Quesito

Caro padre Angelo, 
sono un ragazzo di quasi 23 anni. Le ho già scritto più volte in passato relativamente a diverse questioni. Ho tratto numerosi benefici dalle sue illuminanti risposte quindi ho pensato di scriverle ancora. Ho appena letto su un sito internet che è stato approvato da poco in Commissione Giustizia al Senato il testo che dovrebbe disciplinare le cosiddette "Unioni Civili" tra persone dello stesso sesso, proponendo anche l’adozione gay come una pratica accettabile a patto che il bambino sia figlio biologico di uno dei "coniugi". Due persone dello stesso sesso quindi potrebbero unirsi civilmente mediante dichiarazione davanti all’ufficiale di stato civile e due testimoni, ossia la stessa procedura dei matrimoni contratti all’estero e quelli in cui un coniuge ha cambiato sesso. C’è piena libertà nella scelta del cognome, dal momento in cui può esser adottato uno o entrambi e, per quanto riguarda il regime giuridico, esso non avrà variazioni rispetto ai matrimoni tra persone eterosessuali, quindi le disposizioni del codice civile che contengono le parole «coniuge», «coniugi», «marito» e «moglie», si applicheranno anche alla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Ora, come potrà ben immaginare, molti politici, associazioni Lgbt, intellettuali (?) vari ma anche comuni cittadini stanno accogliendo questa notizia come una specie di "conquista di civiltà" e chiunque osi criticare questo atto, viene molto spesso aggredito verbalmente come un bigotto, un "medievale", un fascista, ecc. Dicono che noi Cattolici vorremmo imporre il nostro modo di pensare a tutti, anche agli atei, senza curarci della diversità di pensiero presente in ciascuno e che non ci sia nulla di male nell’amore tra due persone dello stesso sesso perché anche quello è appunto una forma d’amore. Lei padre, cosa ne pensa? Cosa risponderebbe a queste persone e come si possono contrastare? 
La ringrazio
Simone


Risposta del sacerdote

Caro Simone,
al momento in cui ti rispondo c’è discussione in sede legislativa sull’argomento di cui mi chiedi e non sappiamo ancora che cosa ne verrà fuori.
Non entro nei dettagli specifici della eventuale normativa.
Mi limito a due considerazioni di ordine generale.

1. La prima è questa: come il bambino ha bisogno assolutamente del concorso paterno e  materno per essere concepito, così ugualmente ha bisogno di questo duplice concorso per la sua educazione e formazione morale.
Per fare un esempio concreto: non so come si possa pensare che un bambino cresca in maniera moralmente e psicologicamente sana all’interno di una coppia di due omosessuali maschi, che San Paolo  – con un linguaggio che ha la forza di portarci alla realtà – senza mezzi termini denominerebbe coppie di “sodomiti” o si “effeminati” (cfr 1 Cor 6,10).
Non so come non si possa provare pena per un bambino che vive con una coppia di due maschi omosessuali all’interno della quale non può pronunciare la parola mamma e, quel che è peggio, non può ricevere alcuna cura materna, con tutto quello che è significato e sottinteso in questa parola “materna”.
Essere maschi non è la stessa cosa che avere l’occhio, l’intuizione, la preveggenza, il cuore e la sensibilità di una madre.

2. Dico questo con tutto il rispetto dovuto alle persone omosessuali e ai loro problemi.
Ma qui si sta parlando di altro, dell’essere genitori, dell’essere padre e madre sotto il profilo biologico, psicologico, morale e spirituale.
Essere coppia gay non è la stessa cosa che essere coppia di marito e moglie, di padre e madre, di nonni, di zii…
Dove sono nella coppia gay i legami che nascono dall’essere genitori e dall’essere nonni?
Come si fa a non accorgersi di questo?
Non interessa a costoro il bene dei bambini?

3. Il fatto che altre nazioni abbiano legalizzato le adozioni di bambini da parte di coppie gay non è una conquista di civiltà, ma un regresso, anche se fosse la maggioranza a richiederlo.
Che criterio è quello di dire: lo fanno tutti, lo fa la maggioranza?
Tutti in linea di principio sono contrari all’essere pecoroni. Ma di fatto come lo si reclama!
In quanti periodi della storia c’è stato un oscuramento intellettuale e psicologico nelle masse! Quanti in vari periodi si sono lasciati prendere dalle idee correnti, se ne sono entusiasmati e poi, col passar del tempo, se ne sono anche vergognati.
Di coloro che a quei tempi furono martiri perché ebbero il coraggio di opporsi, al crollo di quelle contingenze storiche o di quei regimi, si è detto che sono stati uomini liberi.
Ho l’impressione che stia avvenendo la stessa cosa anche oggi per il problema che mi hai posto.

4. La seconda cosa che ho da dire è sulle unioni civili dei gay.
Che due persone omosessuali intendano vivere insieme è una faccenda personale e privata e come tale va considerata dallo stato.
Che due persone gay si cedano dei diritti a vicenda e intendano mettere nero su bianco davanti ad un notaio è di nuovo una faccenda privata.
Ma il problema non sta qui, perché su questo tutti sono d’accordo.
Di fatto invece, e lo si evince chiaramente dal testo approvato dalla Commissione Giustizia al Senato, qui si equipara l’unione gay ad un matrimonio, anche se per pudore (almeno per ora) non la si qualifica come tale
Leggendo il testo c’è da domandarsi: che cosa c’è di diverso?
Ben poco e forse quasi solo il fatto che al termine del rito l’ufficiale di stato non li dichiara marito e moglie, sposo e sposa perché tutti si metterebbero a ridere, mancando quella differenziazione sessuale che è premessa fondamentale per un matrimonio.

5. Ora la differenziazione sessuale non è un dettaglio insignificante perché la famiglia nasce dal matrimonio.
E proprio per questo il matrimonio è il vivaio e la cellula fondamentale della società.
La società riceve dei beni enormi dalla famiglia: riceve anzitutto la sua linfa vivificatrice, i figli, i cittadini.
Senza il matrimonio non ci sarebbe neanche la società.
Ebbene sotto questo aspetto le coppie gay possono essere equiparate al matrimonio?
Evidentemente no.
Allora è giusto e doveroso che la società per prendersi cura di se stessa si prenda cura in modo particolare del matrimonio e della famiglia, li promuova e li tuteli.
Lo stato deve far di tutto perché la famiglia perché sia in grado di assolvere i suoi doveri in ordine al mantenimento, all’istruzione, all’educazione dei figli e al loro inserimento attivo all’interno della società.
La deve aiutare soprattutto nei casi di imprevisti (lutti, malattie prolungate…).
In una parola la società deve provvedere al suo vivaio.

6. Inoltre lo stato riceve dalla famiglia quel mutuo appartenersi che è proprio della cerchia parentale per cui per vincoli di sangue ci si ama, si sta insieme volentieri, ci si aiuta e ci si soccorre a vicenda.
Nella  cerchia parentale c’è una solidarietà unica e straordinaria, vivificata e alimentata dalla presenza dei figli, dei nipoti, dei cugini, dei pronipoti, dei nonni, degli zii… che non sta a confronto con la solidarietà estremamente ridotta quanto a larghezza e profondità delle coppie gay, le quali sono intrinsecamente impossibilitate a generare figli, cugini, nonni, parenti…
Sotto questo aspetto sono come in un vicolo cieco e senza alcuno sbocco soprattutto per il futuro…

7. Ancora: dalla famiglia la società riceve quel patrimonio di virtù legato alla generazione ed educazione dei figli.
I figli senza saperlo fanno crescere i genitori sotto il profilo umano.
Il minimo che si possa dire è che i genitori – per il fatto stesso che sono genitori – non vivono più per se stessi. L’attenzione ai figli assorbe ogni loro pensiero, ogni loro preoccupazione per il presente e per il futuro.
E così imparano a vivere facendo della propria vita un dono continuo.

8. Senza dire di tanti altri problemi che potrebbero sorgere,
Abbiamo sentito che qualcuno negli Stati Uniti dopo la legalizzazione del matrimonio tra omosessuali ha subito chiesto il diritto di avere più mogli e mariti (poligamia), o di più compagni o compagne dello stesso sesso.
D’altra parte, se è lecito avere un coniuge dello stesso sesso, perché non potrebbe essere lecito averne due o tre o quattro…? Non è forse meglio?
La solidarietà non sarebbe meglio assicurata?
Perché anche questa non potrebbe essere reclamata come conquista di civiltà?

9. Allora viene fuori il problema della monogamia.
E ci si accorge che è giusto che il matrimonio sia monogamico perché lo richiede il bene dei figli e lo richiede anche la natura dell’amore coniugale che vuole essere un amore fedele ed esclusivo.

10. Senza dire del risvolto economico – o per meglio dire – del salasso economico che tutto questo comporterebbe per la società, come ad esempio la reversibilità della pensione del coniuge dello stesso sesso defunto.
All’interno del matrimonio questa reversibilità è necessaria e doverosa per far fronte al bene dei figli, dei nipoti….
Ma fuori del matrimonio (e la coppia gay non è un matrimonio) diventa incomprensìbile e ingiusta nei confronti delle persone che non si sono sposate.

11. Quando questa mail sarà pubblicata la legge forse sarà già stata promulgata.
Ma la legalizzazione – grazie a Dio – non richiede che tutti in cittadini siano d’accordo e che debbano omologare un comportamento sul quale c’è molto da dire (per usare un’espressione eufemistica) con quello dei mariti e delle mogli, dei genitori e dei nonni.

12. Credo che sia lecito esprimere un timore: che non succeda per questa “conquista di civiltà” quello che è successo per Sodoma e per Gomorra.
Che non succeda quanto lo Spirito Santo ha detto per bocca di Paolo: “Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura.
Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento” (Rm 1,26-27).
Che non succeda che gli uomini vengano “abbandonati alla loro intelligenza depravata” (Rm1,28) “commettendo azioni indegne” (Ib.).
Qualcuno forse dirà che questo è terrorismo psicologico.
Un salutare ammonimento non è terrorismo.
E questo ammonimento non viene da me ma dallo stesso Spirito Santo che per bocca di Paolo ha detto: “E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa” (Rm 1,32).
A scanso di equivoci non si parla di morte corporale, ma di quella eterna (1 Cor 6,9-10).

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo