Perché Giovanni Paolo II non ha ammesso i divorziati risposati, con matrimonio valido e senza continenza nel nuovo rapporto, alla Comunione Eucaristica e Francesco attingendo allo stesso Magistero sembra proprio di sì

////Perché Giovanni Paolo II non ha ammesso i divorziati risposati, con matrimonio valido e senza continenza nel nuovo rapporto, alla Comunione Eucaristica e Francesco attingendo allo stesso Magistero sembra proprio di sì

Perché Giovanni Paolo II non ha ammesso i divorziati risposati, con matrimonio valido e senza continenza nel nuovo rapporto, alla Comunione Eucaristica e Francesco attingendo allo stesso Magistero sembra proprio di sì

Quesito

Caro Padre Angelo,
buonasera, mi chiamo Massimiliano, sarò breve.
Mi chiedevo: perché Giovanni Paolo II nonostante il suo Magistero non ha ammesso i divorziati risposati, con matrimonio valido e senza continenza nel nuovo rapporto, con coscienza invincibilmente e involontariamente erronea alla comunione Eucaristica e Francesco attingendo allo stesso Magistero sembra proprio di sì?
La ringrazio moltissimo!


Risposta del sacerdote

Caro Massimiliano,
1. dici: sembra che Francesco li ammetta.
Ma queste parole non sono scritte nell’Amoris laetitia, come ha osservato un autorevole gesuita, il padre Domenico Marafioti, preside della facoltà teologica dell’Italia meridionale.

2. In tutta la discussione devono rimanere fermi due principi di diritto divino.
Il primo: non è possibile dare la Santa Comunione a chi vive in peccato mortale.
Il secondo: non sono leciti i rapporti sessuali fuori del matrimonio.

3. Pertanto se una persona vive in uno stato irregolare, ma è pentita e vive in grazia può ricevere i sacramenti della Chiesa, con la condizione di escludere lo scandalo.
È chiaro che per vivere in grazia devono essere esclusi i rapporti sessuali fuori del matrimonio.

4. Per quanto attiene alla coscienza invincibilmente e involontariamente erronea il sacerdote ha il dovere di illuminarla non solo per il bene di tali persone, ma anche per rispetto al resto dei fedeli che vedrebbero eluso il precetto sancito da San Paolo: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore.
Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1 Cor 11,27-29).

5. Nel proprio ministero il sacerdote ha il dovere di evangelizzare e di presentare i criteri stabiliti da Dio e non già di arrendersi alle coscienze dei singoli.
Il giudizio di coscienza retta, anche se erroneo, è sempre da rispettare.
Ma rispettare non significa accettare come vero e santo i contenuti di tali giudizi.
Il sacerdote ha il dovere “di predicare a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati” (Lc 27,47).
Se un islamico o un buddista si presentassero a prendere la Santa Comunione non sarebbe sufficiente rispettare la sua buona fede. È necessario prima istruirli e poi battezzarli. Solo allora potranno essere ammessi alla Santa Comunione.
Se un medico notoriamente abortista venisse a chiedere la Santa Comunione non è sufficiente che dica che in coscienza sente il dovere di compierli. Se rimane ostinato non gliela si deve dare perché è scomunicato.
La stessa cosa vale anche per i cattolici che vivono in una situazione oggettivamente e notoriamente non conforme al Vangelo.
Il Signore ha mandato la Chiesa per convertire il mondo, per illuminare le coscienze, per portare tutti alla salvezza, non già per lasciare gli uomini “nell’ombra della morte” (Lc 1,79).
In questo caso verrebbe meno alla sua missione.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

p.s.: escluso lo scandalo significa che non può riceverli pubblicamente dove è conosciuta come irregolare.