Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un insegnante di religione cattolica nella scuola media. Nei giorni scorsi ho spiegato agli alunni di una classe terza che Gesù ha rivoluzionato il modo antico, ebraico e non, di rapportarsi con le donne. Un’alunna mi ha posto una domanda di questo tenore: «Se davvero Gesù ha riconosciuto alle donne una dignità pari a quella degli uomini, perché non si è spinto fino ad affidare anche a loro il ministero apostolico?». Le ho risposto adducendo motivazioni di carattere sociale e culturale, ma mi rendo conto, leggendo la sua risposta ad una domanda del 25 febbraio 2013 sul sacerdozio femminile, che la questione è molto più complessa. Come spiegarla ad alunni di 13-14 anni?
Sia lodato Gesù Cristo.
Tiziano


Risposta del sacerdote

Caro Tiziano,
1. l’esclusione delle donne dal ministero ordinato sembra metterle in secondo piano rispetto all’uomo.
Così appare a chi giudica le cose secondo l’ottica umana, che è portata a giudicare la grandezza di una persona dal potere che esercita.
Ma non è questa la vera grandezza.
La vera grandezza agli occhi di Dio è quella che dura eternamente.

2. Scegliendo solo i maschi per il ministero ordinato Gesù rimane nella logica della sua predicazione evangelica, quella secondo la quale i primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi.
La vera grandezza è quella esaltata da Gesù mentre sta ad osservare la gente che mette la propria offerta nel tempio: “E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere” (Mc 12,41-44).

3. Non si legge nel Vangelo che il Signore abbia esaltato la grandezza di un uomo perché ha donato tutto quanto aveva per vivere.
Ha esaltato invece la grandezza di una povera vedova, che agli occhi del mondo era insignificante.
Ha dato due spiccioli, ma ha dato tutto.
Come non vedere in questo gesto un’esaltazione permanente della donna che di fatto quotidianamente in termini di amore e di dedizione batte di gran lunga la pigrizia e mi verrebbe da dire l’egocentrismo dei maschi?

4. Pertanto la risposta alla domanda delle tue alunne è una risposta che è ordinata a spiazzare la logica umana.
È una risposta che viene data sul piano soprannaturale, su quello della fede, che ribalta i criteri secondo cui gli uomini misurano la loro grandezza.
È una risposta provocatrice e la comprendono bene solo coloro che si mettono in questa logica, al seguito di Gesù.
Penso che sia questo il motivo per cui le numerose Sante donne della storia della Chiesa non hanno mai rivendicato questo potere. Sapevano bene che, sebbene insigniti dei poteri stessi di Cristo, si poteva finire all’inferno.
Con la grazia santificante invece avvertivano una dignità ancora più grande, quella secondo la quale il salmista ha detto: “Come sono onorificati i tuoi amici, Dio” (Sal 139,17 Vlg).

5. Insieme con tutte le altre risposte (e in  particolare Sulla possibilità di ordinare sacerdotesse  => www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1044 ) quella che ti ho presentato adesso introduce in una logica diversa da quella degli uomini, spesso così miope e anche così meschina.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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