Quesito

Caro padre Angelo,
ultimamente mi è capitato di leggere l’autobiografia di un capo indiano d’America, vissuto tra la fine dell’ottocento e gli anni settanta. Differenze tra sciamanesimo e cristianesimo ne noto parecchie, in primo luogo il fatto che a differenza di quanto succede per noi, che veniamo salvati soltanto per i meriti del Figlio di Dio, ognuno dei loro “uomini medicina” si sente per così dire al livello di Gesù Cristo. A volte la loro divinità, per il suo rigore pare più vicina al Dio dell’Antico testamento. Tuttavia trovo commovente e affascinante al tempo stesso il loro rapporto con la natura e la loro presunta capacità di leggere e interpretare le intime conoscenze di essa: una specie di sapienza nascosta. Potrebbe un cristiano cogliere qualche aspetto positivo in queste teorie o si tratta soltanto di farneticazioni?
Cordiali saluti
Andrea C.


Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
in tutte le religioni possiamo trovare qualcosa di positivo.
Queste realtà positive magari sono espresse malamente, ma ci dicono ugualmente qualche cosa.

1. Intanto ricordo ai nostri visitatori che cosa sia lo sciamanismo o sciamanesimo.
Si tratta di un fenomeno religioso tipico delle civiltà tradizionali o primitive, ma che è ravvisabile in certe manifestazioni anche del taoismo.
Lo sciamanismo si incentra sulla figura di un individuo (lo sciamano) che nel contatto col sacro è dotato di particolari facoltà, prima fra tutte l’estasi, facoltà che egli acquisisce con un’esperienza personale e solo occasionalmente mette a profitto della comunità a cui appartiene.
Tra queste facoltà vi sono quelle del guarire da ogni specie di malattie, fisiche e psichiche, o di scoprire i colpevoli di qualche misfatto.
Gli sciamani svolgono la funzione di sacerdoti e guaritori.
Si trovano un pò ovunque nei paesi della fascia equatoriale: Sudan, Kenya, Uganda, Sierra Leone ecc…, e, generalmente, sono riuniti in congregazioni di tipo religioso.

2. L’aspetto positivo che possiamo leggervi è il seguente: in Cristo tutti siamo chiamati a diventare salvatori. Non però salvatori da malattie fisiche o disgrazie (perché di qua non siamo eterni e siamo chiamati a portare la nostra croce), ma in senso spirituale.
Giovanni Battista, vedendo arrivare Cristo, disse: “Ecco l’Agnello di Dio che porta i peccati del mondo” (Gv 1,29). Li porta sulle sue spalle come agnello che è di espiazione.
San Pietro dice di Cristo: “Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pt 2,25).
In Cristo, ogni uomo è chiamato a partecipare a quest’opera di salvezza, a portare insieme con lui i peccati del mondo.
San Paolo dice: “Portate gli uni i pesi degli altri, così adempirete la legge di Cristo” (Gal 6,2).
I migliori tra noi (i santi) hanno fatto così. Hanno portato ai loro fratelli una medicina più profonda, i cui effetti durano per tutta l’eternità.
Allora non solo qualche privilegiato, come nello sciamanesimo, ma tutti siamo chiamati ad una vocazione così alta.

Ti auguro di diventare in Cristo, con l’offerta di tutta la tua vita, salvatore di molti.
Ti prometto una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo