Quesito

Caro padre Angelo,
vorrei un chiarimento circa la professione di fede di Pietro in Mt 16,16. A me sembra che Pietro riconosca in Gesù il Messia atteso, colui che doveva ristabilire il regno di Israele, ma non la sua divinità intesa come Verbo incarnato. D’altronde il titolo di Figlio di Dio veniva senza problemi attribuito al Messia, pur essendo un semplice uomo. Sarà Gesù stesso, davanti al sinedrio, a svelare la sua vera identità che lo porterà alla condanna a morte (Mc 14,62). Si può stabilire quando e in che modo, la prima comunità, giunse a credere nella divinità di nostro Signore?
Grazie.
Cordiali saluti.
Angelo


Risposta del sacerdote

Caro Angelo,
1. Per comodità dei nostri visitatori riporto il passo della Sacra Scrittura in cui Pietro dice a Gesù: “Tu sei il Figlio di Dio”.
“Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»” (Mt 16,13-19).

2. Da notare che Pietro dice a Gesù: “Tu sei il Cristo, il figlio di Dio.
Così anche nel testo greco, che è l’originale.
Con questa risposta Pietro riconosce e confessa non solo che Gesù è il Messia, ma anche la sua divinità. L’articolo infatti che nel testo greco precede la parola Figlio mostra con evidenza che non si tratta di un figlio adottivo qualunque, ma del Figlio unico di Dio, cioè della seconda persona della SS. Trinità.
D’altra parte Pietro, opponendo Gesù a Giovanni Battista, ad Elia, a Geremia, i quali furono figli di Dio adottivi, lascia chiaramente vedere che non intende parlare di una figliazione adottiva ma di una figliazione naturale.
E ciò è reso ancora più manifesto dalla risposta di Gesù, il quale non avrebbe avuto alcun motivo di chiamar Pietro beato e di attribuire la sua confessione a una speciale rivelazione del Padre, se Pietro l’avesse semplicemente confessato figlio adottivo di Dio, poiché la carne e il sangue, cioè quanto naturalmente sapeva, bastavano a manifestarglielo.

2. Non va dimenticato che già prima che si trovasse a Cesare di Filippo, Gesù aveva ringraziato il Padre per aver manifestato ai suoi, ai piccoli secondo il mondo, verità superiori alle loro forze umane.
Si legge in Matteo: In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te” (Mt 11,25-26).

3. Allora diventa evidente anche la risposta alla tua ultima domanda: si può stabilire quando e in che modo, la prima comunità, giunse a credere nella divinità di nostro Signore?
La rivelazione gli apostoli l’hanno ricevuta da Dio stesso.
Questo emerge chiaramente dalle parole usate da Gesù.

4. Davanti al sinedrio Gesù dichiara apertamente ai membri di quel consesso la sua identità.
Ma questa l’aveva svelata coi fatti e con le parole già molto tempo prima. tanto che nel Vangelo di Giovanni si legge a proposito della guarigione del paralitico operata di sabato: “Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio” (Gv 5,18).

Ti ringrazio di avermi dato a tutti i nostri visitatori la possibilità di rinsaldare la propria fede in Cristo, Dio venuto tra noi.
A Lui ti affido con una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo