Quesito

Caro Padre Angelo,
casualmente sono giunta al sito Amici Domenicani, in seguito a una domanda che mi ponevo spesso, quella relativa agli Angeli Custodi; se cioè fosse possibile pregare l’Angelo Custode di un familiare o di un altro prossimo.
Finalmente ne ho trovato conferma perchè li ho sempre pregati ma mi balenava il dubbio che l’Angelo Custode potesse solo intervenire su richiesta del suo “custodito”.
Ora, però vorrei farle una domanda in riguardo la Confessione perchè  mi sono sempre accostata ad essa non più di due volte all’anno e in maniera poco convinta. Non perchè dubito dell’efficacia di una assoluzione concessa dal Sacerdote ma perchè ritengo che un cuore contrito  sia sufficiente per chiedere direttamente al Nostro Padre Misericordioso perdono e, soprattutto perchè un cuore veramente pentito mette automaticamente in atto processi di ”riparazione“ e di conversione.
Ecco, se io riconosco davanti a Dio i miei errori e chiedo a Lui perdono per averLo offeso  per aver “colpito con gesti o con parole o pensieri’’ un mio fratello e quindi un Suo figlio come tutti da Lui tanto amato, non vengo automaticamente assolta dalla Potenza della Misericordia del Padre che nel mio piccolo sforzo di migliorare vede una figlia con le braccia tese che le dice: “Papà prendimi in braccio, non lo faccio più”? E, dopo aver sentito con quale Amore il Padre ci accoglie tra le Sue braccia, la conversione è inevitabile perchè non vorrai mai più offendere un Amore così Grande. L’impegno a rinnegare me stessa, sforzandomi inizialmente (perchè poi viene in automatico) di piacere al Padre, modificando i miei pensieri e le mie azioni per farle aderire alle Sue non testimoniano già il mio pentimento?
Grazie per l’attenzione.
Cordiali Saluti.
Anna


Risposta del sacerdote

Cara Anna,
1. è curioso che una persona, offendendo Dio, decida lei quali siano le strade della riconciliazione.
D’accordo che chi pecca si debba pentire e che il pentimento vero, chiamato anche contrizione, sia indispensabile e costituisca il primo passo.
Ma decidere da noi stessi ciò che è necessario per la riconciliazione con Dio è decisamente unilaterale. Dio viene messo nell’angolo e deve fare quello che gli chiede colui che l’ha offeso.

2. In cose così importanti è necessario invece sentire che cosa dice Dio.
E Dio ha parlato chiaro.
Ha detto: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,22-23).
Come vedi, ha fatto una cosa grandiosa. Innanzitutto ha scelto alcune persone, non tutte.
Sono gli Apostoli.
Su di essi ha alitato dicendo: “Ricevete lo Spirito Santo”.
San Giovanni Crisostomo osserva: “lo Spirito Santo fu allora dato ai discepoli, ma non universalmente per tutti i compiti, bensì per un determinato effetto, quello di rimettere i peccati” (In Joannem, Hom. 87,3).
Come vedi, Gesù istituisce un sacramento e abilita alcune persone a rimettere i peccati donando loro il suo potere divino di perdonare e di riconciliare.

3. Inoltre, sempre nel momento dell’istituzione del Sacramento, ha detto: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,23).
Come vedi, non solo ha istituto il Sacramento del perdono e della riconciliazione, ma ha anche detto che il perdono e la riconciliazione non sono automatici.
Infatti ha legato il suo perdono al perdono della Chiesa, anzi al giudizio della Chiesa.
In questo modo gli apostoli agiscono in persona Cristi (identificandosi con Cristo) e in persona Ecclesiae (identificandosi con la Chiesa).

4. Con questo il Signore aiuta a fare le cose seriamente, a sottomettere il pentimento al giudizio del suo ministro e al giudizio della Chiesa.
Quante volte uno potrebbe sbagliare a motivo di una coscienza non ben formata o non sufficientemente vera.
Il sacerdote aiuta a rettificare il giudizio di coscienza e il pentimento. Talvolta deve dire: non ci sono le condizioni per la riconciliazione perché permane una volontà che non è conforme a quella di Dio.

5. C’è poi da considerare il danno inferto alla Chiesa. Ogni peccato, soprattutto se grave, danneggia la Chiesa, la impoverisce.
Anche qui è necessario che la Chiesa verifichi il pentimento e la volontà di riparare.

6. Ancora, per quanto riguarda la riparazione: dove mai si è sentito che è lasciato al singolo di stabilire la quantità e le modalità della restituzione?
Nessuno è giudice nella propria causa!
Tanto più qui, dove si è offeso Dio e si è danneggiata la Chiesa.
Gesù Cristo ha provvisto a fare le cose seriamente attraverso il giudizio e la sentenza del confessore.

7. Ma c’è ancora qualcos’altro ed è fondamentale. Il sacramento è un incontro reale con nostro Signore.
È un incontro diverso da quello che può avvenire all’interno della propria coscienza.
Proprio perché agisce in persona Cristi, il sacerdote in quel momento s’identifica con Cristo e dona la remissione dei peccati e la santificazione dell’anima mediante l’infusione della grazia.
Si tratta dunque di doni che vengono dati dall’esterno.
La presenza del sacerdote sta a ricordare anche questo.
Non si tratta dunque di un’autogiustificazione, dove il soggetto fa tutto da solo. In quel momento sarebbe accusatore, giudice, colui che dà la sentenza e stabilisce la riparazione.
Come vedi, Gesù ha istituito il Sacramento anche per toglierci dall’illusione dell’autogiustificazione e darci la garanzia di fare le cose seriamente, e non solo come detta la nostra coscienza (che può essere erronea e accecata).

8. Tutto quello che ho detto è richiesto per il peccato grave.
Per il peccato veniale, che non fa perdere la grazia, è sufficiente fare quello che fai tu.
Sebbene confessarsi due volte all’anno è veramente un pò poco.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo