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Quesito

Rev. Padre, buon giorno,
tempo fa ebbi modo di contattarla chiedendoLe di esse iscritto alla Confraternita del SS. Rosario; presumo che non si ricorderà di me. Le scrivo per avere alcuni consigli: di recente ho avuto modo di incontrare e frequentare una persona estremamente preparata in ambito filosofico, con la quale ho grande difficoltà nell’affrontare tematiche teologico-dottrinali, non avendo una elevatissima formazione teologica. Insomma, vengo sempre aggirato e non riesco a spiegare la credibilità dei contenuti della nostra Fede Cattolica (spesso faccio addirittura la figura dello sprovveduto).
Potrei avere qualche consiglio al riguardo? Come dovrei atteggiarmi? Magari non entrando in argomento e cercando di evitare?
La ringrazio infinitamente.
Fulvio

 


 

Risposta del sacerdote

Caro Fulvio,
1. il primo consiglio che ti do è il seguente: se il tuo interlocutore ti presenta quesiti ai quali non sai rispondere in maniera immediata digli che prendi tempo per studiare meglio la questione.
Una volta studiata, gliela esporrai.
Per principio devi essere convinto che Dio non ci chiede di credere a nulla di irrazionale.
Dio si contraddirebbe, e pertanto non sarebbe più Dio, se dopo averci dato  la capacità razionale ci chiedesse di aderire a qualche cosa di irrazionale.

2. Dio, proponendoci una sorgente di verità di ordine soprannaturale, non chiede di abdicare alle esigenze della ragione.
Con la Rivelazione viene offerta all’uomo la verità ultima sulla propria vita e sul destino della storia, quella verità alla quale l’uomo non può giungere con le sue sole risorse razionali perché è di un altro ordine, di ordine soprannaturale.

3. Vi sono delle verità di ordine naturale che possono essere raggiunte dalla mente stessa dell’uomo, come ad esempio la dimostrazione dell’esistenza di Dio e di alcune sue perfezioni e la spiritualità e l’immortalità dell’anima.
La Chiesa nel suo insegnamento chiede di avere fiducia nella ragione e proprio per questo nel secolo razionalista per eccellenza qual è stato il secolo XIX ha condannato il fideismo, e cioè l’accettazione acritica e per fede di verità acquisibili dalle sole risorse della ragione.

4. Fatte queste premesse – ed ecco il secondo consiglio – il tuo punto di riferimento per la comprensione della fede dovrebbe essere il Catechismo della Chiesa Cattolica nel quale si trova esposta tutta la dottrina della Chiesa.
Sebbene esposta in termini molto stringati, è sempre possibile cogliere la ragionevolezza dell’affermazione.
Questo sussidio non dovrebbe mancare tra le cose più necessarie che vengono custodite nella tua abitazione.

5. In alcuni casi – è il terzo consiglio – potresti chiedere al tuo interlocutore che si mostra così dotto se ha preso in considerazione ciò che in proposito dice il Catechismo della Chiesa Cattolica.
In questo modo lo stimoli ad andare a verificare le sue asserzioni, ad accostarsi anche solo in maniera neutra e non preconcetta ai rivi della dottrina cristiana, senza partire esclusivamente dalla sue presunte premesse…
È facile che in tal modo gli caschino molti pregiudizi, che rimanga illuminato e si renda conto dell’insufficienza delle sue argomentazioni.

6. Infine (il quarto consiglio) in altre circostanze particolari potresti dirgli: io non sono teologo di professione, mentre tu sei filosofo di professione. Ti consiglio di andare a parlare di questi problemi con prete Tizio o Caio, o anche con il dott. Tizio o Caio.
Anzi: “se vuoi andiamo insieme”.
Se accetta la proposta vuol dire che è di buona volontà e non intende approfittare dell’impreparazione o della semplicità altrui.

Intanto non dimenticare di pregare per lui e anche di offrire sacrifici perché cadano dai suoi occhi le squame che gli impediscono di vedere ciò che si può vedere solo con uno sguardo purificato.
Ti accompagno volentieri in questo cammino ricordando ambedue al Signore.
Intanto vi benedico.
Padre Angelo