Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo F. e ho una domanda molto importante da porgerle: mio zio, il fratello di mio padre, dopo esser stato sposato per soli due anni, si è separato dalla moglie e ora (son passati sei anni dalla separazione) ha deciso di andare a convivere con la nuova fidanzata per “prepararsi” al matrimonio. C’è da dire che in questi ultimi anni mio zio è stato molto depresso ed è attualmente ancora in cura da uno psicoterapeuta, per tutta una serie di motivi che vanno dal pensare di aver sbagliato tutto nella vita all’aver paura del giudizio della nostra famiglia, quindi è una persona fragile e non del tutto sana. Io e la mia famiglia siamo profondamente cristiani e abbiamo sofferto e pregato molto e fatto quanto possibile, perché si rimettesse con sua moglie, ma la sua volontà è quella di andare avanti con questo secondo matrimonio e noi non sappiamo cosa fare; siamo ben consapevoli del fatto che non possiamo imporci su di lui, ma allo stesso tempo, crediamo che forse sarebbe opportuno non partecipare al suo matrimonio in comune perché per noi quello non è un matrimonio, il suo matrimonio c’è già stato! Abbiamo però tanta paura di ferirlo con questo gesto, di essere fraintesi, perché siamo certi che il gesto verrebbe preso molto male sia da lui che da mia nonna.
Mi dia un consiglio! E’ meglio andare e far finta di niente per mantenere normali i nostri rapporti o non andare? E perché, precisamente, sarebbe meglio non andare?
La ringrazio moltissimo
F.


Risposta del sacerdote

Carissima,
la situazione di tuo zio è già irregolare perché sta convivendo.
A questo punto penso che lui intenda sposarsi per regolarizzare almeno civilmente la propria situazione.
Sarebbe stato meglio se nel frattempo si fosse dato da fare per verificare se nel precedente matrimonio vi erano motivi che potevano suffragare la sua nullità. Penso che non sarebbe stato difficile trovarli. In tal modo avrebbe potuto fare con regolarità tutti i suoi passi anche davanti a Dio, senza mettere in imbarazzo di coscienza nessuno.
Adesso voi siete in forte angustia e credo che lui conosca bene il vostro pensiero.
A questo punto, considerata anche la sua situazione psicologica, voi potreste fargli sapere (anche tramite la nonna) che siete disposte ad aiutarlo per ottenere la dichiarazione di nullità del precedente matrimonio davanti ad un tribunale ecclesiastico e che con questo suo orientamento partecipate a puro titolo affettivo a quell’evento importante per la sua vita, sebbene sia contrario ai vostri principi morali.
La vostra partecipazione non è un’approvazione, perché voi disapprovate il gesto e lui lo sa.
Penso in questo momento a tanti genitori che sono stati costretti con il cuor ferito a partecipare al rito di nozze solo civili dei loro figli. Se non fossero andati sarebbe stato peggio. Hanno dovuto fare, come si dice, buon viso a cattiva sorte. E vi sono andati con la speranza che un giorno le cose si potessero sistemare.
Questa è la mia opinione. Posso sbagliare dando questa indicazione.
Ma tenendo presente che la scelta opposta avrebbe ugualmente il suo carico negativo di conseguenze, con strascichi pesanti contro la carità, penso che sia più conveniente sbagliare per misericordia.
Il Signore sa che cosa vi costa un gesto simile. Per conto mio non lo vorrei mai fare.

Vi ringrazio per la fiducia, vi seguo con la preghiera e vi benedico.
Padre Angelo