Quesito

Caro Padre Angelo,
Ho scoperto da poco il vostro sito, che ho trovato davvero molto utile.
Volevo raccontarle brevemente quanto mi è accaduto, nel corso degli ultimi anni.
Premetto che sono cattolico, e che ho frequentato la Chiesa fino a circa un paio di anni fa… è successo però che lentamente ho cominciato ad allontanarmi dalla Chiesa e tuttora non saprei dire bene il perché. Fatto sta che, poco dopo, ho cominciato ad interessarmi delle dottrine gnostiche, e ho letto anche diversi libri (moderni) che come posizione si avvicinano abbastanza ad uno neo-gnosticismo. Il punto è che, purtroppo, ho finito per credere a queste assurdità e questa storia è andata avanti per circa un anno e mezzo.
Dopo di che mi è capitato, girando in internet, di trovare un sito che metteva bene in luce la pericolosità di queste teorie e di come esse consistessero in un “ribaltamento” della dottrina autentica.
Devo dire che ho passato in seguito giorni davvero terribili, durante i quali mi tormentavo perché non riuscivo a capire dove stesse la verità. Non riuscivo a capire se stava da una parte oppure dall’altra… fino a provare anche una forte paura; non era immediatamente la paura (ad esempio) di una punizione, ma in quel momento era il timore di non essere dalla parte giusta.
In seguito a delle riflessioni, sempre molto tormentate, ho finalmente compreso quanto grande era stato il mio errore, ed ho potuto così pentirmi e ritrovare la Fede. Lo stato di angoscia è diminuito poco a poco, anche se ancora non mi ha abbandonato del tutto.
Ora mi chiedo solo come io abbia potuto cadere in un errore simile… e penso che sia stato solo grazie a Dio, se ho potuto comprendere a pieno lo sbaglio che avevo fatto… perché uno, una volta dentro a queste cose, crede sinceramente di essere dalla parte giusta… è questo il guaio.
Volevo chiederle in definitiva se aveva qualche consiglio da darmi, per “riparare” questo errore… o comunque qualche consiglio per rivivere al meglio la vera fede un saluto e grazie
Giuseppe


Risposta del sacerdote

Caro Giuseppe,
1. avevi cominciato ad allontanarti dalla Chiesa…
Non si trattava solo di un allontanamento materiale: cessavi di partecipare alla messa, ma molto probabilmente avevi già cessato di pregare, di confessarti…
Forse la tua fede non era bene radicata.
In questo allontanamento sei incappato in visioni distorte della realtà. E hai finito per crederci.
E così hai cominciato a fare per l’errore quello che non avevi fatto per la tua fede: l’approfondimento.
Ti è capitato qualcosa di simile a quello che 1600 anni fa capitò a sant’Agostino: aveva considerato puerile la fede della madre e aveva aderito convintamente al manicheismo.

2. Il Signore è stato molto buono con te. Ha permesso che tu andassi fuori strada, ma per condannare lo sbandamento a servire un bene più grande. Perché, venendo a leggere per caso sulla grave pericolosità di tal modo di pensare, ti ha ricondotto a sé.
Capisco il tormento che hai provato in quei giorni di “crisi” e non poteva essere diversamente trattandosi dell’orientamento di fondo della tua vita.

3. In questo tormento hai ritrovato la fede, ma stavolta in maniera più matura, più riflessa.
In questo sei stato aiutato dalla tua volontà di approfondire, di trovare le motivazioni, e soprattutto dalla luce di Cristo che diradava le tenebre dalla tua mente e metteva dentro di te un fascino che ti faceva inavvertitamente gravitare verso di Lui.

4. Mi chiedi qualche consiglio da darti, per “riparare” questo errore… o comunque qualche consiglio per rivivere al meglio la vera fede.
Volentieri ti do due consigli: uno per riparare, l’altro per vivere meglio al tua fede.

5. Intanto sono contento che tu senta l’esigenza di riparare.
San Tommaso dice che nessuno è veramente pentito fino a quando non vuole riparare.
Allora anche l’esigenza della riparazione è una grazia del Signore.
Che fare per riparare?
Noi non abbiamo azioni che possano riparare adeguatamente il male compiuto all’infuori del sacrificio di Cristo.
Allora ti consiglio di fare la S. Comunione riparatrice.

6. Mi chiederai: che cos’è la Comunione riparatrice?
Intanto dobbiamo essere persuasi che quello della S. Comunione è un momento altissimo di grazia.
Comparendo a Santa Faustina Kowalska, il Signore disse che quando scende nel cuore di una persona dopo la S. Comunione vi sta seduto come sopra un trono di grazie e dice incessantemente: domanda quello che vuoi.
Tu potresti andare a Messa per sette giorni consecutivi e, dopo esserti confessato all’inizio della settimana, al momento della S. Comunione domanderai al Signore di effondere il suo sangue prezioso su tutto il male che hai fatto direttamente o indirettamente a te e alla Chiesa.
Ti accorgerai che questa richiesta poco per volta coinvolgerà la tua vita, sicché, se ti capiterà qualche piccola contrarietà, sarai subito pronto ad offrirla in riparazione.

7. Il secondo consiglio riguarda il rafforzamento della tua fede.
Siccome la fede non è solo un insieme di verità da credere, ma è soprattutto esperienza di vita in Cristo, io trovo buona cosa che tu cominci a recitare il S. Rosario quotidianamente.
Il Rosario consiste proprio in questo: nel portare Cristo con i misteri della sua vita dentro la nostra vita.
Dicendo il Padre nostro e le Ave Maria, dovrai fare tre cose:
primo, ti ripresenterai la scena enunciata nel mistero, nel convincimento che Cristo ti domanda di esserne contemporaneo;
secondo, ringrazierai Cristo per l’evento compiuto per noi;
terzo, domanderai a Dio grazie in virtù dei meriti che Cristo ci ha procurato attraverso l’evento che andrai contemplando.
Ti accorgerai che il Rosario cambierà la tua vita e non solo ti farà conoscere il vangelo, ma te lo farà vivere.

8. Se farai tutto questo, guardando a ritroso il tuo sbandamento, potrai applicare per la tua vita quello che la Chiesa canta nella veglia di pasqua: o felice colpa (di Adamo), che ci hai meritato un così grande Redentore. Tu potrai dire: o felice colpa, che sei stata il segreto di un così profondo cambiamento nella mia vita cristiana.

Ti saluto, ti auguro un felice anno nuovo, ti ricordo al Signore e ti benedico. Padre Angelo