Quesito

Salve Padre,
sono un giovane ragazzo di  … anni  – mi permetto di omettere il mio nome e cognome -, che da circa 5 anni avverte chiaramente i segni della vocazione sacerdotale. Seguito dal mio direttore spirituale e da altre figure importanti spiritualmente, sono cresciuto nell’ambiente parrocchiale, da anni faccio il catechista e l’animatore nelle celebrazioni, studiando accuratamente la liturgia. Devo ammettere di essere stato proprio fortunato, poiché Dio mi ha offerto questo immenso dono, che è la fede. A suo tempo non sono entrato al propedeutico in Seminario per varie motivazione che mi appresto brevemente a descrivere. In primis i miei genitori non sono praticanti ed essendo figlio unico, per loro sarebbe un dolore immenso avere un figlio sacerdote, soprattutto per mio padre che è pure gravemente malato e gli restano pochi anni di vita. Inoltre non ho proprio avuto la forza di dire il mio “Fiat” decisivo per andare al propedeutico, anche se la vocazione permane, come rimane il mio rapporto speciale con il Signore, che si approfondisce e radica ogni giorno di più.
In questi ultimi 5 anni ho avuto 3 grandi crisi di fede che non hanno fatto altro che rafforzare la mia fiducia nel Signore, aggiungendo ogni volta un gradino, verso quella che io chiamo “ascesa alla santità”, che è poi la vocazione universale di ogni battezzato.
La prima di queste crisi è stata preceduta da un amore non corrisposto per una ragazza, che comunque è stata sempre al centro della mia vita. … Tuttavia ho provato diciamo “infatuazione” per altre 5-6 ragazze in questi anni. A questo normale rapporto con le ragazze, dal primo anno delle superiori, si è accostata una inclinazione verso il mio stesso sesso. Il tutto è iniziato mentre peccavo contro il sesto comandamento, e piano piano questo desiderio sessuale è sempre aumentato e si è sempre spinto più oltre, fino ad ora che stando vicino ad alcuni miei amici provo quasi il desiderio di saltargli addosso. Cosa che non accade con le ragazze, o accade con pochissime e particolarissime persone del gentil sesso. Sono ancora vergine e non ho intenzione di perdere la mia verginità ora, l’unico peccato sensuale che confesso oltre la masturbazione è il pensare a cose sensuali. Non ho mai confessato in modo approfondito questo peccato, né ho mai parlato con qualcuno della mia inclinazione, lei è la prima persona a cui confido ciò, proprio perché non mi conosce e uno schermo ci divide. In poche parole sarei bisesssuale, anche se io non accetto questo termine né il fatto di poterlo essere.
Ciò che ora mi ferma dall’entrare al propedeutico è proprio questa paura di non saper resistere al peccare di lussuria. Questo è l’unico peccato contro cui la mia lotta, seppur esiste, è vana e debole. Ho chiesto aiuto al Signore spesso, ma sento comunque questo bisogno se non ogni giorno, quasi.
Inoltre cerco di andare a messa tutti i giorni e ormai, anche se commetto peccato contro il sesto comandamento, prendo la comunione. Altrimenti praticamente, non potrei mai, o quasi, comunicarmi al Corpo e Sangue di Cristo, e ciò sarebbe davvero di grande pena per me.
Le chiedo il suo parere e di indicarmi la via, certo che io pregherò per lei, e che chiederò insistentemente al Signore, come il cieco: “Ut videam!”
Cordiali saluti in Cristo Signore Nostro e in Maria, nostra Madre Immacolata.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. certamente vi sono in te dei segni di una possibile chiamata al sacerdozio.
Il più vistoso è dato dal fatto che vivi in maniera attiva all’interno della tua comunità cristiana facendo il catechista e senti anche una particolare inclinazione per la liturgia.
Si tratta indubbiamente di doni particolari che il Signore ti ha dato e che sono molto utili per un sacerdote.

2. Vi sono però due cose che costituiscono un impedimento al concretizzarsi della tua vocazione.
La prima: mi dici che vai a Messa tutti i giorni, e questa senza dubbio è un’ottima cosa. Se segui il nostro sito, sai quanto il sottoscritto ci tenga alla partecipazione quotidiana all’Eucaristia.
Tuttavia dici anche che fai ugualmente la Santa Comunione con la presenza di peccati gravi contro il sesto comandamento.
Tu sai quanto dice la Sacra Scrittura a questo proposito e conosci senza dubbio anche l’insegnamento della Chiesa-

3. Ricordo quello che dice la Sacra Scrittura: “Dio non entra in un’anima inquinata dal peccati” (Sap 1,4).
Come vedi, non si tratta semplicemente di una proibizione, ma di un fatto, di un accadimento: “Dio non entra…”.
Non entra perché c’è qualcosa che impedisce la Comunione.
Finché è presente il peccato grave con le sue conseguenze distruttrici non è possibile alcuna comunione, se non in senso materiale. È come se uno volesse mettersi a mangiare mentre il suo corpo è devastato da conati di vomito. Non vi può entrare niente. Deve prima liberarsi da ciò che lo costringe a vomitare tutto.
Continuare a mangiare, nonostante il vomito, è la stessa cosa che condannarsi a stare peggio.
È questo quanto vuol dire San Paolo quando afferma: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,27-30).
Non c’è dunque nessun motivo che giustifichi la Santa Comunione in presenza di peccato grave.

3. Bisogna prima togliere l’impedimento e poi ci si può accostare al Sacramento.
In questo senso San Giovanni Paolo II ha scritto: “A questo dovere richiama lo stesso Apostolo con l’ammonizione: «Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice» (1 Cor 11,28).
San Giovanni Crisostomo, con la forza della sua eloquenza, esortava i fedeli: «Anch’io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta. Un tale accostamento, infatti, non potrà mai chiamarsi comunione, anche se tocchiamo mille volte il corpo del Signore, ma condanna, tormento e aumento di castighi» (Omelie su Isaia 6, 3).
In questa linea giustamente il CCC (n. 1385) stabilisce: «Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione».
Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, «si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale»” (Ecclesia de Eucharistia 36).

5. Da notare che cosa dice San Giovanni Crisostomo: non solo non sarà comunione, ma “condanna, tormento e aumento di castighi”.
Non che Dio mandi “condanna, tormento e aumento di castighi”.
Ma chiudendosi all’azione della grazia e consegnandosi di fatto al suo nemico il peccatore viene da lui tormentato e castigato sempre più.
Ti scongiuro dunque anch’io con tutte le mie forze di non fare la Santa Comunione in peccato mortale.
E se per caso avessi bisogno ogni giorno dell’assoluzione, umilmente domandala, possibilmente al medesimo sacerdote.
E se per caso qualche prete malauguratamente ti dicesse di farla ugualmente, tu obbedisci prima a Dio a che agli uomini e non farla.
Infatti non sarebbe “comunione, ma condanna, tormento e aumento di castighi”.

6. Non invano lo Spirito Santo ha suggerito a San Paolo di aggiungere: “È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti”.
Non credere che l’abbia suggerito invano, perché non c’è nessuna parola più vera che la parola di Dio.

7. Pertanto, per quanto vi siano segni di vocazione, non puoi parlare di seminario finché non avrai risolto questo problema.
Non sarebbe ammissibile che dei seminaristi, dei candidati al sacerdozio, si preparassero in tal modo al sacerdozio.
Se Dio chiedeva ai sacerdoti dell’Antico Testamento di purificarsi perché dovevano portare i vasi sacri (Is 52,12), con quanta maggiore purezza deve vivere il sacerdote, che ogni giorno porta il Cristo nelle proprie mani e lo riceve nel proprio cuore?
A Pietro che era già mondo (“Voi siete mondi per la parola che avete ascoltato” Gv 15,3) il Signore chiede una mondezza ancora più grande, pena non aver parte (comunione) con lui (Gv 13,8).
Impegnati dunque con tutte le tue forze a renderti come il Signore ti chiede di essere.
A tale scopo intraprendi la strada della Confessione, fatta possibilmente sempre col medesimo confessore.
Solo quando il confessore ti dirà “Adesso sei pronto per il seminario” potrai entrarvi. Prima no.

8. Ma poi c’è anche un altro problema che costituisce un impedimento alla tua entrata in Seminario: l’inclinazione sessuale.
A questo proposito ti riporto un documento della Congregazione per l’educazione cattolica del 4 novembre 2005.
Si tratta di un’Istruzione che indica alcuni criteri per il discernimento vocazionale di persone con tendenze omosessuali.
Nel n. 2 di tale Istruzione si legge:
“2. L’omosessualità e il ministero ordinato
Dal Concilio Vaticano II ad oggi, diversi documenti del Magistero – e specialmente il Catechismo della Chiesa Cattolica – hanno confermato l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità. Il Catechismo distingue fra gli atti omosessuali e le tendenze omosessuali.
Riguardo agli atti, insegna che, nella Sacra Scrittura, essi vengono presentati come peccati gravi. La Tradizione li ha costantemente considerati come intrinsecamente immorali e contrari alla legge naturale. Essi, di conseguenza, non possono essere approvati in nessun caso.
Per quanto concerne le tendenze omosessuali profondamente radicate, che si riscontrano in un certo numero di uomini e donne, sono anch’esse oggettivamente disordinate e sovente costituiscono, anche per loro, una prova. Tali persone devono essere accolte con rispetto e delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Esse sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare[8].
Alla luce di tale insegnamento, questo Dicastero, d’intesa con la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ritiene necessario affermare chiaramente che la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri
coloro che praticano l’omosessualità,
presentano tendenze omosessuali profondamente radicate
o sostengono la cosiddetta cultura gay.
Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne.
Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate.
Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale”.

9. Da quanto mi scrivi, dal momento che sei molto giovane, ho l’impressione che il tuo caso non rientri tra quello delle persone che “presentano tendenze omosessuali profondamente radicate” ma piuttosto “legato ad un’adolescenza non ancora compiuta”.
Accenno timidamente a tendenze radicate perché con tanta schiettezza (e te ne ringrazio) mi hai scritto che stando vicino ad alcuni tuoi amici provi quasi il desiderio di saltargli addosso.
Su questo punto devi renderti più casto e più sicuro.
Anche questo lavorio devi farlo sotto la guida del confessore o di colui che ha l’incarico del discernimento vocazionale.

Mi auguro che ben presto possano essere tolti questi due impedimenti così da presentarti alle porte del Seminario con credenziali di buona riuscita.
Ne hai la possibilità e il Signore e la Madonna ti assistono.
Ti ringrazio molto delle preghiere che mi hai promesso.
Ti assicuro volentieri le mie e ti benedico.
Padre Angelo