Quesito

Salve Padre.
Chi le scrive è un uomo che si considera ormai perduto, sono sull’orlo di un crepaccio e manca davvero poco per caderci dentro. Metafore a parte, sto veramente attraversando un momento difficile della mia vita spirituale, e leggendo la data della sua ordinazione sacerdotale ho provato un senso di invidia incredibile. é sempre stato così per me, ho sempre pensato che coloro che trovano la “luce” della fede sono tanto, ma tanto fortunati. A me questa fortuna è evidente che non è dato averla. Le racconto in breve quel che mi accade. Fino a qualche anno fa io ero, come tanti, un cristiano per tradizione. Ho ricevuto tutti i sacramenti, mi sono sposato in chiesa, e della chiesa seguivo le vicende anche se non sono mai stato un frequentatore assiduo delle messe. Ma soprattutto non mi facevo domande, per me le cose stavano esattamente come le avevo imparate, quel che c’era scritto nei vangeli era la testimonianza pura e semplice della vita di un uomo/Dio che aveva cambiato il mondo. Poi, nel 2003, a causa di un libro tutto è cambiato. Era un semplice romanzo che, tra un personaggio e l’altro, tra una scena e l’altra, insinuava dubbi sulla vita di Cristo. Come ho scoperto poi, buona parte delle insinuazioni erano errori o sciocchezze; ma non tutte. E li sono cominciati i miei problemi. Da quattro anni ogni minuto del mio tempo libero è dedicato alla ricerca della verità. Una verità che non potrò mai trovare. Ho lette decine di testi sul tema, ho scaricato centinaia di documenti e di tesi dalla rete, ho parlato con studiosi famosi (grazie alle conoscenze in campo giornalistico di mia moglie), mi sono confrontato con moltissime anime in pena come me. Quel che ho trovato fino ad oggi è inquietante. Se qualcuno mi chiede cosa penso del cristianesimo, mi ritrovo a sorridere amaro, se mi chiedono cosa penso dei vangeli (i sinottici e quello attribuito a Giovanni) rispondo che non sono altro che un insieme di contraddizioni plasmate da persone potenti dei secoli passati. Cerco con tutto me stesso di uscire da questo baratro, ma non ne sono capace, quel che ho trovato è terribile. E non ho più la mia fede, non ho più quell’invisibile stampella che ci sorregge nel cammino della vita. Da tempo quella croce che portavo al collo è appoggiata sul comodino e presto finirà in un cassetto.  Cerco continuamente un dialogo con persone che credono, cerco le più convinte per vedere se riescono a farmi tornare sui miei passi, fino ad oggi non ne ho trovate, fino ad oggi alla fine della chiacchierata sono io che faccio vacillare loro. E non immagina quanto mi dispiace dopo. Non mi sono mai sentito così solo (a livello spirituale, s’intende) come ora, circondato dai miei libri, i miei documenti, le mie tesi e da tutto quel materiale che ha distrutto la mia fede. Tutto qui, padre, se le par poco. So che avrà cose ben più importanti da fare che non badare alla posta, però vista la sua disponibilità a rispondere, mi sono permesso di sottoporle il problema. Non posso credere che il mio obbiettivo nella vita sia demolire un messaggio d’amore.
Buona giornata.
Claudio


Risposta del sacerdote

Carissimo Claudio,
1. intanto mi compiaccio che tu conosca la data della mia ordinazione sacerdotale. Non so dove l’abbia letta, ma è esatta.

2. Adesso però vengo al merito della tua e-mail: la crisi di fede.
Secondo me la tua crisi di fede non è cominciata 4 anni fa quando hai letto un romanzo che ha dato l’avvio a moltissime letture che hanno ancor più sviluppato i tuoi dubbi.
La tua fede è entrata in crisi, sebbene tu non te ne fossi accorto, quando hai pensato che aver fede significasse semplicemente credere ad un tot di verità rivelate.
Eri certo (e non facevi male) che le cose stessero esattamente come le avevi imparate e che quel che c’era scritto nei vangeli fosse la testimonianza pura e semplice della vita di un uomo-Dio che aveva cambiato il mondo.
Ma questa era una fede sono intellettuale.
Sotto questo aspetto anche i demoni “credono e tremano” come dice San Giacomo (Gc 2,19).
Di fatto poi spesso ti mancava la Messa, sei vissuto in peccato mortale, forse si è aggiunta qualche altra trasgressione dei comandamenti divini e la tua fede, solo intellettuale, ha cominciato a vacillare sotto i colpi dei dubbi.

3. I teologi distinguono tra fede viva e fede morta, tra fede formata e fede informe. La prima è vivificata o formata dalla carità, la seconda è la fede di chi vive nel peccato mortale.
Questa distinzione ha il suo fondamento nella S. Scrittura: “La fede, se non ha le opere, è morta in se stessa” (Gc 2,17) e “la fede opera per mezzo della carità” (Gal 5,6).
Le verità di fede non sono solo di ordine conoscitivo, ma sono verità da vivere. Sono verità salvifiche.
Chi non vive in grazia non sa che cosa sia sentir che Gesù Cristo travasa le dolcezze del cielo per metterle dentro il nostro cuore.
Nella lettera agli Ebrei si legge che “coloro che hanno gustato il dono celeste, sono diventati partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro” (Ebr 6,4-5).
Tu da tanto tempo gusti la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro.

4. Come vedi, aver fede non significa semplicemente sapere che Dio c’è e che tutte le verità rivelate corrispondono perfettamente a verità, ma molto di più significa portare Dio dentro la nostra vita, avere Dio come principio ispiratore e fine delle nostre azioni.
Questa conoscenza non è di ordine intellettivo, ma esperienziale.
Tutti, anche i santi, possono avere assalti o tentazioni contro la fede perché non si vede, non si tocca.
Ma ciò che aiuta a superare la tentazione è l’esperienza, il gusto delle cose di Dio.
Capita anche a me. Ciò che mi sorregge è il gusto, l’esperienza di Dio in me, nella mia vita.
Caro Paolo, forse ti manca proprio questo.

5. Che fare allora?
La prima cosa: devi ricuperare la grazia.
Come la ricuperi?
Attraverso l’umile confessione dei tuoi peccati fatta ad un ministro della Chiesa. E ne verrai fuori, come osserva il catechismo della Chiesa Cattolica, con una esperienza di “pace e serenità della coscienza insieme a una vivissima consolazione dello spirito” (CCC 1468).
Poi farai la Santa Comunione accogliendo Cristo nella tua vita, perché ne sia il principio ispiratore e il fine.
Vedrai che tutto cambia.
Comincerai anche a provare il gusto della buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro.

Non vado oltre, per ora.
Sarei molto contento se facessi quanto ti ho indicato.
Prego il Signore per te, Lui che non ha abbandonato a se stessa la pecorella smarrita, ma è andato a cercarla e, trovatala, se l’è messa sulle spalle.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo