Quesito

Rev.mo Padre Angelo,
sono un ragazzo di 25 anni, cattolico, fidanzato con una ragazza con cui vorrei sposarmi. Mi permetto di scriverle per chiedere un suo parere su un tema che mi crea qualche perplessità di ordine morale.
Mi chiedo come si possa pensare che un giovane possa reprimere totalmente la propria sessualità. Un tempo ci si sposava presto, intorno ai vent’anni; oggi, vuoi perché molti desiderano prima raggiungere una stabilità economica, vuoi perché sempre più persone completano gli studi universitari, l’età del matrimonio in Italia si è spostata più avanti, in media attorno ai 35 anni.
Questo significa che un giovane, dall’adolescenza fino a quell’età – quindi per quasi vent’anni – dovrebbe astenersi completamente dal vivere la sessualità, proprio nel periodo della vita in cui, per ragioni biologiche, la pulsione sessuale è più intensa.
Qualche sacerdote con cui mi sono confrontato ritiene che, per ovviare a questa difficoltà, sia preferibile ricorrere alla masturbazione piuttosto che avere rapporti sessuali con la propria compagna. Pur riconoscendo il valore sacramentale del matrimonio e considerandolo l’unione più piena e completa, credo tuttavia che la sessualità non possa essere confinata unicamente in esso.
La mia perplessità riguarda ciò: a mio avviso, la masturbazione è moralmente più grave del rapporto sessuale, poiché rappresenta un atto completamente rivolto a sé stessi, finalizzato al piacere individuale. Il rapporto con un partner, invece, implica un incontro, una dimensione di dono e di amore, e mi sembra quindi più vicino alla visione cristiana della sessualità.
Le chiedo cortesemente come interpreta lei questa situazione: un giovane deve davvero reprimersi per tutti questi anni? E, in caso contrario, è moralmente preferibile la masturbazione o il rapporto con una compagna?
La ringrazio per l’attenzione e per il tempo che vorrà dedicarmi e invoco benedizioni. 


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. bisogna distinguere tra sessualità e genitalità.
Anche le persone celibi o consacrate vivono in pienezza la loro sessualità, che consiste nell’inclinazione al farsi dono.

2. In secondo luogo non si tratta di reprimere la propria genitalità, ma di esserne signori.
Deve essere così anche nel matrimonio perché non sempre e per svariati motivi è possibile vivere l’intimità.

3. Pertanto è necessario educarsi alla castità che secondo una bella espressione del magistero della Chiesa va intesa come “energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo e dall’aggressività” (Pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 19).
In ogni stagione della nostra vita è necessario che il nostro approccio con gli altri, oltre che con se stessi, sia casto.

4. È vero che nel periodo dell’adolescenza e della giovinezza la pulsione sessuale è più forte.
Ma proprio per questo è necessaria la virtù.
Non si può parlare di virtù se non c’è il combattimento.

5. È vero anche che oggi ci si sposa ad una età più elevata.
Ma è altrettanto vero che il matrimonio e la famiglia oggi subiscono maggiori pressioni disgregative che in passato.
Sicché è necessario tornare alla sapienza evangelica di cui ha parlato il Signore quando ha detto: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande” (Mt 7,24-27).
Bisogna riconoscere che oggi si è poco propensi ad acquisire questa sapienza evangelica. Ma la rovina di tanti matrimoni e famiglie è davvero grande. Genera povertà di vario tipo e dispiaceri senza fine di cui i figli, quando ci sono, sono le innocenti vittime.

6. Il rimedio non consiste in nessuna delle due prassi di cui ti chiedi quale sia la più grave.
È sufficiente ricordare il principio della teologia morale: inter duobus malis, nullum est eligendum. Tra due mali non se ne deve scegliere neanche uno, perché il male è male perché fa male, almeno sotto il profilo morale e spirituale. Va cercata in ogni caso un’altra strada che sia giusta.

7. L’unica via da perseguire è quella della sessualità intesa come inclinazione a farsi dono in maniera vera.
Come ho ricordato, la sessualità non si identifica con l’esercizio della genitalità, sebbene questa ne sia un’espressione.
Ma l’esercizio della genitalità per essere vero deve avvenire all’interno del matrimonio perché solo all’interno del matrimonio l’uno diventa dell’altro con tanto di diritti e di doveri, e i due sono una cosa sola in maniera reale e per sempre.
Prima del consenso coniugale non sono ancora una cosa sola, anche se ne hanno il desiderio.

8. Infine va ricordato che il matrimonio, soprattutto per un cristiano, è ordinato alla santità e ad una sempre crescente comunione con Dio.
Se c’è questa prospettiva, si sente ancor più l’esigenza di amarsi l’altro con un amore puro e santo.
Con l’augurio di un lieto e Santo Natale, ti benedico largamente come hai chiesto e ti ricordo nella preghiera. 
Padre Angelo

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