Caro padre Angelo, non capisco questo passo della Summa

Caro padre Angelo, non capisco questo passo della Summa

Quesito

Caro padre Angelo,
non capisco questo passo della Summa:
“Nulla può impedire che facoltà o abiti scientifici di ordine inferiore si diversifichino riguardo a oggetti che non sono distinti in una facoltà o abito d’ordine superiore, perché tale abito o facoltà considera l’oggetto da un punto di vista più universale.
Così l’oggetto del senso comune è il sensibile, che comprende sotto di sé il visibile e l’udibile: quindi il senso comune, essendo un’unica facoltà, si estende a tutti gli oggetti dei cinque sensi.
Allo stesso modo la dottrina sacra, pur essendo unica, può considerare i vari oggetti delle molteplici scienze filosofiche sotto un unico aspetto, cioè in quanto sono divinamente rivelabili.
In tal modo la sacra dottrina ci si presenta come una partecipazione della scienza divina, che pur essendo una e semplice abbraccia tutte le cose” (San Tommaso, Somma teologica, I, 1, 3, ad 2).
Potrebbe spiegarmelo, per favore?
Cordiali saluti e a presto,
Matteo.


Risposta del sacerdote

Caro Matteo,
1. San Tommaso vuole dire che la teologia è una scienza che abbraccia in se stessa anche le varie discipline filosofiche per l’attinenza che ognuna di esse ha con Dio.
Per questo la teologia o sacra doctrina (San Tommaso privilegia questo termine) si occupa di Dio e anche delle creature con annesse discipline filosofiche.
Tuttavia la teologia si occupa di Dio principalmente.
Delle creature invece se ne occupa solo in quanto si riferiscono a Dio, come a loro principio o a loro fine (Cf. Somma teologica, I, 1, 3).

2. Con quest’affermazione fatta all’inizio della Somma teologica San Tommaso mette le mani in avanti per dire che all’interno della sua esposizione teologica ricorrerà ampiamente ai dati della filosofia, ma da un punto di vista diverso, anzi superiore.

3. E giustifica questo ricorso dicendo che anche nell’ordine conoscitivo c’è qualche cosa del genere.
Osserva infatti che ogni senso percepisce il suo oggetto particolare (la vista il colore, l’udito il suono, l’olfatto l’odore…), ma ce n’è uno che li percepisce tutti insieme ed è il senso comune.

4. Qui per senso comune non s’intende il comune sentire degli uomini, l’opinione della folla, che i greci chiamavano docsa, ma quella funzione comune dei cinque sensi che permette ad un unico soggetto di sentirsi soggetto simultaneamente di diverse esperienze sensitive.
Per cui non c’è solo l’occhio che vede, l’udito che sente, ma che un soggetto unico al quale si riconducono tutte quelle attività.

5. Il primo ad introdurre la nozione di senso comune è stato Aristotele.
Egli ne parla con il termine greco di àisthesis (percezione) koiné (comune).
Questa nozione è stata condivisa dagli stoici ed è stata ripresa da Avicenna per poi passare alla filosofia medievale e quindi a San Tommaso.

6. Fatte queste premesse, risulta chiara anche la conclusione cui perviene San Tommaso: “Allo stesso modo la dottrina sacra, pur essendo unica, può considerare i vari oggetti delle molteplici scienze filosofiche sotto un unico aspetto, cioè in quanto sono divinamente rivelabili.
In tal modo la sacra dottrina ci si presenta come una partecipazione della scienza divina, che pur essendo una e semplice abbraccia tutte le cose” (Somma teologica, I, 1, 3, ad 2).

Ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

Di |2018-06-27T15:00:00+00:0027 giugno 2018|Un sacerdote risponde - Varie - Generale|