Quesito

Caro padre,
Sono un ragazzo di venti anni, spesso i peccati (specialmente quelli gravi come la masturbazione), mi portano a uno stato di confusione, di sofferenza, di incapacità di amare, di insensibilità, di lontananza da Dio, dal suo amore e dall’amore che dovrei dare ai suoi figli miei fratelli.
Ecco io in questo stato, non sono nemmeno sicuro se il mio pentimento c’è, preso troppo dal desiderio che questo mio stato spirituale di peccato finisca.
Mi chiedo padre, come deve svolgersi un buon pentimento? Forse dò troppo poco peso ai peccati, considerandoli come una cosa normale per l’uomo terrestre?
Questo credo mi abbia portato a fare cattive confessioni, non sincere, con la conseguenza di non sentirmi tanto meglio dopo la confessione né dopo la Comunione. 
Spero di essere stato abbastanza chiaro e prego che il Signore sia sempre con lei, specialmente mentre risponde a noi tanti interlocutori.
Grazie.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ti ringrazio anzitutto dell’augurio che mi hai fatto: che il Signore sia sempre con me quando rispondo ai visitatori.
Ti posso assicurare che prima di rispondere invoco il suo soccorso e più d’una volta mi sono trovato a scrivere cose alle quali da solo non avrei pensato.

2. Circa il tuo pentimento vorrei rassicurarti.
Certo i sentimenti che provi quando ti trovi con quel particolare peccato ti impediscono molta sincerità davanti a Dio. Sei confuso e umiliato di per te stesso.

3. Ma la cosa principale c’è, ossia c’è un qualche pentimento, anche se non è determinati dai motivi più alti.
La Chiesa è consapevole di questo.
E proprio per tale motivo quando chiede di recitare l’atto di dolore aiuta il penitente a passare dai motivi meno nobili di pentimento a quelli più nobili.
I motivi meno nobili sono quelli racchiusi nelle parole: “Mio Dio, mio pento e  mi dolgo dei miei peccati perché peccando ho meritato i tuoi castighi”.
I castighi del Signore sono i castighi che ci infliggiamo noi.
I sentimenti che provi dopo il peccato cui ha fatto riferimento non te li manda il Signore, ma sono il frutto immediato di quel peccato: “confusione, sofferenza, incapacità di amare, insensibilità, lontananza da Dio, dal suo amore e dall’amore che dovrei dare ai suoi figli miei fratelli”.

4. Ma poi, ecco i motivi più nobili, la Chiesa ti aiuta a dire: “ma soprattutto perché ho offeso Te infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa”.

5. Con questi sentimenti e soprattutto con la grazia che ti viene infusa attraverso l’assoluzione del sacerdote il tuo pentimento – insieme con i motivi meno nobili – acquisisce anche quelli più nobili.

6. Così è successo anche per il figliol prodigo. Quando ha deciso di tornare a casa ha pensato ancora a se stesso: “I servi di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame”.
Ma quando il padre lo riabbraccia, comprende l’amore paterno, si pente più profondamente e il suo pentimento diventa allora più nobile.

7. Non aver timore dunque, le tue confessioni sono tutte valide, anche se determinati sentimenti di desolazione interiore rimangono ancora per un certo tempo a motivo delle penalità connesse con il peccato.
Passa il peccato, perché viene perdonato, ma rimangono alcune sue conseguenze.

Ti ricordo al Signore e ti auguro una serena e santa Pasqua.
Ti benedico.
Padre Angelo