Che cosa devono fare due amici che si sono accostati al buddismo, all’induismo, a saibaba e ora desiderano rientrare pienamente nella fede cattolica?

////Che cosa devono fare due amici che si sono accostati al buddismo, all’induismo, a saibaba e ora desiderano rientrare pienamente nella fede cattolica?

Che cosa devono fare due amici che si sono accostati al buddismo, all’induismo, a saibaba e ora desiderano rientrare pienamente nella fede cattolica?

Quesito

Salve Padre Angelo,

sono un Cristiano cattolico praticante, le vorrei sottoporre una questione che riguarda due amici che pur avendo ricevuto i sacramenti nella Chiesa cattolica fin da piccoli, hanno poi fatto alcuni anni di esperienze con altre religioni dicendo di non credere più nella Chiesa cattolica, ma ora che sono quarantenni sembrerebbero tornati nella Chiesa cattolica.

Le altre religioni a cui mi riferisco sono buddismo, induismo, Sai Baba.

La domanda é questa: per essere di nuovo nella Chiesa cattolica (quindi ricevere i Sacramenti) é necessario qualche atto da parte loro che sciolga ogni doppiezza onde evitare che si stia col piede in due scarpe?

Oppure si può accedere alla vita sacramentale stando in una posizione intermedia tra due religioni?

Da parte loro ho riscontrato molta leggerezza e spensieratezza sulla questione, e io ne sono rimasto un po’ turbato.

Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,

1. questi tuoi due amici ad un certo punto non hanno più creduto nella Chiesa cattolica e sono approdati ad altri religioni.

Ma da quanto mi dici, mi pare di capire che non hanno manifestamente apostatato.

L’hanno fatto per ignoranza della fede cristiana e perché affascinati da qualcosa che li attraeva.

Pertanto non si richiede per loro una riammissione alla Chiesa, perché non ne sono mai stati apostati.

È sufficiente che si confessino e che si pentano di essere allontanati dal Signore, che è cisterna di acqua viva, per andare a bere a cisterne screpolate.

Vale anche per loro quanto ha detto il profeta Geremia: “Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo: ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua” (Ger 2,13).

2. Quando si sentivano attratti da altre realtà avrebbero dovuto documentarsi meglio sulla figura di Gesù e in particolare sulla sua divinità che dalle testimonianze evangeliche è schiacciante.

Nessun uomo avrebbe potuto fare quello che Gesù ha fatto come ad esempio risuscitare un morto già nel sepolcro da quattro giorni e che mandava cattivo odore perché già in putrefazione. Non ha avuto bisogno di compiere riti vari per tirarlo fuori dalla tomba.

È bastata la potenza della sua parola.

Come con una parola, in quanto Dio, aveva creato dal nulla il mondo, così con una parola ha risuscitato un morto.

3. Accostandosi ai Vangeli avrebbero sentito che Gesù non è un uomo del passato, come Budda, Maometto e Saibaba, che sono tutti defunti.

Gesù non è un defunto, ma è vivo e operante, perennemente presente a motivo della sua risurrezione e che continua ad operare nel cuore degli uomini attraverso la predicazione del Vangelo.

È lui che li purifica da ogni peccato col Battesimo e anche con quel secondo Battesimo che è la confessione sacramentale.

Nessun altro uomo può togliere i peccati e purificare all’istante un’anima come avviene per chi s’incontra con Cristo.

4. Senza dire della santa Comunione che realizza una vera e straordinaria comunione con il suo corpo, con il suo sangue, con la sua anima, con la sua divinità e con tutta la Trinità divina.

Perché nell’Eucaristia entriamo in comunione col suo corpo nel medesimo modo in cui la gente due mila anni fa andava intenzionalmente a toccare Gesù perché sapeva da Lui usciva una virtù che sanava tutti.

Entriamo in comunione col Suo Sangue che ha una voce più potente di quella di Abele e che ci ottiene da Dio misericordia, perdono e grazia su grazia.

Entriamo in comunione con la sua anima, e cioè con i suoi sentimenti, con i suoi pensieri, col suo cuore. E questo è già Paradiso.

Entriamo in comunione con la sua divinità, e cioè con Colui che ci ha fatti e ci sorregge dal ricadere nel nulla con la potenza della sua volontà.

Ed entriamo infine in comunione con il Padre e con lo Spirito Santo, e cioè con quella famiglia divina in cui si scopre un Padre che ci ama di amore eterno e che ci dà la grazia di vivere in comunione con Lui donandoci il suo stesso Spirito Santo al fine di non essere solo sue creature, ma suoi figli amatissimi, nel medesimo modo in cui ama il Figlio, il Verbo.

5. Questi sono tesori inauditi che molti cristiani purtroppo non vivono, forse perché nessuno li ha introdotti.

Ma forse anche perché essi stessi a suo tempo si sono resi sfuggevoli nei confronti di chi voleva introdurli in queste straordinarie realtà nascoste e cioè in questi misteri (mistero significa realtà nascosta).

Per questo il primo passo che i tuoi amici devono fare è quello ci accostarsi alla confessione sacramentale.

Sono certo che pregherai per loro.

Alla tua preghiera associo la mia anche per te e ti benedico.

Padre Angelo