ormai la cosa mi appassiona.

Venendo al mio nuovo quesito:
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2143, afferma:
Il nome del Signore è santo. Per questo l’uomo non può abusarne… Non lo inserirà tra le sue parole, se non per benedirlo, lodarlo e glorificarlo” (Cf Sal 29,2; Sal 96,2; Sal 113,1).
Non sembra un pò restrittiva questa imposizione?
Nel senso: a questo punto, anche l’oggetto della mia mail contiene il Nome di Dio… non per benedirLo, lodarLo o glorificarLo, ma neanche per pronunciarLo invano. Questo uso capita spesso e sinceramente non mi sembra niente di sconveniente… anche in diverse canzoni, ad esempio, si fa uso del Nome Santo, come in quella famosa che nel ritornello recita "… ma lassù mi è rimasto Dio."… qui, anche senza intenzione di benedizione, di lode o di glorificazione, la pronuncia è presente. Oppure nei vari modi di dire "a Dio piacendo" ecc… mi sembra la stessa cosa.
Non si pronuncia invano, come ho detto, bensì con un significato preciso legato al contesto, senza tuttavia soddisfare (almeno in apparenza) una delle tre condizioni del CCC. E questo, almeno a me (potrei sbagliarmi) non sembra comunque nulla di blasfemo.

Considero invece sconveniente pronunciare i Nomi sacri in occasioni di rabbia o di frustrazione, anche senza intenzione offensiva… mentre invece penso sia lecito invocarli in occasione di dolore, a mò di lamento, appunto per avere la forza di superare la prova.
Mi perdoni se la mia domanda è un pò "pignola"… ma quando si tratta di queste cose preferisco un pò di ridicolo rispetto all’incertezza.
La saluto assicurandole la mia raccomandazione al Signore nella preghiera, e nella Messa di oggi
Lorenzo


Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo,
1. quello che ho scritto sulla balneazione di massa è giusto in teoria. Ma nella pratica le cose stanno diversamente.
Padre Pio era un confessore. Anch’io, in proporzioni modestissime rispetto a quelle del Santo di Pietralcina, sono confessore. E ti posso assicurare che l’andare in spiaggia non di rado compromette il pudore, la purezza e l’unità delle famiglie.
Pensa alla promiscuità dove molti stanno in ozio per ore e ore, con discorsi sciocchi e in costumi che, più che coprire, mirano a mettere in mostra.
Diverso invece è l’atteggiamento di chi balnea, gioca ed è tutto preso da mille altri pensieri. Qui non c’è nulla da dire. Anche Pier Giorgio Frassati andava al mare e quando si tuffava era l’unico momento in cui si toglieva lo scapolare del terz’Ordine domenicano che portava sempre sul suo corpo come segno della materna protezione di Maria in vita e in morte.

2. Circa l’affermazione del Catechismo della Chiesa Cattolica sull’uso del nome di Dio: sì, può apparire restrittiva, ma così non è, se si pensa che si loda e si benedice il Signore in tanti modi.
Certamente si loda e si benedice il Signore nell’esercizio del culto.
Ma un cristiano dà culto a Dio anche con tutta la sua vita.
I teologi distinguono tra atti di culto espliciti e atti di culto derivati.
Gli atti di culto espliciti sono quelli in cui si invoca il nome del Signore per ascoltarlo, adorarlo, ringraziarlo e supplicarlo.
Gli atti di culto derivati sono tutte le azioni della nostra giornata offerte al Signore.
Diceva S. Agostino: “Loda Dio con tutta la tua vita. Lodalo non solo con la voce e col canto, ma col salterio delle tue opere buone. Tu lo lodi quando tratti un affare, lo lodi quando prendi cibo o bevanda; lo lodi quando riposi a letto, lo lodi quando dormi” (Enar. in Ps. CXLVI, 2).
Nel Medioevo la Glossa ordinaria commentava le parole di Gesù sulla preghiera continua (Lc 18,l) in questo modo: “Vivete sempre in grazia: infatti chi è in grazia, non cessa di pregare a meno che non cessi di essere in grazia; sempre dunque prega chi sempre agisce secondo virtù” (Glossa ordinaria in Lc 18,1).
Pertanto il nostro parlare di Dio nelle conversazioni comuni e anche nei dialoghi del nostro sito è una benedizione e una lode per il Signore.
Diverso invece è il caso di pronunciare il nome di Dio o della Vergine semplicemente come esclamazione o peggio con rabbia.

3. Ma il divieto nella sacra Scrittura ha inoltre un suo significato preciso ed è quello di vietare l’uso del nome di Dio per coprire azioni cattive e farle passare per buone.
La Bibbia di Gerusalemme dice: “Ciò potrebbe includere, oltre lo spergiuro (Mt 5,33) e la falsa testimonianza (Es 20,16, Dt 5,20), l’uso magico del nome divino”.
 Invano, in ebraico shaw’, significa qualcosa di falso, di vuoto, vano e inutile. È la parola con cui si indica l’idolo.
G. Ravasi commenta: “Il precetto si rivela come un attacco sferrato alla falsa religione, agli idoli che ci costruiamo con le nostre mani, alle divinità comode e manipolabili, alle spiritualità simili a omogeneizzati in cui si miscelano sapori vaghi” (I Comandamenti, p. 66).

4. Per converso, questo secondo comandamento chiede di lodare il nome di Dio con le parole e con la vita.

Ti ringrazio del quesito e soprattutto della preghiera e del ricordo nella Messa. E questo ricordo lo contraccambio volentieri.
Intanto ti benedico.
Padre Angelo