Padre Angelo, buongiorno.

In merito a:

Romani – Capitolo 13

Sottomissione ai poteri civili

“ [1]Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. [2]Quindi chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. [3]I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l'autorità? Fà il bene e ne avrai lode, [4]poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male. [5]Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza. [6]Per questo dunque dovete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio. [7]Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto.

Vorrei chiederle:

Paolo di quali autorità costituite parla? Lo stato? La gerarchia ecclesiastica?

Come è possibile obbedire a Paolo quando si vive sotto il regime comunista o nazista? O anche pensiamo a tutte le leggi contrarie alla legge di Dio promulgate da parlamenti democratici? O anche dinanzi ad un'autorità ecclesiastica gravemente corrotta?

Quali implicazioni pratiche ha l'insegnamento di Paolo nella nostra vita.

La saluto. Dica una preghiera per me, io prego per lei.

Cosimo Z.


Risposta del sacerdote

Caro Cosimo,

1. San Paolo parla di ogni autorità legittimamente costituita.

Per una società infatti non è possibile promuovere il bene comune se non vi è un’autorità che coordini l’azione e l’apporto di tutti e che abbia potere decisionale.

 

2. Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris ha trattato ampiamente dell’ordinamento della società e in particolar modo dell’autorità.

In essa fa riferimento al passo paolino e ne dà la spiegazione: “La convivenza tra gli esseri non può essere ordinata e feconda se in essa non è presente un’autorità che assicuri l’ordine e contribuisca all’attuazione del bene comune in grado sufficiente.

Tale autorità, come insegna s. Paolo, deriva da Dio: Non vi infatti autorità se non da Dio (Rm 13,1-6).

Il quale testo dell’Apostolo viene commentato nei seguenti termini da s. Giovanni Crisostomo: “Che dici? Forse ogni singolo governante è costituito da Dio? No, non dico questo: qui non si tratta infatti dei singoli governanti, ma del governare in se stesso.

Ora il fatto che esista l’autorità e che vi sia chi comanda e chi obbedisce, non proviene dal caso, ma da una disposizione della Provvidenza divina” (In epist. ad Rom., c. 13).

Iddio, infatti, ha creato gli esseri umani sociali per natura; e poiché non vi può essere società che si sostenga se non c’è chi sovrasti gli altri, muovendo ognuno con efficacia ed unità di mezzi verso un fine comune, ne segue che alla convivenza civile è indispensabile l’autorità che regga; la quale, non altrimenti che la società, è da natura, e perciò stesso viene da Dio (cfr. leone xiii, Immortale Dei)” (Pacem in terris 19).

 

3. L’ambito del potere umano è quello di determinare e prolungare, nella sfera che gli compete, la legge naturale, che ha Dio per autore.

Ed è per questo che il comando dell’autorità obbliga in coscienza.

Qualora, però, l’autorità esorbitasse da tale ambito e comandasse al di fuori della propria competenza, perderebbe la propria forza obbligante, e se il contrasto con la legge di Dio fosse evidente perderebbe il suo carattere di legge, e non andrebbe obbedita.

 

4. Per questo Giovanni XXIII dice: “L’autorità non è una forza incontrollata: è invece la facoltà di comandare secondo ragione. Trae quindi la virtù di obbligare dall’ordine morale: il quale si fonda in Dio che ne è il primo principio e l’ultimo fine” (Pacem in terris 20).

“L’autorità umana può obbligare moralmente solo se è in rapporto intrinseco con l’autorità di Dio, ed è una partecipazione di essa.

In tal modo è pure salvaguardata la dignità personale dei cittadini, giacché la loro obbedienza ai Poteri pubblici non è sudditanza di uomo a uomo, ma nel suo vero significato è un atto di omaggio a Dio creatore e provvido, il quale ha disposto che i rapporti della convivenza siano regolati secondo un ordine da Lui stesso stabilito; e rendendo omaggio a Dio, non ci si umilia, ma ci si eleva e ci si nobilita, giacché “servire Deo regnare est”’ (Pacem in terris 22).

“Qualora pertanto le sue leggi o autorizzazioni siano in contrasto con quell’ordine, e quindi in contrasto con la volontà di Dio, esse non hanno forza di obbligare in coscienza, poiché ‘bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini’ (At 5,29); in tal caso, anzi, l’autorità cessa di essere tale e degenera in sopruso: ‘La legge umana in tanto è tale in quanto è conforme alla retta ragione e quindi deriva dalla legge eterna. Quando invece una legge è in contrasto con la ragione, la si denomina legge iniqua; in tal caso però cessa di essere legge e diviene piuttosto un atto di violenza’ (s. tommaso, Somma teologica, I-II, 93, 3, ad 2)” (Pacem in terris 21).

 

4. Pertanto si deve obbedire all’autorità legittimamente costituita nelle cose che sono secondo il disegno di Dio o che comunque non gli sono contrarie.

Pertanto anche nei regimi totalitaristi, al di là di leggi alle quali non si deve obbedire (ad esempio se comandassero lo sterminio di innocenti…), vi sono leggi che di fatto sono legittime, anche se magari secondo il nostro modo di vedere non promuovono affatto il bene comune (e per questo ci si può adoperare per rovesciare legittimamente quel governo). Ad esse però si deve obbedire, diversamente ne verrebbe fuori un’anarchia.

 

5. Voglio aggiungere però che anche nei regimi democratici ci possono essere leggi gravemente ingiuste, alle quali si deve disobbedire e fare obiezione di coscienza, costi pure il martirio. Ad esempio: non uccidere i bambini nel grembo delle loro madri.

 

6. Infine hai accennato anche “ad un'autorità ecclesiastica gravemente corrotta”.

Qui forse ti sei lasciato prendere la mano perché l’autorità ecclesiastica non ha alcun potere nell’ambito civile.

E nell’ambito ecclesiastico, supposto anche che sia gravemente corrotta, non so in che cosa possa obbligare i credenti in qualcosa di gravemente ingiusto. Non riesco ad immaginarlo.

Sarei invece d’accordo se tu avessi scritto “autorità religiosa” perché vi possono essere religioni che in alcune determinazioni ledono i diritti fondamentali delle persone.

 

Ti ringrazio del quesito, ti assicuro volentieri il ricordo al Signore che mi hai chiesto, ti ringrazio per la tua e ti benedico.

Padre Angelo