Quesito

Caro P. Angelo,
ho letto con interesse alcune Sue risposte a proposito della Confessione, e ho imparato cose che non sapevo. In particolare mi è più chiara la necessità di anteporre la Confessione alla Comunione. Io e la mia famiglia siamo soliti andare a Messa tutte le domeniche e facciamo la Comunione. A volte però mi non mi trovo in stato di Grazia e allora, come dice la Chiesa, non posso fare la Comunione. Fino a ora avevo seguito i consigli di molti sacerdoti che dicono che se si è pentiti e si ha il proposito di confessarsi appena possibile si può ugualmente fare la Comunione.
Adesso, grazie alle Sue spiegazioni, mi è più chiaro che il mio comportamento era sbagliato. Tuttavia non mi è chiaro quali sono quei casi in cui la Chiesa ammette che ci si possa Comunicare prima della Confessione. Se ho capito bene, per un laico tali casi non esistono. Eppure a volte quando non sono in stato di Grazia e sono a Messa mi pongo il problema dell’esempio da dare a mio figlio, allora mi pongo la domanda: farei bene a non fare la Comunione aspettando di confessarmi, oppure sarebbe meglio farla comunque per dare l’esempio a mio figlio di fare sempre la comunione. O forse sarebbe meglio rinunciare a fare la comunione, spiegando a mio figlio perché non la faccio, e in questo modo dargli un esempio di maggiore serietà. In questo caso però lui potrebbe farmi ulteriori domande, del tipo: che peccato hai fatto…?
Insomma, anche questo è il motivo per cui mi è capitato di fare la comunione in modo sacrilego.
La ringrazio per la Sua pazienza e attenzione.
Cordiali saluti.
Lauro


Risposta del sacerdote

Caro Lauro,
1. sono contento che il nostro sito ti abbia aiutato ad essere più attento allo stato di grazia prima di fare la S. Comunione.
Ci tengo a precisare che non  si tratta solo di una legge della Chiesa, ma della legge di Dio, esposta da San Paolo, il quale godeva della divina Rivelazione: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,26-30).

2. Mi spiace che vi sia qualche sacerdote che si distacca da quanto ci è sempre stato trasmesso e che la Chiesa puntualizza con la seguente dichiarazione di Giovanni Paolo II: “L’integrità dei vincoli invisibili (vale a dire lo stato di grazia che ci tiene vincolati a Dio in modo tutto particolare; questa è una mia precisazione!) è un preciso dovere morale del cristiano che vuole partecipare pienamente all’Eucaristia comunicando al corpo e al sangue di Cristo.
A questo dovere lo richiama lo stesso Apostolo con l’ammonizione: «Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice» (1 Cor 11,28).
San Giovanni Crisostomo, con la forza della sua eloquenza, esortava i fedeli: «Anch’io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta. Un tale accostamento, infatti, non potrà mai chiamarsi comunione, anche se tocchiamo mille volte il corpo del Signore, ma condanna, tormento e aumento di castighi».
In questa linea giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1385)stabilisce: «Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione». Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, «si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale»” (Ecclesia de Eucharistia 36).
Come vedi, Giovanni Paolo II non fa alcun accenno in questa lettera enciclica sull’Eucaristia ai casi eccezionali.
La norma è quella che lui ha esposto e la Chiesa non può derogare da questa norma perché deriva dalla divina Rivelazione (San Paolo).

3. Certamente è una buona cosa fare sempre la S. Comunione tutti insieme. È un comportamento esemplare ed educativo per il figlio.
Ma è altrettanto educativo ed esemplare che tu ti astenga dal non fare la S. Comunione se non ti trovi in stato di grazia.
Diventa esemplare anche per lui che qualche volta potrebbe non trovarsi in stato di grazia e potrebbe trovarsi a disagio nel tralasciare la S. Comunione se teme di essere da voi giudicato.

4. Certo, meglio sarebbe se tuo figlio ti vedesse accostarti in maniera regolare e frequente alla confessione sacramentale. Anzi se tu dicessi: io vado a confessarmi.

5. Qualora il figlio chiedesse come mai non fai la S. Comunione tu devi rispondergli che si tratta di cose troppo personali, che si devono dire solo al confessore.
Oppure puoi dirgli in maniera generale che talvolta uno può essere preso da pensieri brutti di ogni genere o che nel proprio spirito non si ha uno stato d’animo disposto a ricevere convenientemente il Signore, oppure che è già troppo tempo che non ti confessi e che senti il bisogno di confessarti e che comunque desideri una nuova purificazione e una nuova santificazione della tua anima.

6. I casi eccezionali previsti per fare la Santa Comunione premettendo un atto di dolore perfetto col proposito di confessarsi al più presto sono questi: il sacerdote viene meno durante la celebrazione, ed è necessario consumare il corpo e il sangue del Signore. Se uno fosse in peccato mortale, in quel momento cercherà di riportarsi in grazia con un atto di dolore perfetto e poi farà la S. Comunione.
Oppure è previsto il caso di chi è già pronto per ricevere la S. Comunione e in quel momento si ricorda di un peccato grave non ancora confessato. Tornare indietro davanti a tutti sarebbe per la gente motivo di pensar male.
Oppure si può contemplare anche il caso di chi ha tentato di confessarsi, ma non è riuscito a trovare il confessore e in quel momento il tralasciare la S. Comunione diventa motivo di scandalo: ad esempio un giovane ben impegnato nella comunità cristiana che proprio in occasione del matrimonio è andato a confessarsi, ma per contrattempi vari non è riuscito a trovare un sacerdote confessore.
Come vedi, si tratta di casi così eccezionali che Giovanni Paolo II non ha neanche voluto menzionarli, per non mettere confusione nella gente.

7. Al contrario, il comportamento di alcuni sacerdoti è chiaramente trasgressivo della legge di Dio e della Chiesa
Senza dire che poi praticamente succede questo: da una settimana si  passa ad un’altra settimana e così via dicendo sicché uno si trova abitualmente a fare la Santa Comunione per più volte consecutive o per un periodo molto prolungato senza aver accusato previamente i peccati gravi.
Vedi tu se questo non è andar contro il dettato della Sacra Scrittura e dell’insegnamento della Chiesa.
Mi chiedo se i sacerdoti di cui parli non valutino questo rischio, che è ben reale.

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di ribadire le condizione per ricevere degnamente, santamente e fruttuosamente la Santa Comunione.
Ti ricordo al Signore insieme con la tua bella famiglia e ti benedico.
Padre Angelo