Quesito

Padre Angelo, 
sono un 56enne, sposato,  padre di due figli maggiorenni, un ragazzo che lavora fuori casa e una ragazza che invece lavora saltuariamente. Io ho un buon lavoro, un po’ pericoloso ma che mi garantisce un buon stipendio. Nel 1994,  dopo aver vissuto nel peccato anche grave, ho avuto una conversione graduale ma veloce,  a causa di molti segni ai quali ho dato il valore di Benedizioni.  Dopo alcuni anni purtroppo ho perso la fede.  Un continuo susseguirsi di tentazioni della carne,  delle quali ero già afflitto prima della conversione,  mi ha reso incredulo verso Gesù e sono precipitato in un profondo baratro.  In seguito ho avuto continui ripensamenti,  anzi ritorni a Gesù e continue ricadute nel peccato della lussuria.  La situazione famigliare è un po’ tesa per vecchi problemi (da me creati),  per scarsa collaborazione dei figli e per un grave problema di salute (rottura del femore)  di mia madre 80enne, che ha anche problemi mentali legati all’età, che sta pesando psicologicamente su tutti noi. Ora il problema è che ammiro la figura di Gesù,  credo che è esistito e morto in croce; qualche dubbio sulla resurrezione c’è ma alla fine sono anche disposto a credere a quello che testimoniano gli apostoli; detto questo ritorno ancora alla Chiesa e a Gesù ma quando mi ritorna questa tentazione, che mi turba grandemente, mi fa crollare anche la fede in Gesù. Mi vengono dubbi su tutto e quindi alla fine crollo.  Poi ancora ritorno a Gesù,  perché sento nostalgia di Lui ma poi cado,  e via così all’infinito.  Ho trovato un bravo sacerdote come direttore spirituale e mi ha fatto capire tante cose e mi ha dato ottimi consigli ma il punto è che non mi ha saputo aiutare sui dubbi della fede che mi vengono nel momento della tentazione.  E sì che prego,  intensamente,  cerco di meditare la passione di Gesù ma alla fine la tentazione mi distrugge proprio dove dovrei trovare forza per resistere. Divengo incredulo!  Padre, ha qualche consiglio utile,   che possa aiutarmi a superare questo scoglio?  Vede,  anche adesso sono crollato da alcuni giorni ma ora mi viene in mente Gesù e provo dispiacere per quello che ho fatto e faccio.  Pertanto ora ho paura a ritornare perché mi pare un dejavu.  Faccio e rifaccio sempre gli stessi errori.  Spero da Lei un aiuto.  Che cosa devo fareUn saluto cordiale.  Un peccatore


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ti ricordo quanto dice il Vangelo a proposito della domanda di Gesù agli apostoli dopo che molti dei suoi discepoli si tirarono indietro: “Volete andarvene anche voi?” (Gv 6,67).
 Rispose Simon Pietro: “Da chi andremo noi, Signore, Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che sei il Santo di Dio” (Gv 6,68).

2. San Pietro non si allontana perché dopo tutto quello che aveva visto  compiere da Gesù, dopo tutto quello che aveva sentito dalla sua predicazione, dopo tutto quello che aveva sperimentato stando insieme con  lui, non poteva lasciate il Signore e dice: “da chi andremo?
Anche noi, quando siamo presi dal dubbio, dobbiamo fare come san Pietro.
Dobbiamo cioè ricordare i benefici immensi che abbiamo ricevuto dal Signore.
Dobbiamo ricordare tutto quello che abbiamo provato nel sentire la sua predicazione che ci ha purificati il cuore, ci ha affascinato e conquistato mille volte.
Dobbiamo ricordare le gioie spirituali che abbiamo provato nel gustare la sua presenza nel nostro cuore, nella nostra mente e nella nostra vita.
Dobbiamo ricordare le grazie ricevute in maniera così abbondante e con tanta puntualità. Soprattutto quelle che  gli abbiamo domandato nelle varie prove della vita.

3. In non pochi casi dobbiamo ricordare il vuoto, la desolazione, la mancanza di una benedizione che si è sperimentato dopo essersi allontanati da lui.

4. Allora anche noi come san Pietro siamo costretti a dire: “Da chi andremo Signore?
Non possiamo andare da nessun altro perché nessun altro ci potrebbe dare quello che finora ci hai dato tu!”.

5. San Pietro, dopo aver detto “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” soggiunge “e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Gv 6,69).
“Abbiamo creduto”: attraverso i miracoli, attraverso la predicazione, attraverso l’esperienza di vita fatta insieme per tre anni.
E “abbiamo conosciuto”: il che sta a significare che la sua reazione e quella degli altri apostoli non fu solo una reazione sentimentale, ma ragionata.
Si erano convinti, anche confrontandosi tra loro,  che solo uno che è il Santo Dio (e cioè Dio stesso) poteva avere dominio assoluto sulla materia (convertì l’acqua in vino e moltiplicò pani e pesci), sulla natura (comandò ai mari e ai venti e questi gli obbedirono), sulle malattie che ad un atto della sua volontà scomparivano all’istante, sui demoni (che non potevano in nessuna maniera opporgli resistenza ed erano costretti ad obbedirgli) e sulla morte (risuscitò varie persone con una sola parola e le restituì integre e sane alla vita).
Anche noi possiamo e dobbiamo dire a Cristo: “Abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio!

6. Negli andirivieni della tua vita a proposito della tua sequela a Cristo vi è un fatto, costantemente ripetuto, che ti fa fatto dimenticare tutti i benefici ricevuti e i convincenti che ti eri costruito: la lussuria.
La lussuria acceca e travolge non solo nel senso che impedisce di penetrare nelle cose di Dio e di gustarle, ma anche nel senso che  fa dimenticare tutto: si perde la testa.

7. Chiedi al Signore che faccia con te quello che ha fatto con Sant’Agostino quando ad un tratto gli ha tolto la scabbia violenta e pruriginosa delle passioni.
Chiediglielo attraverso l’intercessione di Maria impegnandoti a recitare quotidianamente il santo Rosario.
Oh, con questa preghiera che è la catena dolce che ci rannoda a Dio, non ti potrai più allontanare e potrai resistere, come diceva il beato Bartolo Longo (terziario domenicano e fondatore del Santuario e delle opere di Pomepi) a tutti gli assalti dell’inferno.

Perché tu possa prendere generosamente e volentieri questa determinazione per la tua vita ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo