La natura umana dopo il peccato si è corrotta; perché invece si dice che la natura angelica dopo il peccato è rimasta intatta?

////La natura umana dopo il peccato si è corrotta; perché invece si dice che la natura angelica dopo il peccato è rimasta intatta?

La natura umana dopo il peccato si è corrotta; perché invece si dice che la natura angelica dopo il peccato è rimasta intatta?

Quesito

Salve,
parlando del diavolo si dice sempre che, a seguito del suo peccato, ha perduto la visione beatifica di Dio e la sua grazia, ma ha mantenuto integre le facoltà naturali dello spirito angelico.
Considerando, però, il peccato dell’uomo, mi pare di capire che, oltre alla relazione con Dio, si sia corrotta anche la sua natura di uomo, arrivando a perdere parte della perfezione che aveva in origine. Ad esempio l’intelletto umano non coglie la verità (naturale) con l’esattezza originaria, mentre quella degli spiriti decaduti pare inalterata nel suo grado.
Potrebbe illuminarmi se sono le mie informazioni ad essere errate, se c’è stato un differente trattamento a conseguenza del peccato o altro che mi sfugge?
Grazie di cuore per le sue preziose risposte.
Paolo


Risposta del sacerdote

Caro Paolo,
1. c’è una differenza tra la natura degli angeli e quella degli uomini.
Mentre gli Angeli sono intuitivi sicché quello che hanno conosciuto nel primo istante della loro creazione non si cancella e non si corrompe nella loro mente, gli uomini invece sono razionali.
La loro conoscenza al momento dell’infusione dell’anima è ancora tutta potenziale e anche al raggiungimento dell’uso di ragione è ancora molto embrionale.
La natura decaduta che hanno ereditato porta i segni della corruzione.
Questo fa sì che non tutti giungano alla conoscenza della verità.
Inoltre vi giungono anche dopo tanto tempo e non senza la mescolanza di errori.

2. Per i demoni, che sono angeli decaduti dalla grazia, il discorso è diverso perché nel momento stesso della creazione hanno raggiunto una conoscenza della verità molto alta.
Questa conoscenza non si corrompe nella loro mente.

3. Ma ecco che cosa dice San Tommaso, il quale distingue anche nei demoni il piano della natura e quello della grazia.
“Dionigi scrive: "Noi affermiamo che i doni angelici concessi ai demoni non sono stati affatto mutati, ma rimangono integri e splendidissimi" (De divinis nominibus 4,23).
Ora tra questi doni naturali c’è la conoscenza della verità.
Dunque in essi c’è una certa conoscenza della verità” (Somma teologica, I, 64,1, sed contra).

4. E poi: “Esistono due conoscenze della verità: l’una proviene dalla natura, l’altra è originata dalla grazia.
E quella che deriva dalla grazia è di due specie: la prima, che è soltanto speculativa, consiste nella semplice rivelazione dei segreti divini; l’altra, che è affettiva, genera l’amore di Dio: e questa appartiene propriamente al dono della Sapienza.
Ora, di queste tre conoscenze la prima non è stata né tolta né diminuita nei demoni. Deriva infatti dalla natura dell’angelo il quale è per essenza intelletto o mente: e anche nel caso che si volesse punirlo con la sottrazione di qualche dote naturale, data la semplicità della sua sostanza, non si potrebbe strappare qualche parte alla sua natura, a quel modo che si punisce un uomo col taglio della mano, del piede o di altre membra.
Perciò Dionigi afferma che i doni naturali nei demoni sono rimasti integri. La cognizione naturale non fu quindi diminuita nei demoni.
La seconda cognizione, quella cioè che deriva dalla grazia, ma che si ferma alla sola speculazione, non fu completamente tolta ai demoni, ma fu diminuita: poiché vien loro rivelato quello che è indispensabile dei segreti divini, o mediante gli angeli, oppure, come dice S. Agostino "per mezzo di determinati effetti compiuti nel tempo dalla virtù divina" (De civitate Dei, 9,21); non hanno però questa rivelazione come gli angeli santi, ai quali è rivelato un maggior numero di tali verità, e in modo più chiaro, nella diretta visione del Verbo.
Furono invece privati totalmente della terza cognizione, come erano stati privati della carità” (Somma teologica, I, 64,1, sed contra).

5. Come vedi, non si tratta di differente trattamento, ma di ciò che deriva dalla natura intuitiva degli uni e da quella razionale degli altri.

Ti ringrazio per il quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo