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Quesito

Caro Padre Angelo,
desidero avere un consiglio.
All’interno di un gruppo ecclesiale vi è il dubbio di dare o meno un incarico ad una brava donna divorziata che convive da anni con un altro uomo come fratelli e sorelle, cioè senza avere rapporti sessuali, che fa molto del bene, che fa un serio cammino di conversione e che i sacerdoti permettono anche che si avvicini all’eucaristia.
Domanda: è lecito secondo madre Chiesa dare un incarico di responsabilità (che comporta anche il coordinamento di altre persone) a chi ancora vive in una situazione non ancora chiara.
Potrebbe questo incarico essere causa di scandalo e di confusione per gli altri fedeli?
Esiste una norma particola della pastorale famigliare che ci può essere di aiuto per tale discernimento?
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
ti espongo in breve la dottrina della Chiesa sulle persone cosiddette “irregolari”.

1. I fedeli divorziati risposati o anche conviventi rimangono membri del Popolo di Dio.
Sebbene questi fedeli vivano in una situazione che contraddice il messaggio del Vangelo, non sono però esclusi dalla comunione ecclesiale. Essi sono e restano membri della Chiesa, perché hanno ricevuto il battesimo e conservano la fede cristiana.
Il Direttorio di Pastorale familiare della CEI dice: “Quanti vivono in una situazione irregolare, pur continuando ad appartenere alla Chiesa, non sono in piena comunione con essa. Non lo sono perché la loro condizione di vita è in contraddizione con il Vangelo di Gesù, che propone ed esige dai cristiani un matrimonio celebrato nel Signore, indissolubile e fedele” (DPF 197).

2. I pastori devono discernere le diverse situazioni perché alcuni hanno distrutto per loro grave colpa l’unione matrimoniale, altri sono stati abbandonati dal coniuge… altri ancora nella seconda unione hanno riscoperto la fede e già hanno trascorso un lungo cammino di penitenza (cfr. Familiaris Consortio 84).
A partire da questo discernimento, che tiene conto della singolarità delle diverse situazioni, i pastori mostreranno ai fedeli interessati vie concrete di conversione e di partecipazione alla vita ecclesiale.

3. In quanto battezzati, questi fedeli sono chiamati a partecipare attivamente alla vita della chiesa, nella misura in cui questo è compatibile con la loro situazione oggettiva.
Come membri della Chiesa, i fedeli divorziati risposati sono esortati:
– “ad ascoltare la Parola di Dio,
– a frequentare il sacrificio della Messa,
– a perseverare nella preghiera,
– a dare incremento alle opere di carità e alle iniziative della comunità in favore della giustizia,
– a educare i figli nella fede cristiana,
– a coltivare lo spirito e le opere di penitenza per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio” (FC 84).

4. A motivo della loro situazione oggettiva questi fedeli non possono essere ammessi alla S. Comunione e neppure accedere di propria iniziativa alla mensa del Signore e non possono “esercitare certe responsabilità ecclesiali” (Catechismo della Chiesa Cattolica 1650).
In particolare “non possono svolgere nella comunità ecclesiale quei servizi che esigono una pienezza di testimonianza cristiana, come sono i servizi liturgici e in particolare quello di lettori, il ministero di catechista, l’ufficio di padrino per i sacramenti.
Nella stessa prospettiva, è da escludere una loro partecipazione ai consigli pastorali, i cui membri, condividendo in pienezza la vita della comunità cristiana, ne sono in qualche modo i rappresentanti e i delegati” (DPF 218).
Nel caso che tu mi hai proposto bisogna dunque verificare se l’incarico che si intende dare rientra tra quelli esclusi o meno.

5. Se questi fedeli vivono come fratello e sorella possono essere ammessi ai Sacramenti, ma secondo la Congregazione per la dottrina della fede “fermo restando tuttavia l’obbligo di evitare lo scandalo” (Lettera della congregazione per la dottrina della fede sulla pastorale dei divorziati risposati , n. 4; 14.9.1994).
La clausola “fermo restando tuttavia l’obbligo di evitare lo scandalo” significa che possono fare la S. Comunione dove non sono conosciuti come irregolari, anche perché non hanno scritto sulla fronte che vivono come fratello e sorella. E questo potrebbe essere motivo di scandalo o confusione tra i fedeli.

Come vedi, la Chiesa nella sua sapienza pastorale cerca di coniugare al massimo la verità e la misericordia sia verso le persone irregolari sia verso gli altri membri del popolo di Dio.
Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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