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Quesito

Caro Padre Angelo,
Un mio amico ex cattolico è buddista appartenente alla Sokka Gakkai. A volte capita che si possa parlare del lato spirituale. Tutto questo avviene nella maniera più rispettosa possibile. Lui rispetta la mia fede e io rispetto la sua. Lui mi ha raccontato il motivo per cui ha cambiato fede. Lui perse suo nonno e questo lo portò ad essere molto triste. Fu triste perchè non voleva che morisse e chiedeva a Dio perchè questa cosa fosse accaduta. Tuttavia suo nonno non era neanche tanto giovane. Parliamo di un’età che si avvicinava ai 90 anni. Comprendo il dispiacere ma alla fine non era un giovincello. Tempo dopo partecipò a un incontro di quella setta e si fece prendere da quell’ambiente per poi diventare uno che aderiva a quel gruppo (Io ci sono diventato amico solo quando già era diventato buddista. Lo conoscevo da bambino perchè abita nel mio paese ma ancora non ero suo amico). Nel corso dei mesi è capitato più volte che parlassimo di Dio. Inizialmente mi ha detto che non ci credeva. Tuttavia riguardo a Gesù Cristo affermava lui stesso di sapere che è veramente vissuto sulla Terra 2000 anni fa ma oltre a questo non si esponeva (riguardo ai miracoli o alla sua resurrezione). Però a distanza di diversi mesi ha detto una cosa che mi ha un po’ spiazzato. Egli crede che Gesù sia risorto perchè dimostrato e non sa se Dio esista o meno, cosa che mesi fa negava. Fa lo stesso discorso riguardo a Buddha dicendo che non sa se egli esista come entità. La cosa mi lascia perplesso. Lui afferma di essere una persona che si lascia influenzare molto ma molto facilmente. Il motivo della sua conversione si basa su suo nonno e sul fatto che dopo la sua conversione ha pregato (davanti ad una pergamena. Loro anche se buddisti non pregano Buddha. Non si rivolgono a nessuno quando pregano. È complicato da spiegare) e tempo dopo dice di aver incontrato una ragazza. Questo non vuol dire nulla per me. Conoscere una ragazza in giro è qualcosa che capita. Nonostante le sue ultime affermazioni su Dio sostiene di aver preso la sua strada. Preciso una cosa. Il suo modo di vivere è molto diverso dal mio, non solo per la religione, ma per le cose di tutti i giorni. Lui è bravo con le persone ma fa una "vita da strada". Io più volte gli ho detto che non gli serve a niente usare certe cose. Però lui ha le sue convinzioni e mi dice di: "non fare lo sbirro". Io so benissimo che: "chi va con lo zoppo impara a zoppicare" ma io ho una barriera a tutto questo e penso che piano piano lo "zoppo" possa cambiare se c’è qualcuno che gli fa capire che è sbagliato per se stesso fare certe cose. Non dico mai certe cose con insistenza perchè la reazione sarebbe il contrario di quella che uno vorrebbe ottenere. Dio ci ha dato la possibilità di scegliere cosa fare della propria vita. Se il mio amico cambierà stile di vita anche grazie al mio atteggiamento totalmente diverso allora ne sarò felice. Forse il motivo per cui siamo diventati amici può essere anche per questo motivo.
Un saluto, Andrea

 


 

Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
1. è una brutta cosa lasciare Gesù Cristo per andare dietro a uno che non sa dove condurti, che non è il principio e il fine della tua vita.

2. Gesù Cristo, in quanto è Dio, è il nostro Creatore ed è il fine della nostra esistenza.
In quanto uomo, è Colui che sa dove guidarci. Ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6).

3. Con tutta franchezza, Budda – uomo di tutto rispetto – è un estraneo per noi.
È un defunto. Non può fare niente per noi.

4. Gesù invece in quanto è Dio e nostro creatore è Colui “dalla cui pienezza noi tutto abbiamo ricevuto, e grazia su grazia” (Gv 1,16).
“Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”(Gv 1,3).
È Colui che sostiene le nostre vite e tutto il cosmo con un atto della sua volontà (Col 1,17).
“Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,16).

5. Per la vita di ciascuno di noi è “il pane vivo disceso dal cielo perché chi ne mangia non muoia” (Gv 6,50), ma “abbia la vita eterna” (Gv 3,16), e cioè possieda Dio (Gv 17,3).
È il pane soprasostanziale che dà la vita (Mt 6,11) e che sazia (Gv 6,11).
È la bevanda alla quale gli uomini sono chiamati a dissetarsi, che estingue la sete e fa scaturire nel loro cuore sorgenti d’acqua che zampilla fino alla vita eterna (Gv 4,14).
È lo Sposo (Mt 9,15; Ap 21,9). È Colui che dice: “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20). È Colui che rende di nostra proprietà tutti i beni del Paradiso.
Budda per noi non può essere né il cibo che nutre e riempie le nostre vite, né la bevanda che ci disseta, né tanto meno lo Sposo della nostra anima.
Questo semplicemente perché Budda è un defunto.

6. Quello che la Scrittura dice di Dio: “Potremmo dir molte cose e mai finiremmo; ma per concludere: «Egli è tutto!»” (Sir 43,27) si può dire parimenti di Gesù Cristo.
Con ragione si possono condensare tutti questi termini in una sola parola dicendo “Jesus meus et omnia”, “Gesù è il mio Dio e il mio tutto”.
È una parafrasi della più nota espressione “Deus meus et omnia” (mio Dio e mio tutto) che si trova nell’Imitazione di Cristo (lib. 3, cap. 34) e che riflette l’affermazione della Sacra Scrittura: “Dio è tutto” (Sir 43,27).
È anche uno dei motti dell’Ordine Francescano.

7. Prega per il tuo amico, che preferendo Budda a Gesù ha perso il tesoro nascosto nel campo.
Forse prima lo possedeva, ma solo materialmente, senza conoscerne il valore. Diversamente non lo avrebbe accantonato.
Alla tua preghiera aggiungo la mia.
Possa capire che nessuno può essere la vita della sua vita perché ne è l’autore, il centro e il fine.
Ti benedico e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo