Quesito

Caro Padre Angelo
ho letto un aneddoto su Santa Teresa d’Avila, in cui si racconta di come la santa avesse assicurato ad un certo frate che la sua elezione a priore del convento era secondo la volontà di Dio. Il frate però non venne eletto, e disse in seguito a Santa Teresa che forse in fondo non era la volontà di Dio che egli diventasse priore. La santa rispose che era volontà di Dio, ma che i frati avevano deciso diversamente!
L’aneddoto e’ divertente, ma io mi chiedo: com’e’ che la volontà di Dio e’ limitata dall’uomo? La Chiesa insegna che, nella gamma di scelte che ogni uomo ha davanti a se in ogni momento, ve ne siano di preferibili e meno preferibili agli occhi di Dio. Se l’uomo sbaglia, o sceglie una opzione sub-ottimale, Dio lo "tollera" e riesce, in un secondo momento, a ricavare un maggior bene, anche se per questo errore ci sarà un prezzo da pagare per l’uomo.
Avrei tre domande per lei. La ringrazio in anticipo per il tempo e la pazienza che ci concede.
Qual è il "prezzo" da pagare per una scelta come quella dei frati dell’aneddoto? La scelta sbagliata probabilmente fu dovuta non a diretta inimicizia per il frate amico di santa Teresa (che, fra religiosi, forse si configurerebbe come un peccato mortale) ma da una inesatta valutazione della situazione, forse per un difetto di formazione della coscienza, o precedenti peccati che hanno ostacolato l’azione dello Spirito Santo, o troppa poca preghiera. Questo si risolve in un purgatorio piu’ lungo oppure in un effettivo minor grado di gloria in Cielo?
Seconda domanda, sempre a proposito di volontà di Dio e scelte umane: se gli ebrei avessero accettato il Messia, si sarebbe instaurato un regno di giustizia e forse tutta una serie di uomini nei millenni seguenti non sarebbero andati incontro alla dannazione. I teologi parlano di una "Felix culpa", nel senso che grazie alla Passione di Nostro Signore, la gloria che attende la Chiesa sarà molto maggiore – ma come questo ripagherà la perdita definitiva e irrimediabile delle anime dei dannati? Chi non rinuncerebbe ad un po’ di gloria pur di salvare un dannato? Oppure quelle anime erano predestinate alla dannazione sin dal principio dei tempi, come credo ritengano i protestanti? (cosa che mi e’ difficile accettare).
Terza domanda: In che modo Dio riesce comunque a risolvere in meglio anche le scelte errate, preservando contemporaneamente il libero arbitrio? Ho letto che il card. Siri a questo proposito riteneva che Dio intervenisse immediatamente dopo ogni scelta, anche minima, scegliendo fra le miriadi di conseguenze possibili quella che più è appropriata al Suo disegno. Questa ipotesi mi pare ragionevole, perché’ salva l’autonomia dell’uomo e ben si adegua anche alle recenti nozioni della fisica, che hanno eliminato il meccanicismo (teoria dei quanti eccetera) – e poi e’ piacevole pensare alla Provvidenza come ad una cosa che agisce in modo così continuo e profondo, come danzando attorno alle scelte dell’uomo – mi passi l’espressione poetica. Secondo lei, questa ipotesi e’ accettabile anche dal punto di vista tomistico?

La saluto affettuosamente, la ringrazio per l’attenzione e la pazienza e la ricordo nella preghiera. Le sarei grato per un ricordo nella preghiera per la mia famiglia. Grazie,
Andrea


Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
i tuoi quesiti sono riferiti a realtà che noi non possiamo direttamente verificare per cui le risposte che ti darò saranno chiare nei loro principi e necessariamente vaghe nelle loro conclusioni.

1. Circa la mancata elezione di un frate (se non sbaglio, si trattava nientemeno che di san Giovanni della Croce) va detto che la volontà di Dio può essere coartata in un certo senso dalla volontà umana.
Non che Dio non sia più onnipotente, per carità! Ma nel senso che avendoci creati liberi, ci rispetta fino in fondo come avviene quando l’uomo non solo compie scelte meno ottimali, ma deliberatamente compie un peccato.
Nel caso dei frati che non hanno eletto il confratello più degno: questo è avvenuto perché nella loro deliberazione si sono lasciati guidare da criteri umani e non hanno mirato al bene più grande della provincia religiosa e della Chiesa.
Certamente hanno commesso un peccato, la cui consistenza però è nota solo a Dio.

2. Mi chiedi se per quel peccato abbiano avuto una minore gloria in cielo o un purgatorio più lungo.
A questa domanda non possiamo dare una risposta: può darsi che di questo peccato già qui in terra se ne siano pentiti e abbiano fatto penitenza. E già sotto questo aspetto si potrebbe dire che dove è abbondato il peccato è sovrabbondata la grazia.
In tal modo rimane sempre sovrana la volontà di Dio il quale dopo il peccato dà il tempo e la grazia del pentimento.
Può darsi anche che quei frati carmelitani abbiano pensato di aver agito bene e che pertanto non si siano mai pentiti di quella elezione.
Certamente il loro peccato ha avuto bisogno di riparazione. Ma come si sia concretizzata quella riparazione a noi non è dato di saperlo, almeno per ora.

3. Ti domandi poi che cosa sarebbe successo se gli ebrei avessero accolto il Messia.
Anche a questa domanda non è possibile dare una risposta, perché non conosciamo i futuribili.
Per futuribili s’intendono che gli avvenimenti che sarebbero accaduti qualora le scelte umane fossero state diverse da quelle attuate.
Con certezza però sappiamo questo: che Dio si è incarnato quando giunse la pienezza dei tempi, e cioè al tempo giusto. In questo tempo giusto sono compresi anche gli uomini che non lo hanno accolto e lo hanno crocifisso.
Il Cristo infatti “doveva patire” (Lc 24,26) e “dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20,20-28).

4. La chiesa canta “o felice colpa” non per il rifiuto degli ebrei, ma per il peccato, perché ci ha meritato un così grande Redentore. 

5. Quanto attribuisci al Card. Siri è ragionevolissimo. Questo eminentissimo Cardinale era solito dire che Dio permette il male solo ed esclusivamente per condannarlo a servire un bene più grande.
Soggiungeva però che questo bene più grande sa tirarlo fuori solo Lui e in alcuni casi potrebbe consistere nell’esaltazione della sua santità e giustizia punendo la colpa nell’al di là, visto che nell’al di qua non se ne è fatto nulla.

Ti assicuro volentieri la mia preghiera per le tue intenzioni.
Il Signore benedica te e la tua famiglia per l’anno nuovo.
Ti benedico anch’io.
Padre Angelo