Quesito

Amato Padre,
le vorrei sottoporre una questione complicata che mi affligge, dato che si basa su argomenti che io stesso ho prodotto e quindi mi viene difficile pensare di aver sbagliato, ma, così facendo, la conclusione a cui giungo ha dei risvolti che…lascerò giudicare lei. (…)
La questione è semplice: se Dio ci lascia dannare, vuol dire che preferisce alla nostra salvezza, un bene maggiore, infatti, se non potesse trarne un bene maggiore dal male rappresentato dalla dannazione delle persone, non permetterebbe la dannazione degli uomini.
Quindi, ciò significa che la nostra salvezza, benché importante per Dio, passa in secondo piano rispetto a questo qualcosa che si può trarre da questo male.
Quindi siamo lasciati dannare per un bene più grande, che però non farà bene a noi.
Sbaglio?
In secondo luogo, ciò significa che l’uomo è sacrificabile o mi sbaglio?
Ok, magari la parola sarà per certi aspetti imprecisa, però diciamo che la nostra salvezza non si può dire che sia la cosa a cui Dio tiene di più.
(…)
Ma perchè non ci ha creati tutti Santi? Anche dopo il peccato originale, perchè non ci ha preservati?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. fai molti ragionamenti che sono anche consequenziali, ma l’errore sta nella premessa.
La premessa che poni è la seguente: “se Dio ci lascia dannare, vuol dire che preferisce alla nostra salvezza, un bene maggiore”.
Vai avanti poi con tanti ragionamenti, che ho riportato solo in parte, ma l’errore è proprio qui, nella premessa.

2. “se Dio ci lascia dannare”: è un’affermazione che vuol dire che Dio ci ama fino a un certo punto.
Ma questo non risulta dalla storia della salvezza.
Dio non lascia che l’uomo si danni. Ha fatto di tutto perché questo non avvenga: si è incarnato, ha patito, è stato crocifisso per amore nostro e al posto nostro- “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo”. Questo è l’obiettivo di Nostro Signore.
E continuamente, proprio perché la sua risurrezione dai morti glielo permette, continua a far di tutto perché ogni uomo si salvi.

3. Senti ancora che cosa Gesù dice di se stesso: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16).
Per Cristo la salvezza dell’uomo non è un bene sacrificabile, ma è l’ultimo obiettivo.
Non è sacrificabile perché non lo è nei suoi piani e non lo è nelle sue opere.
Proprio per questo ha sacrificato se stesso.

4. Mediante il suo Santo Spirito guida senza sosta la storia dell’umanità e di ogni uomo con questo obiettivo: “ad sanctificandam creaturam”, e cioè per rendere ogni uomo partecipe dei beni divini.
Questo non è un lasciar dannare. È invece fare di tutto e come ho sottolineato senza sosta perché ognuno abbia tutto.

5. Ma la persona umana, proprio perché è dotata di libertà, può opporsi al piano d’amore di Dio e rifiutarlo.
Dio non le fa violenza per costringerla a possedere i beni del Paradiso. Fa di tutto, fino all’inverosimile, perché li possieda e si salvi.
Ma se infine la persona, nonostante tutti i tentativi di Dio non lo vuole, questo non significa che la sua salvezza sia un bene sacrificabile da parte di Dio.
Così pure: che Dio sia così onnipotente da tirare fuori dal no della creatura un bene ancora più grande non significa che la salvezza della creatura sia un bene sacrificabile.

6. Infatti, ed ecco il secondo errore, o piuttosto il secondo equivoco: il bene più grande che Dio trae anche dal no delle creature non è un bene che torna a suo vantaggio.
Infatti Dio non ha bisogno di accrescere la propria gloria.
Se così fosse, non sarebbe più Dio, l’essere perfettissimo, perché gli mancherebbe ancora qualcosa.
La maggior gloria di Dio, come ricordano i teologi, è una gloria estrinseca, e cioè un bene più grande che Dio dona all’umanità, non a se stesso.

7. Ti faccio un esempio con la parabola evangelica dei talenti.
A chi ha ricevuto cinque talenti e ne ha guadagnati altri cinque il Signore ha dato potere su molto: “Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone” (Mt 25,21).
Anzi poi a costui, che ormai aveva dieci talenti, il Signore ha voluto che gli fosse consegnato anche il talento del servo fannullone (Mt 25,28).
Chi aveva già dieci talenti ha potuto godere così di un ulteriore bene e di partecipare in maniera ancora più ampia alla gioia del suo padrone.

8. Con questo non si può dire che il servo fannullone sia stato un bene sacrificabile da parte del Signore.
Anzi, il Signore ha sacrificato se stesso per dargli la possibilità di ricevere il talento, di poterlo trafficare e prendere parte alla sua gioia.
Ma, visto che ha rifiutato tutto il bene che gli aveva preparato, perché questo bene non venisse sacrificato, perso, l’ha dato ad un altro.
Questo è il bene più grande che Dio tira fuori dalla cattiva e perversa volontà di chi non lo vuole amare.
La sua maggior gloria coindice con una partecipazione ancora più ampia e profonda dei buoni alla sua gioia.
Dunque, non solo la salvezza degli uomini non è un bene sacrificabile, ma tutto ha voluto sacrificare al bene degli uomini perché niente andasse perduto.

9. Sul motivo poi per cui Dio non ci ha messi al mondo già tutti santi e ha voluto che nonostante la sua redenzione conoscessimo ancora le “penalità” della vita presente, ti rimando ad alcune risposte pubblicate sul nostro sito.
Perché Dio non ha creato un mondo dove tutti si vogliano bene e perché non porta in paradiso anche i peccatori impenitenti? | Pubblicato 02.10.2010 | visto 2580 volte | (leggi…)
Dio non poteva togliere il male dal principio invece di salvarci così? | Pubblicato 04.08.2010 | visto 3289 volte | (leggi…)
Se il sacrificio di Cristo ci ha redento dal male perché si va incontro ancora a tante penalità? | Teologia dogmatica | Cristologia | visto 2084 volte | Pubblicato 26.04.2012 | (leggi tutto…).

Ti assicuro quanto mi hai chiesto al termine della tua mail (un’intenzione particolare del visitatore nella celebrazione della Messa), ti ringrazio di cuore per le preghiere che hai fatto per me, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo