Quesito

caro padre Angelo
vengo a lei ancora una volta per dirimere alcuni dubbi.
Qualche giorno fa mio figlio Francesco mi telefona da Londra per chiedermi alcuni chiarimenti riguardo ad alcune affermazioni attribuite al papa attuale:la prima è questa: come si concilia quello che ha scritto san Paolo riguardo al ricevere l’eucaristia in condizione di peccato e l’affermazione del papa ad una fedele argentina che vive con un divorziato che può farla comunque.
E sembra che voglia raggiungere questo obbiettivo  (cioè di ammettere divorziati e separati ai sacramenti benché non ne abbiano i requisiti.
Ora o san Paolo si sbaglia o il papa….
Mi hanno sempre detto di seguire la sacra scrittura ma vedo molte contraddizioni in tutto ciò.
Basti pensare all’omosessualità che nel catechismo viene ancora additata a peccato contro lo Spirito Santo ora viene vista come una positiva normalità.
C’è un’intervista di mons. Mogavero su vatican insider in cui il prelato afferma la positività dei matrimoni gay.
Ma si rendono conto questi vescovi della confusione che regna tra gli ormai pochi cristiani!: grazie
Gianni


Risposta del sacerdote

Caro Gianni,
1. purtroppo è vero quanto hai scritto nell’ultima riga della tua mail. Regna molta confusione su temi importanti e delicati della vita cristiana.
Questa confusione a che fare con la vita di grazia e pertanto non si tratta di quisquilie.

2. Non entro nel merito della telefonata del Papa a una donna argentina. Noi, dai giornali, abbiamo appreso solo la versione della donna.
Per formulare un giudizio equo bisognerebbe sentire anche la versione del Papa. E questa non la possediamo.
Soprattutto è necessario esaminare le particolari circostante di questa donna: può darsi che pur riaccompagnata con un altro uomo viva con lui da fratello e sorella, e pertanto in perfetta castità. In tal caso, evitato lo scandalo (e cioè andando in altra parrocchia, come avrebbe detto il Papa), la donna può fare la Santa Comunione.

3. Sulla Comunione ai divorziati risposati tanti dimenticano che è necessario lo stato di grazia per potersi accostare alla Santa Comunione.
Diversamente si fa sacrilegio.
Ora i divorziati risposati sono persone che hanno messo su un nuovo matrimonio che davanti a Dio non è vero matrimonio.

4. Rimane sempre valido e non sarà ritoccato quanto afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica:
“Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio.
Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio.
Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione.
Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza” (CCC  1650).

5. Inoltre: “Il divorzio è una grave offesa alla legge naturale.
Esso pretende di sciogliere il patto liberamente stipulato dagli sposi, di vivere l’uno con l’altro fino alla morte.
Il divorzio offende l’Alleanza della salvezza, di cui il matrimonio sacramentale è segno.
Il fatto di contrarre un nuovo vincolo nuziale, anche se riconosciuto dalla legge civile, accresce la gravità della rottura: il coniuge risposato si trova in tal caso in una condizione di adulterio pubblico e permanente: «Se il marito, dopo essersi separato dalla propria moglie, si unisce ad un’altra donna, è lui stesso adultero, perché fa commettere un adulterio a tale donna; e la donna che abita con lui è adultera, perché ha attirato a sé il marito di un’altra» (San Basilio di Cesarea, Moralia, regola 73)” (CCC 1384).

6. Questa dottrina è immutabile e, sebbene parecchi diano l’impressione che non valga più, rimane vera.
Nessun Sinodo può riformarla e non la riformerà.
Anzi, dobbiamo essere certi che il prossimo Sinodo non oserà neanche toccarla.

7. I problemi invece sono di carattere pastorale.
Per questo si deve tenere prendete quanto dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Nei confronti dei cristiani che vivono in questa situazione e che spesso conservano la fede e desiderano educare cristianamente i loro figli, i sacerdoti e tutta la comunità devono dare prova di una attenta sollecitudine affinché essi non si considerino come separati dalla Chiesa, alla vita della quale possono e devono partecipare in quanto battezzati:
«Siano esortati ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare il sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera, a dare incremento alle opere di carità e alle iniziative della comunità in favore della giustizia, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza, per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio» (Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 84)” (CCC 1651).
Su ulteriori sviluppi, che di sicuro avverranno eodem sensu eademque sententia (e cioè nella medesima direzione di quanto insegnato precedenetemnte), vedremo che cosa verrà detto.

8. Il peccato di omosessualità non è un peccato contro lo Spirito Santo, ma un peccato che grida verso il cielo.
Questo lo ricorda la Sacra Scrittura e lo ricordano anche la dottrina di sempre e il Catechismo della Chiesa Cattolica: “La tradizione catechistica ricorda pure che esistono « peccati che gridano verso il cielo».
Gridano verso il cielo: il sangue di Abele (Gn 4,10); il peccato dei Sodomiti (Gn 18,20; Gn 19,13); il lamento del popolo oppresso in Egitto (Es 3,7-10.); il lamento del forestiero, della vedova e dell’orfano (Es 22,20-2); l’ingiustizia verso il salariato (Dt 24,14-15; Gc 5,4)” (CCC 1867).

9. Non ho presente l’intervista rilasciata dal monsignore che citi.
Indubbiamente nelle amicizie fra gli omosessuali vi possono delle cose positive. Nessuno lo può mettere in dubbio.
Ma la relazione sessuale omosessuale non è una cosa positiva, è un peccato grave, un peccato che grida verso il cielo per il grande disordine che provoca all’interno della società.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo