Quesito

Caro Padre Angelo,
Avrei alcuni dubbi che mi assillano da un po’, glieli elenco:
Vorrei capire il motivo per cui abbiamo un corpo: San Paolo parla del corpo come "santuario dello Spirito Santo", eppure a me sembra che questo, almeno in conseguenza del peccato originale, procuri all’uomo quasi solo svantaggi, legati anche alle passioni che da questo derivano. Tanto è vero che Gesù stesso nel Vangelo dice che "la carne non giova a nulla" e che "lo spirito è pronto ma la carne è debole"; inoltre dice: "non abbiate paura di chi ha potere sulla carne ma non sullo spirito, ma temete colui che ha il potere di uccidere lo spirito". In quest’ottica l’unico scopo che mi pare abbia veramente il corpo è quello di "santificarci", come un peso che siamo costretti a portare. Tanto è vero che, se fosse un valore aggiunto, in qualche modo noi saremmo superiori agli angeli, che invece non hanno un corpo, ma a quanto ne so non è così. Oppure abbiamo qualche vantaggio, avendo un corpo, che gli angeli non hanno?
La ringrazio in anticipo per le risposte. Si senta libero di reindirizzarmi a qualche risposta già data nel sito, nel caso ci fosse già.
Ringrazio per il vostro servizio, che rende questo sito un’autentica miniera d’oro.
Luigi


Risposta del sacerdote

Caro Luigi,
1. quando Dio creò l’uomo in anima e corpo vide che “era cosa molto buona” (Gn 1,31).
Non ha creato il corpo perché fosse un peso per l’uomo.
Anzi, proprio perché è costituito anche di corpo l’uomo riceve molti vantaggi.
Eccoli.

2. Se l’uomo fosse solo spirito sarebbe come gli angeli.
Gli Angeli sono dotati di un’intelligenza intuitiva in forza della quale in un attimo, nell’attimo stesso della loro creazione, hanno visto tutto.
Hanno visto evidentemente secondo il grado di perfezione che Dio ha dato ad ognuno di questi Angeli.
I teologi infatti distinguono diverse gerarchie di Angeli.
Queste gerarchie spesso vengono menzionate nel Prefazio della liturgia eucaristica: cherubini, serafini, troni, dominazioni, virtù, principati, potestà, arcangeli, angeli.

3. L’uomo invece non è solo spirito.
E proprio perché è dotato di corpo, e pertanto di sensi, la sua conoscenza sebbene non abbia la perfezione della conoscenza angelica è razionale, creativa e pertanto capace di progredire e di meritare.
La conoscenza dell’uomo parte sempre dai sensi, i quali non colgono il tutto, ma solo un particolare oggetto. La nostra intelligenza poi collegando un particolare con un altro (e cioè una nozione con un’altra) ha la capacità di progredire nella conoscenza. E con la capacità di progredire ha anche la capacità di crescere nel merito e di riscattarsi nel caso di errore. Capacità che invece gli Angeli non hanno.

4. Inoltre a motivo della corporeità gli uomini fanno l’esperienza della genitura, possono diventare padri e madri, con tutto ciò che questo comporta in dedizione, in amore, in comunione che si allarga in senso verticale (le varie generazioni: nonni, figli, nipoti) e orizzontale (fratelli, sorelle, cugini, parenti a vario livello).

5. Proprio perché dotati di corpo, sono capaci di trasformare la materia, di lavorarla, di plasmarla, di tirarne fuori tutta la sua infinita potenzialità.
E così sono essere partecipi con Dio della signoria del mondo, di prolungare l’opera della sua creazione.

6. Con il lavoro, che impegna direttamente il corpo, l’uomo si rende partecipe in maniera attiva della Provvidenza. E così diventa capace di provvedere a se stesso e di provvedere agli altri.

7. Il nostro corpo è soggetto alle passioni o emozioni.
Queste passioni sono un potenziale enorme che Dio ha dato all’uomo perché in ogni settore della vita possa vivere, lavorare, relazionarsi con  gli altri volentieri, con gusto, con trasporto interiore.
Senza queste emozioni tutto sarebbe freddo e si esprimerebbe con il gelo di una macchina o di un robot.

8. Inoltre il corpo con le sue emozioni è capace di portare ad una più profonda comunione col Signore, come avviene attraverso le parole, la bellezza dei riti, la melodia dei canti, le vesti sacre, le processioni, i riti…
Per questo Davide nei Salmi dice: “Ha sete di te l’anima mia, ti desidera la mia carne” (Sal 63,2); “Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente” (Sal 84,5).

9. Giustamente dunque il Concilio Vaticano II dice che “non è lecito all’uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno” (Gaudium et Spes 14).

10. Dopo il peccato originale l’uomo è diventato soggetto alla sofferenza.
Ma anche queste sofferenze, spesso intimamente legate al corpo, ci uniscono alla redenzione di Cristo, permettendoci di completare attraverso la nostra partecipazione ciò che manca ai suoi patimenti a favore del suo corpo che è la Chiesa (Col 1,24);

11. Certo, dopo il peccato originale l’uomo sperimenta anche la ribellione dei sensi.
E in riferimento a questo S. Paolo scrive: “Di fatto provo diletto nella legge di Dio, secondo l’uomo interiore; ma vedo nelle mie membra un’altra legge, che lotta contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Rm 7,22-24).
Ma qui, per corpo di morte non s’intende il corpo in se stesso, il quale continua a rimanere “cosa molto buona” (Gn 1,31), ma l’inclinazione al male e la schiavitù dalle passioni qualora fossero disordinate.
Per questo dobbiamo essere vigilanti per non renderci schiavi delle perverse inclinazioni del cuore” (GS 14).

12. In conclusione: sebbene per natura siamo inferiori agli angeli perché essi sono puri spiriti, tuttavia sotto alcuni aspetti abbiamo dei vantaggi nei loro confronti.
E possiamo addirittura superarli nella loro santità, come è avvenuto per la Beata Vergine Maria che essi stessi venerano come Regina.

Ti auguro ogni bene nel corpo e nell’anima, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo