Quesito

Caro Padre
mi capita ormai da qualche settimana di ricevere l’Eucarestia di domenica e neanche passati tre giorni di consumare il peccato di lussuria, penso che fare la comunione settimanalmente per poi offendere Gesù non sia cosa buona perciò vorrei confermarmi maggiormente nella fede e meditare meglio su Chi vado a ricevere naturalmente dopo la Confessione settimanale e magari comunicarmi ogni 15 giorni. Lei che ne pensa? É utile la lettura di certi scritti come quello sul combattimento spirituale di Scupoli che però mi mette il malumore tanta è la severità dei suoi pur buoni ammaestramenti?
Le auguro tanta buone cose preghi per me  perchè io trovi un buon padre spirituale
P.


Risposta del sacerdote

Carissimo P.,
ti rispondo oggi, 15 ottobre, nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di Santa Teresa d’Avila e capirai tra breve perché menziono questa Santa.

1. Ti accorgi che le Comunioni che fai non danno i frutti sperati perché dopo qualche giorno sei di nuovo in peccato.
La soluzione non sta nel diradarle, ma nel farle meglio.
L’Eucaristia è il cibo che il Signore dà ai deboli perché diventino forti.
Talvolta succede che si riceva la Santa Comunione solo sotto il profilo materiale mentre si lascia da parte l’intrattenersi col Signore, che è la vera comunione, stimolata dalla sua presenza sacramentale dentro di noi.
Che fare perché la Comunione diventi cibo che ci dia forza per cambiare la nostra vita?

2. Senti allora l’esperienza di santa Teresa.
“So inoltre di questa persona (questa persona è Santa Tersa stessa che non vuole fare il suo nome per non mettersi in mostra) che per molti anni, anche se non era molto perfetta, quando prendeva la comunione, le sembrava di  vedere con gli stessi occhi del corpo entrare il Signore nella dimora della sua anima” (Cammino di perfezione, 34,7).
Prova a farlo anche tu.
Anzi desidera questo momento ravvivando la tua immaginazione.

3. Continua la Santa: “Allora si adoperava a ravvivare la fede, per riuscire, credendo veramente che il Signore entrasse nella sua povera dimora, a distaccarsi, come le era possibile, da tutte le cose esteriori, e ad entrarvi con lui.
Cercava di raccogliere i suoi sensi per far loro comprendere il bene così grande che avevano; voglio dire che cercava di evitare che fossero d’impedimento all’anima per conoscerlo. Si considerava ai suoi piedi e piangeva con la Maddalena, né più né meno che se lo avesse visto con gli occhi del corpo in casa del fariseo, e benché allora non sentisse ancora devozione, la fede le diceva che era davvero lì(Cammino di perfezione, 34,7)”.
Come puoi notare,  tutto questo lavorìo spesso non c’è ed è per questo che le nostre Comunione rischiano di essere solo un fatto materiale.

4. “Se infatti non vogliamo essere sciocchi e non vogliamo chiudere volontariamente gli occhi all’intelligenza, non c’è da avere alcun dubbio, perché non si tratta qui di frutto dell’immaginazione come quando consideriamo il Signore sulla croce o in un altro momento della passione. Questo accade ora, ed è assoluta verità e non c’è ragione di andarlo a cercare altrove, più lontano. Sappiamo, infatti, che, finché il calore naturale non abbia consumato gli accidenti del pane, il buon Gesù sta in noi: avviciniamoci, dunque, a lui!” (Cammino di perfezione, 34,8).
Il pensiero della Santa è molto bello: non si tratta solo di immaginazione perché di fatto qui l’immaginazione corrisponde alla realtà, a quello che sta avvenendo.

5. “E se, quando era nel mondo, il solo tocco delle sue vesti sanava gli infermi, come si può dubitare, avendo fede, che non farà miracoli così intimamente unito a noi, e non ci darà quanto gli chiederemo, trovandosi nella nostra casa? Sua Maestà non ha certo l’abitudine di pagare male l’alloggio, se gli viene fatta buona accoglienza” (Cammino di perfezione, 34,8).
L’alloggio lo paga bene dando anche la forza per non ricadere.
Evidentemente questa forza viene data se viene chiesta in maniera sincera, e cioè con tutti gli accenti della nostra anima.

6. “Se vi affligge non vederlo con gli occhi del corpo, pensate che ciò non è opportuno: è ben altra cosa vederlo glorificato che vederlo com’era nel mondo; a causa della nostra naturale debolezza, non ci sarebbe nessuno capace di sopportarne la vista, né ci sarebbe più il mondo, né chi volesse viverci, perché, contemplando questa eterna verità, risulterebbero fumo e menzogna tutte le cose a cui quaggiù diamo importanza. E vedendo una tale Maestà, come oserebbe una povera peccatrice quale, ad esempio, sono io, che l’ha offeso tante volte, stargli così vicino? Sotto la specie di quel pane è accessibile, perché se il re si traveste, sembra che non si debba fare alcun caso di parlare con lui senza tanti riguardi e soggezioni; par quasi obbligato a sottostarvi, essendosi travestito. Altrimenti chi oserebbe avvicinarlo con la freddezza, l’indegnità, le imperfezioni di cui siamo pieni?” (Cammino di perfezione, 34,9).

7. “Oh, com’è vero che non sappiamo quel che gli chiediamo e come egli, nella sua sapienza, ha provveduto meglio a tutto! Infatti, quando vede che le anime trarranno profitto dalla sua presenza, egli si manifesta ad esse.
E se anche non lo vedono con gli occhi del corpo, egli dispone di molti mezzi per rivelarsi loro, sia mediante grandi sentimenti interiori, sia per altre vie.
Statevene dunque con lui di buon animo” (Cammino di perfezione, 34,10).
Ecco dunque che fatta la Comunione e finita la Messa la Comunione deve continuare. È un’esigenza di rispetto e di amore.
Noi dovremmo desiderarlo. E il Signore da parte sua, lo desidera ancora di più.

8. “Non perdete una così bella occasione per trattare dei vostri interessi come quella che si offre dopo la comunione.
Se l’obbedienza v’impone di far altro, cercate di lasciar l’anima con il Signore, perché se subito portate il pensiero su cose esterne e non fate caso di lui, né considerate che egli sta dentro di voi, come potrà darvisi a conoscere?
Questo è, dunque, un tempo assai prezioso perché il nostro Maestro possa darci i suoi insegnamenti, perché lo ascoltiamo e gli baciamo i piedi in riconoscenza di quanto ha voluto insegnarci e lo supplichiamo di non andar via da noi” (Cammino di perfezione, 34,10).

9 Ed ecco concretamente che cosa la Santa insegna per sua esperienza personale: “Appena dunque avete ricevuto nell’ostia il Signore, poiché vi trovate in presenza della sua persona, cercate di chiudere gli occhi del corpo e di aprire quelli dell’anima: fissateli in fondo al vostro cuore.
Vi dico, torno a ripetervi, e vorrei dirvelo molte volte ancora che, se prendete l’abitudine di fare questo ogni volta che ricevete la comunione, e se cercate di avere la coscienza talmente pura da poter godere con frequenza di questo Bene, egli non si presenterà mai così trasfigurato che – come ho detto – non ci sia possibilità di riconoscerlo, in proporzione del desiderio che abbiamo di vederlo. Potrete anche desiderarlo con un ardore tale da spingerlo a manifestarsi completamente” (Cammino di perfezione, 34,12).

10. “Ma se non ci curiamo di lui e, appena ricevutolo, l’abbandoniamo per correre dietro alle cose della terra, cosa deve fare?
Deve forse trascinarci per forza a renderci conto che vuole rivelarsi a noi?
No, certo, perché non fu trattato bene quando si fece vedere senza veli da tutti dicendo chiaramente chi era, e ben pochi furono a credergli.
Sua Maestà pertanto ci usa una grande misericordia nel volere che ci rendiamo conto della sua presenza nel santissimo Sacramento. Ma farsi vedere apertamente, comunicare le sue grandezze e distribuire i suoi tesori, non vuol concederlo se non a coloro di cui scorge l’ardente desiderio che hanno di lui, perché questi sono i suoi veri amici. E io vi dico che chiunque non lo sia e non giunga a far tutto quello che può per riceverlo come tale, si risparmi d’importunarlo perché egli si dia a conoscere. Ha appena adempiuto al precetto della Chiesa, che lascia la sua casa e fa in modo di cacciarlo da sé. Costui pertanto, ingolfato negli affari, nelle occupazioni e nelle brighe del mondo, sembra che si dia fretta, il più possibile, a far sì che non gli occupi la casa chi ne è il padrone”(Cammino di perfezione, 34,13).

11. Un’altra soluzione per il tuo problema consiste nel ricevere il Signore non una volta la settimana, ma due.
E di riceverlo con le disposizioni che ti ho appena indicato.

Ti assicuro volentieri la mia preghiera perché tu possa trovare una buona guida spirituale che ti aiuti a diventare vero e inseparabile amico del Signore.
Ti saluto e ti auguro tante cose buone.
Ti benedico.
Padre Angelo