Quesito

Caro  padre Angelo
le parlo del Vangelo di Matteo 19 e di tutto quello che si riferisce al matrimonio in Marco 10, Matteo 5 e quello che dice San Paolo ai corinzi.
Lei il passo di Matteo lo conosce abbastanza bene, e le faccio queste riflessioni.
Alla luce che la PAROLA DI DIO E’ PAROLA VIVA quindi contemporanea ai nostri giorni, possiamo dire che Gesù toglie la possibilità di rompere il matrimonio, dicendo Mosè concesse quella facoltà per la durezza dei cuori.
Al tempo di Mosè si ripudiavano le mogli facilmente, oggi padre non ci troviamo nelle medesime condizioni? Per una infedeltà, per un malinteso o altro basta andare da un avvocato e la separazione parte, ed oggi i tribunali ne sono pieni.
Quando Gesù parla del ripudio per infedeltà come unico e solo caso ammesso dalla chiesa, c’è  un fondamento perchè Gesù dice questo. (…)
Ora le chiedo padre: se per chi è infedele è giusto che rimanga solo (e questo dovrebbe comandare la chiesa) ma chi ha subito deve potere dare una continuità al sacramento anche risposandosi in chiesa, ma non annullare il matrimonio di prima, ma sciogliere questo legame viziato.
Certo i casi sono tutti diversi e andrebbero valutati con cura dalla sacra rota, ma secondo me tanti ma tanti si riavvicinerebbero alla chiesa ed al sacramento, che sicuramente con l’esperienza di prima diventa più forte.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ho letto la tua riflessione.
Certo, anche noi siamo oggi in qualche modo come ai tempi di Mosè.
Ciò che fa la differenza tra loro e noi è che noi abbiamo Gesù Cristo, il quale elevando il matrimonio a Sacramento ha garantito di dargli una nuova forza per mantenere l’indissolubilità del vincolo.
Sacramento significa segno sacro.
Ebbene, in quest’ottica l’amore umano è segno e derivazione dell’amore con cui Dio ama l’uomo e Gesù Cristo ama la Chiesa.
Ora noi sappiamo che se Dio viene abbandonato dagli uomini, Dio però rimane fedele.
Anche Gesù fa la stessa cosa con la Chiesa.
La stessa cosa è chiamato a fare il coniuge abbandonato: rimane fedele, come ha promesso nel giorno del matrimonio: per la buona e cattiva sorte

2. Questo discorso è duro per chi non ha fede.
Ma i cristiani sanno che sono chiamati alla santificazione.
Ed è alla luce di questo obiettivo che valutano ogni cosa.
Purtroppo anche noi cristiani corriamo il rischio di avere una mentalità secolarista, mondana, del tutto dimentica del motivo per cui viviamo quaggiù.
Per la mentalità secolarista, che astrae da Dio, la vita che viviamo qui è l’unica e l’ultima.
Per i cristiani non è così: questa vita è provvisoria.
E non è non l’unica e neanche l’ultima, ma la penultima.
Allora cambiano tutti i parametri di valutazione, compresi quelli che riguardano al sofferenza,  e si comprendono appieno le esigenze del Vangelo: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8,34)..

3. Venendo adesso a quanto tu ipotizzi in caso di abbandono: dichiarare valido il primo matrimonio e dare al coniuge abbandonato la possibilità di sposarsi col matrimonio sacramento equivale a instaurare un regime di poligamia, mentre sia Dio all’alba della creazione sia Gesù nel Vangelo hanno detto che “i due saranno una carne sola” (Mc 10,7).
I santo Padri hanno sottolineato che Gesù ha detto: “i due”, non “i tre” o “i quattro… “saranno una carne sola”.
Col matrimonio un coniuge si espropria di se stesso e in qualche modo diventa proprietà dell’altro coniuge.
Così nessuno coniuge è arbitro di se stesso.
Inoltre Gesù ha detto: “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito” (Mc 10,9).
Dare al coniuge abbandonato la possibilità di risposarsi equivale a dirgli che può fare tranquillamente e con la benedizione della Chiesa la stessa cosa sa che ha fatto il coniuge colpevole.

4. Scrivi: “Quando Gesù parla del ripudio per infedeltà come unico e solo caso ammesso dalla chiesa”.
Questo non è vero. Gesù non concede il ripudio nel caso di infedeltà. Altrimenti non avrebbe detto nulla di nuovo rispetto alla Legge antica.
L’inciso di Matteo scrive: “eccetto che in caso di unione illegittima” (Mt 5,32; Mt 19,9).
Nell’unione illegittima non c’è matrimonio, ma c’è appunto unione di fatto, unione illegittima.
Nella traduzione precedente si leggeva: “eccetto che in caso di concubinato”. Il concubinato è la stessa cosa dell’unione illegittima.
Pertanto Gesù dà a coloro che vivono in un’unione illegittima la possibilità di separarsi. Ma non la dà agli sposati.
E questo non per una volontà arbitraria, ma perché attraverso il consenso nuziale gli sposi si espropriano di se stessi, si dichiarano l’uno proprietà dell’altro e costituiscono davanti a Dio e alla società una carne sola.

5. Infine il motivo per cui tanti si riavvicinerebbero alla Chiesa se si desse loro la possibilità di risposarsi non mi convince.
Uno si riavvicina a Dio e alla Chiesa a motivo di una conversione, perché ha capito che Dio è l’obiettivo da perseguire nella vita presente e che per salvarsi è necessario rivestirsi di lui, della sua grazia, dei suoi sentimenti, cosa che non si può fare senza osservare i suoi comandamenti,
Se non c’è questa conversione, il riavvicinamento sarebbe solo formale.
Ma io sono convinto che non ci sarebbe neanche questo, se non per il giorno del secondo matrimonio.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo