Quesito
Mio caro e gentile Padre Angelo,
spero innanzitutto che stiate bene! Vi seguo da molto, vi ho spesso scritto e mi avete sempre aiutato in tanti dubbi risolvendo tanti miei dilemmi sulla fede e di questo vi ringrazio dal profondo del cuore. Ho un dubbio. O meglio, prima non lo avevo ma, stamattina, ho avuto modo di conversare con una signora di profonda fede che mi ha fatto sorgere delle perplessità sul mio comportamento. Mi spiego. Quando vado in Chiesa, che sia per una visita o per la Santa Messa, mi inginocchio sempre in direzione del Tabernacolo del Santissimo Sacramento per darGli il primo saluto del mio ingresso. A volte mi avvicino e mi inginocchio dinanzi a Lui, altre volte lo faccio dal fondo della Chiesa, sempre avendolo dinanzi ma lontano. Non ho mai osato avvicinarmi a toccare il Tabernacolo e neppure durante l’adorazione Eucaristica, quando il sacerdote porta tra la gente il Santissimo esposto, ho osato toccare l’ostensorio in cui è collocata la Santa Eucaristia. Sento dentro me di non avere diritto di toccarLo, le mie sono mani di una persona umana che pecca, sono imperfetta, non ne sono degna. Penso che solo ai sacerdoti sia concesso, per il loro sacro mandato, poter toccare l’Eucaristia ed il Suo tabernacolo (sicuramente anche ai ministri dell’Eucaristia che però, da quanto ne so, pur essendo persone come tutti noi hanno seguito dei corsi, sono preparati e, di regola, dovrebbero avere una certa condotta morale). Stamattina sono stata alla Santa Messa (spesso ci vado anche durante la settimana, oltre alla domenica) ed una signora che vedo sempre lì e prega tanto, mi ha detto di non avere paura ma di avvicinarmi al Tabernacolo, toccarLo, baciarLo e non solo inginocchiarmi davanti a Lui. Mi diceva che il Signore vuole che noi Lo tocchiamo, che siamo concreti anche nei gesti, non solo nella preghiera. Qui sono nati i miei dubbi… è lecito fare questo? Io ho sempre visto le persone che si avvicinano e Lo toccano con disinvoltura, come se non fosse una cosa sacra e perfetta, come se mancassero di rispetto, non so come dire… Ma adesso mi è stato detto questo e non so se sto sbagliando, sono forse troppo rigida nel mio rispetto verso il Santissimo e davvero dovrei toccarLo? Chiedo il vostro aiuto.
Vi ringrazio di cuore e Dio vi benedica sempre.
Rossella
Risposta del sacerdote
Carissima,
1. il tuo comportamento entrando in chiesa è il più esatto.
La prima cosa che si deve fare è quella di guardare dov’è custodito il Santissimo Sacramento, la cui presenza è sempre indicata con una lampada rossa accesa.
In passato c’era la proibizione di entrare nel presbiterio, che normalmente è il luogo dove è custodito il Santissimo Sacramento.
Una balaustra, con un piccolo cancelletto chiuso, impediva ai fedeli di entrarvi.
In certe parti veniva chiamato “la Sancta Sanctorum” in analogia con “la Sancta Sanctorum” del tempio di Gerusalemme, dove poteva entrare solo il sommo sacerdote una volta all’anno, nel giorno dell’espiazione.
La separazione e la proibizione di entrarvi accrescevano il senso della sacralità del luogo.
2. Adesso quasi dappertutto sono state eliminate le balaustre. E là dove sono rimaste è stato divelto il cancelletto.
Tuttavia il rispetto del luogo sacro e l’adorazione per il Signore presente nel tabernacolo esigono segni che aiutino i fedeli a stare alla presenza del Signore come si conviene.
A questo proposito è necessario ricordare ciò che si legge nel libro dell’Esodo quando Mosè vide quel roveto che ardeva e non si consumava: “Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!»” (Es 3,3-5).
3. Un fatto analogo si legge nel libro di Giosuè: “Quando fu presso Gerico, Giosuè alzò gli occhi e vide un uomo in piedi davanti a sé, che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: «Tu sei dei nostri o dei nostri nemici?». Rispose: «No, io sono il capo dell’esercito del Signore. Giungo proprio ora». Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: «Che ha da dire il mio signore al suo servo?». Rispose il capo dell’esercito del Signore a Giosuè: «Togliti i sandali dai tuoi piedi, perché il luogo sul quale tu stai è santo». Giosuè così fece” (Gs 5,13-15).
4. Commentando il testo dell’Esodo il biblista Marco Sales scrive: “Togli i sandali: in segno di rispetto, come si suole fare anche oggi in Oriente prima di entrare in un luogo santo o rispettabile.
Anche i sacerdoti greci compivano a piedi nudi le loro funzioni”.
I musulmani esigono che tutti quelli che entrano in una moschea si tolgano le scarpe.
5. Da noi non si richiede questo. E tuttavia i nostri luoghi non sono semplicemente sacri come possono essere considerate le moschee. C’è qualcosa di infinitamente più grande: la presenza sacramentale del Signore.
Non solo, ma vi è un prolungamento della sua passione e morte perché nell’eucarestia è presente il Cristo immolato, il Christum passum, come dice San Tommaso d’Aquino.
Come non fermarsi allora davanti a Santissimo Sacramento?
Per questo la Chiesa chiede che davanti a Santissimo Sacramento ci si inginocchi in segno di adorazione.
6. La Bibbia di Gerusalemme parla di questa separazione intimamente legata al sacro quando si trattò di ricevere l’Alleanza da parte di Dio.
Il testo sacro dice: “Il Signore disse a Mosè: «Va’ dal popolo e santificalo, oggi e domani: lavino le loro vesti e si tengano pronti per il terzo giorno, perché nel terzo giorno il Signore scenderà sul monte Sinai, alla vista di tutto il popolo. Fisserai per il popolo un limite tutto attorno, dicendo: «Guardatevi dal salire sul monte e dal toccarne le falde. Chiunque toccherà il monte sarà messo a morte” (Es 19,11-12).
Ed ecco il commento della prestigiosa edizione biblica: “Trascendenza e santità sono inseparabili e la santità implica una separazione dal profano.
I luoghi nei quali Dio si rende presente sono proibiti.
Ugualmente l’arca sarà intoccabile (2 Sam 6,7). Questa concezione primitiva del sacro comporta un insegnamento permanente sulla grandezza inaccessibile e sulla maestà terribile di Dio”.
7. A proposito dell’intoccabilità dell’arca dell’alleanza la Bibbia di Gerusalemme annota: “La legge sacerdotale codifica questo sentimento: gli stessi leviti non possono, senza pericolo di morte avvicinarsi all’arca prima che essa sia coperta dai sacerdoti (Nm 4,5.15.20), né possono toccarla; per questo la portano con le sbarre (Es 25,15)”.
Da questo possiamo concludere che Dio stesso vuole educare il popolo al senso del sacro.
Non è Dio ad aver bisogno di questo riguardo, ma sono gli uomini che proprio attraverso queste disposizioni vengono introdotti nel vero atteggiamento con cui si deve stare davanti al Signore: in adorazione, in ginocchio, sentendo tutta la grandezza della santità di Dio e la miseria del cuore umano che non può avvicinarsi a Dio se non perfettamente purificato.
Continua dunque a comportarti così, senza prendere quelle confidenze con il tabernacolo che in nessun modo la Sacra Scrittura suggerisce, ma anzi proibisce.
Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo