Salve Padre,
ultimamente mi trovo in una situazione di confusione e avrei bisogno del vostro aiuto, perchè non mi sento bene con la mia anima.
Premetto che faccio spesso le preghiere e credo tanto in Gesù, e vorrei così tanto abbracciarlo dopo la mia morte, vado spesso a messa, non ogni domenica ma spesso e mi confesso nei periodi festivi più importanti.
Il problema è che mi sto rendendo conto di aver fatto peccati gravi che credevo fossero piccoli cose naturali. Senza averli mai confessato e spesso per vergogna. Non sapevo che masturbarsi era un peccato che porta all’inferno e tutto questo mi fa tanta paura. Vorrei far di tutto per smettere ma avendo 20 anni non riuscirei mai per tutta la vita a non farlo. Farò di tutto per farlo il meno possibile, ma non voglio perdere il Signore per questo.
Come posso fare? Ora ho ancora più paura di farlo sapendolo che è peccato mortale, sono confuso..
Potete aiutarmi?
Vi ringrazio.


Carissimo,
1. da un punto di vista umano la tua vita è buona.
Ma noi dobbiamo guardare tutto con un altro criterio, che è quello della santificazione per la quale siamo chiamati a diventare amici e intimi di Dio.
Perché è proprio per questo che Dio che ci ha creato e redenti: per farci vivere in comunione di vita con Lui adesso e per l’eternità.
Ora diventare amici, confidenti, intimi di Dio e prendere parte dei tesori della sua vita divina, vivere con i sentimenti di Cristo e godere della presenza personale di Dio dentro di noi non è un diritto, ma un dono di ordine soprannaturale.

2. La comunione con Dio è una grazia, è il tesoro più prezioso che possediamo.
Senza di esso ci possiamo trovare immersi nei piaceri della vita, gonfi per il successo e per il potere, ma si è interiormente vuoti.
Solo Dio sazia, diceva San Tommaso. E tutto quello che è meno di Dio non sazia.
Tutto ci viene dato al fine di rendere sempre più forte la nostra comunione con Lui.

3. Nessuno da solo e con le proprie forze può vivere la comunione con Dio come te l’ho presentata.
È stato questo l’errore di Pelagio.
Pelagio diceva che l’uomo con le proprie risorse può diventare perfetto, santo. Ma il suo pensiero è stato condannato dalla Chiesa.
Gesù infatti ha detto: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato” (Gv 6,44).
E anche: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5).

4. Per vivere una simile comunione è necessario abbandonarsi alla volontà del Signore.
Il primo passo lo puoi compiere impegnandoti a santificare le feste, come ci viene ricordato nel terzo comandamento.
È un giorno grande la festa perché nella Sacra Scrittura si legge che  “Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò” (Gn 2,3).
La benedizione di Dio è un’effusione di doni, una comunicazione di grazie.
È la loro conservazione e moltiplicazione.
Non si può vivere bene senza questa benedizione.
Pertanto non accontentarti di andare a Messa spesso, ma vai tutte le domeniche e tutte e le feste comandate.
Anche a te Dio dice: “Apri la tua bocca, la voglio riempire” (Sal 8,11).
Ti senti sazio dopo essere stato a Messa, soprattutto se vi sei andato in grazia di Dio e con tale grazia hai fatto la Santa Comunione.

5. La seconda cosa che ti consiglio è la confessione sacramentale. Deve diventare per te regolare e frequente.
Nella confessione la nostra anima viene costantemente purificata e santificata.
Qui riceve sempre nuove energie di vita.
Qui si ricupera la grazia qualora la si fosse persa. E si perde anche per una sola domenica non santificata per negligenza.

6. Se inizierai a confessarti in maniera regolare e frequente, andando possibilmente sempre dal medesimo confessore, ti accorgerai ben presto quanto la confessione sia indispensabile per la tua vita cristiana.
Sperimenterai quanto siano vere le parole che si leggono nel Catechismo della Chiesa Cattolica: “In coloro che ricevono il sacramento della Penitenza con cuore contrito e in una disposizione religiosa, ne conseguono «la pace e la serenità della coscienza insieme a una vivissima consolazione dello spirito». Infatti, il sacramento della riconciliazione con Dio opera una autentica «risurrezione spirituale», restituisce la dignità e i beni della vita dei figli di Dio, di cui il più prezioso è l’amicizia di Dio” (CCC 1468).

7. Rimane infine l’ultimo problema che ti sembra insormontabile.
Tuttavia anche a questo proposito devi tenere per certo quanto dice la Sacra Scrittura secondo la traduzione della Volgata: “Sapendo che non avrei ottenuta la capacità di essere casto, se Dio non me l’avesse concessami rivolsi al Signore e lo pregai” (Sap 8,21).
Non si può essere casti da soli, con le proprie forze.
La purezza, insieme ad un impegno personale, è dono di Dio e per questo va domandata.

8. A chi la domanda in maniera seria il Signore la dà.
E allora anche tu potrai fare la bella esperienza narrata da Sant’Agostino il quale inizialmente si sentiva come te incapace di liberarsi dal peccato.
Ecco che cosa poi scrive: “Con quanta mia consolazione mi fu tolto a un tratto il senso dei vani piaceri!
Quei piaceri che tremavo di perdere e che adesso mi era gioia il lasciare!
Infatti eri Tu che me li cacciavi via.
Tu vera e somma dolcezza; me li cacciavi, e in cambio di essi entravi Tu, più soave di ogni piacere, ma non alla carne e al sangue; Tu più luminoso di ogni luce, ma più interiore di ogni segreto, Tu più sublime di ogni altezza, ma non per quelli che sono sublimi in se stessi” (Confessioni, IX,1).

Con l’augurio che tutto questo possa avverarsi ben presto nella tua vita, prego il Signore risorto in questo tempo pasquale perché ti colmi di ogni grazia e di ogni forza.
Ti benedico.
Padre Angelo