Buongiorno,
Su questo argomento ho chiesto già delucidazioni al mio parroco, ma la risposta tarda ad arrivare e ho piacere di chiedere anche una sua opinione. Mi chiamo Paolo, e dopo tanti anni di agnosticismo con il matrimonio grazie a Dio mi sono riavvicinato alla Chiesa. Non arrivavano figli e vedendo la sofferenza di mia moglie, abbiamo praticato la fecondazione eterologa in Spagna. Abbiamo ancora embrioni in attesa di essere impiantati, non li distruggeremo sicuramente. Il problema è che non posso essere pentito di quel che ho fatto, perché ha dato la vita ad una bellissima bambina e ha resa più felice mia moglie. Io so che la Chiesa condanna il mio operato, ma siccome non sono pentito di quello che ho fatto, è lecito che prenda l comunione? Potrei anche confessarmi, ma il problema è che non ritengo di aver commesso un peccato. Grazie  cordiali saluti.
Paolo


Risposta del sacerdote

Caro Paolo,
1. fare la S. Comunione significa che si vuol essere in sintonia col Signore o, almeno, avere la volontà di esserlo.
In altre parole, significa essere in grazia di Dio.

2. Ora, a parte la bambina alla quale fin d’ora mando la mia benedizione, ci sono degli esseri umani ibernati col tuo consenso.
Ti puoi domandare chi ti ha dato il potere di far ibernare una persona, la quale una volta concepita va protetta con la massima cura.
Finché non sei pentito di questo arbitrio e dell’ingiuria che stai compiendo nei confronti di questi esseri umani come puoi essere assolto e fare la S. Comunione?
Potresti dire: ma un giorno sanno impiantati!
Bisogna vedere se quel giorno ci sarà e bisognerà vedere come saranno ridotti dopo l’ibernazione.
Le conseguenze, se non si pagano subito, si pagano più avanti negli anni.
E di queste conseguenze sei responsabile anche tu.

3. Ma ci sono anche altri problemi, come quelli legati all’immoralità della donazione del proprio gamete.
Chi concepisce, per diritto naturale deve prendersi cura del concepito. Ha dei precisi obblighi nei suoi confronti.
Qui invece si è fatto mercimonio di gameti e si applaude all’irresponsabilità di chi coopera per mettere al mondo dei figli senza curarsi di loro.

4. La bambina senza dubbio rende felice la tua famiglia e in particolare tua moglie.
Ma questa bambina un giorno vorrà sapere chi è il suo vero padre, chi è suo nonno paterno, chi siano i suoi parenti da parte di padre e questo non lo potrà sapere. Per lei, come è ampiamente dimostrato da altre storie analoghe, sarà fonte di grande tormento, di profonda tristezza.
Nessun psicologo gliela riuscirà a togliere.
Tu sei parte in causa di questa sofferenza.

5. Inoltre probabilmente il primo tentativo di inseminazione e di impianto potrebbe non essere andato a buon fine. Ci saranno stati degli aborti.
E di questi non ci si pente?

6. C’è da sperare che un giorno questa bambina non si innamori di uno concepito con la sua stessa tecnica, magari figlio dello stesso padre. Si tratta di casi già successi. Ti lascio immaginare i rischi di tutto questo.
Ma allora perché prima di introdursi in questa tecnica non si riflette un tantino?
Avere un figlio non è semplicemente la stessa cosa che darsi finalmente una soddisfazione. Ci sono delle responsabilità ben precise che si assumono nei suoi confronti.

7. Sapere che la Chiesa, messa da Cristo come maestra di verità morale, ha detto il suo no in maniera così chiaro nel suo insegnamento, non è un motivo sufficiente per mettersi in guardia?
Ma che interesse ha la Chiesa se non quello del nascituro?

8. Ti riporto due affermazioni del Magistero.
La prima è della Congregazione per la dottrina della Fede: “La Chiesa riconosce la legittimità del desiderio di un figlio, e comprende le sofferenze dei coniugi afflitti da problemi di infertilità.
Tale desiderio non può però venir anteposto alla dignità di ogni vita umana, fino al punto di assumerne il dominio.
Il desiderio di un figlio non può giustificarne la “produzione”, così come il desiderio di non avere un figlio già concepito non può giustificarne l’abbandono o la distruzione.
In realtà si ha l’impressione che alcuni ricercatori, privi di ogni riferimento etico e consapevoli delle potenzialità insite nel progresso tecnologico, sembrano cedere alla logica dei soli desideri soggettivi e alla pressione economica, tanto forte in questo campo” (Dignitas personae, 16).

9. La seconda è di Papa Giovanni XXIII: “La trasmissione della vita umana è affidata dalla natura a un atto personale e cosciente e, come tale, soggetto alle sapientissime leggi di Dio: leggi inviolabili e immutabili che vanno riconosciute e osservate.
Perciò non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali” (Mater et Magistra, 204).

10. Ci sono altre motivazioni di carattere etico che riguardano l’unità del matrimonio e la disparità dei coniugi nel relazionarsi fra di loro nei confronti del figlio (nel vostro caso, di vostra figlia).
Non mi soffermo su questo, per non andare troppo in là.
Ma non posso far finta che purtroppo in seguito, oltre a questi, non ci saranno anche altri motivi che faranno rimpiangere la scelta per la quale ora non sei pentito.
E dirai: se mi fossi fidato della Chiesa, che era per me la voce di Cristo!

11. Desidero infine distinguere tra la presenza della bambina e i mezzi con cui la si è messa al mondo.
La bambina, in quanto tale, è un dono di Dio e una benedizione del Signore non solo per voi, ma per tutti, anche per noi.
Per questo deve essere amata al sommo delle vostre capacità e anche delle nostre.
Ma i mezzi con i quali l’avete avuta non sono stati corretti e per questo sono forieri di tante conseguenze negative di cui ci si deve pentire.

12. Se io fossi in te, alla luce di quello che ti ho detto, mi pentirei subito, andrei a confessarmene al più presto e vorrei fare la Santa Comunione per il bene di questa bambina e della tua famiglia.

Assicuro per voi, e soprattutto per la vostra carissima figlia, la mia preghiera e la mia benedizione.
Padre Angelo