Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un ragazzo di 17 anni .
Le volevo chiedere perché nella Chiesa si è deciso che le persone omosessuali non possano essere consacrate in nessun grado del sacramento dell’ordine, quindi né diaconi né presbiteri né vescovi .
Una delle motivazioni riportate nel documento è che un omosessuale non sarebbe sviluppato dal punto di vista affettivo.
Ora io da credente mi chiedo come mai una parte della Chiesa stabilisca che l’omosessualità è un disturbo se la scienza afferma il contrario? Io sono fermo sostenitore che la pratica omosessuale sia peccato grave come lo è quella eterosessuale fuori dal matrimonio.
Perché una parte della chiesa deve andare contro la scienza ? Anche con Galileo fece lo stesso sbagliando .
Io amo la mia chiesa e la sento come madre ma mi chiedo padre se l’obbedienza vada applicata anche in materia non di fede .
Il problema , carissimo padre, è che io mi sento fortissimamente chiamato e, a volte quasi preso per mano da Dio, al sacerdozio .
Il problema è che sento pulsioni omosessuali e a volte anche eterosessuali.
Spero sia solo una fase di passaggio ma se così non dovesse essere e dovessi sentirmi lo stesso chiamato al sacerdozio così ardentemente come farei a vivere felicemente sapendo che non potrei accedervi se non con l’inganno e preferirei morire piuttosto che ingannare la mia amata Chiesa.
Il sacerdozio non lo considero come una sorta di rifugio in caso fossi omosessuale, potrei vivere tranquillamente casto secondo la chiesa e sinceramente, in questa società di oggi , sarei accolto tranquillamente come omosessuale praticante. Io non voglio, voglio rimanere casto in ogni caso.
Ma non capisco padre perché in base alla sessualità mi debba essere negata anche solo l’opportunità di sperimentare se la mia vocazione sia autentica oppure no.
Mi aiuti a capire padre, perché io sono niente, mi sento innamorato follemente di Cristo e dell’umanità e dell’Amore, della sua Misericordia e sento che il mio cuore non troverà pace finché non riposerò in Dio come suo sacerdote. Forse mi sbaglio.
Prego per lei padre le chiedo di pregare per me e in particolare per un mio amico, …, che è sulla strada della conversione a Dio.
La ringrazio immensamente e che Dio la benedica.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. come saprai, la Chiesa distingue tra pratica omosessuale e tendenza omosessuale.
Se c’è la pratica omosessuale, non c’è neanche da parlare di sacerdozio fino a quando una persona non ha dato prova di aver acquisito la virtù della castità.
E questa, certo, non la si acquisisce da un momento all’altro.
Inoltre, bisogna tener conto che il ministero sacerdotale mette a contatto con persone di tutti i tipi e con tutte le inclinazioni. E che è possibile che certe inclinazioni si possano risvegliare.
C’è da tener presente anche che le persone omosessuali hanno quasi un sesto senso per richiamarsi fra di loro. Lo notava anche don Bosco all’interno del suo oratorio con circa 600 persone.

2. In coloro che hanno la pratica omosessuale, sempre secondo il magistero della Chiesa, è necessario distinguere tra coloro che hanno una radicata inclinazione omosessuale e coloro che hanno un’inclinazione che non è tale.

3. A proposito di coloro che hanno una radicata inclinazione riporto quanto si trova in un’Istruzione della Congregazione per l’educazione cattolica il 4 novembre 2005.
Nel n. 2 di tale Istruzione si legge: “Per quanto concerne le tendenze omosessuali profondamente radicate, che si riscontrano in un certo numero di uomini e donne, sono anch’esse oggettivamente disordinate e sovente costituiscono, anche per loro, una prova.
Tali persone devono essere accolte con rispetto e delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione.
Esse sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare.
Alla luce di tale insegnamento, questo Dicastero, d’intesa con la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ritiene necessario affermare chiaramente che la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay.
Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne.
Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate.
Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale”.

4. Ora tu sei ancora nel periodo di un’adolescenza non compiuta, in cui talvolta falsamente si identifica l’inclinazione a stare con gli amici dello stesso sesso con l’omosessualità.
Nei ragazzi e nelle ragazze (e molto più nei bambini) è ancora forte la tendenza monosessuale e cioè a stringere amicizie con persone dello stesso sesso.
Questo avviene perché in loro non è ancora venuto quello che viene chiamato “viraggio eterosessuale”.
Per questo non saprei dire se in te ci sia addirittura l’inclinazione omosessuale.
In ogni caso, non mi pare che si possa parlare di inclinazione profondamente radicata.

5. Per cui il consiglio che ti do è quello di coltivare la vocazione che il Signore ti ha dato.
Un bel segno della tua vocazione è il desiderio che l’amico di cui mi parli completi la sua conversione a Cristo.
Per lui e per tanti altri come lui prega e offri dei sacrifici al Signore.

6. È nell’offrire i sacrifici al Signore che si manifesta la capacità di amare e che si intraprende la strada del sacerdozio concepita come un’autentica immolazione e non semplicemente perché non ci si sente attratti dal matrimonio perché si è omosessuali.
Purtroppo mi è capitato di vedere in alcuni sacerdoti con palesi inclinazioni omosessuali un autentico disprezzo per il sacrificio. Non lo vivono, non lo praticano, non lo capiscono e lo disprezzano. E disprezzano anche quelli che li consigliano dicendo che sono disumani.
Come se San Paolo invano avesse detto: “Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!” (Gal 4,19).
Così come Nostro Signore ha detto a Santa Caterina da Siena: “Ti promisi pure e ti prometto di nuovo che per mezzo delle molte sofferenze dei miei servi riformerò la mia Sposa” (Raimondo da Capua, Santa Caterina da Siena, n. 351)

7. Continua pertanto in questa strada che senti come tua. Tanto più che è segnata da un forte amore per il Signore e per le anime.
Assicuro la mia preghiera perché la tua vocazione fiorisca e porti frutto a vantaggio di tutta la Chiesa. Nello stesso tempo assicuro la mia preghiera anche per la conversione del giovane di cui mi hai parlato.
Ti benedico.
Padre Angelo