Quesito

Caro padre
mi rivolgo a Lei per la trita e, forse un po’ noiosa questione dei sacramenti amministrati ai divorziati risposati. Conosco benissimo la posizione della Chiesa e il noto passo del Vangelo in cui Gesù paragona il coniuge che rinnega agli adulteri. Vorrei sottoporle una fattispecie e chiederle un parere alla luce di quel passo: una persona si sposa civilmente, poi per opportunismo divorzia e sposa un buon partito con rito religioso, dopo avere abbandonato al suo destino il coniuge. Il sacramento concesso, secondo Lei, contraddice o no quel passo del Vangelo in cui si fa divieto di ripudiare l’altro. E’ mai pensabile che Gesù si possa disinteressare di un suo figlio/a e di un’unione soltanto per la modalità di un rito che in questa forma non ha istituito Lui. L’unico matrimonio che conosceva Gesù era quello ebraico. Come si può infliggere una punizione tanto orribile come la negazione dell’Eucarestia, fondandola su quelle parole che vengono volontariamente estrapolate dal contesto?
Maria


Risposta del sacerdote

Cara Maria,
per risolvere il problema devi tenere presenti alcuni principi.

1. Il primo di questi principi è il seguente: per due battezzati è valido solo il matrimonio sacramento.
Due battezzati che si sposano civilmente celebrano un matrimonio nullo.
Pertanto davanti a Dio e davanti alla Chiesa non sono coniugi, ma due persone che si sono messe insieme e si cono impegnate con intento di stare così per tutta la vita.
Ma, parlando con precisione, secondo il profilo ecclesiale, non sono coniugi.

2. Conseguentemente se queste due persone si lasciano, dal momento che davanti a Dio e alla Chiesa sono persone libere, non compiono alcun ripudio e hanno la facoltà di sposarsi col matrimonio sacramento.

3. Certo la Chiesa non dimentica che, sebbene il loro precedente matrimonio fosse nullo, tuttavia erano due persone che si erano impegnate. Sicché l’abbandono di una persona può costituire un’ingiustizia, un danno inferto all’altro, un danno che richiede una riparazione.
Per questo la Chiesa, pur concedendo di celebrare il matrimonio sacramento, si cautela che vengano adempiuti tutti gli obblighi di giustizia derivanti dalla precedente unione.

4. Mi scrivi: “E’ mai pensabile che Gesù si possa disinteressare di un suo figlio/a e di un’unione soltanto per la modalità di un rito che in questa forma non ha istituito Lui”.
Non si tratta della modalità di un matrimonio non istituito da Cristo, ma ben di più.
Trattandosi di persone battezzate, Cristo vuole che vivano la pienezza del matrimonio in un orizzonte di santificazione, amandosi l’un l’altro che come Dio ama l’uomo e Cristo ama la Chiesa.
Se due battezzati rifiutano di inserire il loro amore in questa corrente di grazia e di salvezza rifiutano il progetto di Cristo sul matrimonio.

5. Scrivi ancora: “L’unico matrimonio che conosceva Gesù era quello ebraico”.
Ma Gesù era forse un uomo limitato come noi?
Oppure non era, anzi non è Dio che si è fatto carne?
Non esiste altra via di santificazione che quella portataci da Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6).

6. Infine dici: “Come si può infliggere una punizione tanto orribile come la negazione dell’Eucarestia, fondandola su quelle parole che vengono volontariamente estrapolate dal contesto?”
L’eucaristia viene data a chi si mette in una corrente di santificazione, aiutato dalla grazia del sacramento.
Due battezzati che si sposano solo civilmente non ci pensano neanche a mettersi in una corrente di santificazione.
Come possono poi chiedere l’Eucaristia quando oggettivamente vivono in aperto contrasto con la volontà di Colui col quale vogliono fare la Comunione? È ancora Comunione questa? È “Santa Comunione”?
Quando scrivi: “fondandola su quelle parole che vengono volontariamente estrapolate dal contesto?” Non capisco quale sia il testo e il contesto da cui si estrapolerebbero le parole del Signore cui fai riferimento.

7. Se una persona divorzia da un matrimonio civile per opportunismo c’è da chiedersi se vi sia stato vero amore o se si fosse legata solo civilmente anche qui per altri opportunismi.
Non nego che sposandosi una persona cerchi anche il cosiddetto “buon partito”.
Certo questo “buon partito” non è sufficiente da solo a costituire un vero matrimonio. Ma se ci sono le altre premesse (il mutuo amore e l’apertura alla vita) il matrimonio è valido.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo