Quesito

Buongiorno padre,
le scrivo questa mail perché nel corso degli anni ho sempre trovato conforto nelle sue risposte e nella sua chiarezza dottrinale, grazie ad esse mi sono sempre più avvicinato a Cristo e alla conoscenza del magistero della Chiesa.
Oggi sono davanti al dubbio che la vita mi pone, ovvero cosa fare di essa, a cosa dedicare la vita. Da un lato, come tutti, mi sento attirato ad avere una famiglia ed un lavoro, dall’altra vorrei sempre più essere unito a Cristo e alla chiesa all’interno del sacerdozio.
Ora tuttavia un dubbio che mi assilla riguarda gli impedimenti e le irregolarità relative al can 1041, per quanto riguarda la ricezione dell’ordine. Mi rendo conto che probabilmente in passato sono incorso in irregolarità di questo genere.
Mi chiedo, qualora una persona abbia commesso irregolarità può ottenere una dispensa che possa “abilitare” ugualmente all’ordine sacro? E ciò come si articola? Mi spiego: un individuo dice le proprie irregolarità prima di entrare in seminario così da riuscire a capire se può o meno intraprendere tale strada e ottenere la dispensa oppure c’è un altro iter da seguire?
La ringrazio per i chiarimenti.
Le prometto di pregare per lei.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. sono contento per il tuo progressivo avvicinamento a Cristo.
Gesù ha detto: “Nessuno viene a me se il Padre non lo attira” (Gv 8,46).
In questo avvicinamento dobbiamo vedervi un tratto di predilezione di Dio nei tuoi confronti.

2. Adesso ci troviamo dinanzi ad un ulteriore gesto di predilezione perché anche l’interrogativo se seguirlo secondo la via normale della famiglia o secondo la via speciale e straordinaria del sacerdozio viene da lui. “È lui infatti che suscita in noi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,13).

3. Se la strada del sacerdozio ti arride e se vedi che puoi percorrerla attraverso le inclinazioni e le attitudini personali, si può dire che ci sono dei segni di vocazione.
Se è così e se il tuo sacerdote confessore lo conferma, io ti direi senza alcuna esitazione di optare per il sacerdozio. È una strada, che se è ben vissuta, realizza in pieno le inclinazioni più profonde che Dio ti ha dato, comprese quelle riguardanti la costituzione di una famiglia.
La famiglia risponde innanzitutto all’esigenza di vivere in comunione. Il santo Papa Giovanni Paolo II disse che “nessuno può vivere senza amore. Nessuno può vivere se non con qualcuno, anzi per qualcuno”.
Qui, nel sacerdozio non si tratta semplicemente di ricevere l’affetto dei fedeli, ma di ben altro! Questo “ben altro” è Gesù Cristo stesso, sorgente di ogni amore e di ogni comunione. La sua presenza nel cuore sazia il bisogno di comunione.

4. Opportunamente ho detto che questa strada, se è ben vissuta, realizza in pieno le inclinazioni più profonde. Non è ben vissuta quando non si sta insieme con Lui.
La crisi dei sacerdoti che abbandonano il loro ministero nasce tutta di qui. Hanno cessato di stare insieme con Lui, di godere della sua presenza, della sua compagnia, della sua grazia e della sua parola. In una parola, hanno cessato di stare insieme con Colui sul quale gli angeli desiderano fissare il loro sguardo (cf. 1 Pt 1,12).

5. In secondo luogo la strada del sacerdozio realizza in pieno anche la vocazione alla paternità e alla maternità: quante anime vengono consegnate al sacerdote perché diventi loro padre, proprio come ha disse San Paolo: “Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo” (1 Cor 4,15). E diventi anche madre: “Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!” (Gal 4,19).

6. Venendo alla tua domanda specifica, qualora vi fossero delle irregolarità conformi a quanto dice il diritto canonico, è necessario informarne subito chi di dovere perché, qualora ve ne fosse bisogno, per intraprendere la strada del sacerdozio e della vita consacrata è necessario l’intervento dirimente dell’autorità ecclesiastica.

7. Dando uno sguardo alle varie forme di irregolarità di cui parla il numero 1041 ho l’impressione che tu faccia riferimento a quello che si legge al numero due: “chi ha commesso il delitto di apostasia, eresia o scisma”.
Orbene, per incorrere in questo delitto è necessario essere stati richiamati dall’autorità ecclesiastica e averle resistito.
In molte persone può esservi stato un itinerario personale di abbandono, di eresia e forse anche volontà di scisma. Ma se non si è stati richiamati dalla Chiesa e non si è resistito, si è trattato semplicemente di un fatto personale che non costituisce impedimento o irregolarità.

8. Ti rispondo oggi, 13 febbraio, memoria del beato Giordano di Sassonia, primo successore di San Domenico nel governo dell’Ordine dei domenicani. È stato definito la sirena dei giovani perché la sua predicazione era spesso seguita da una retata di vocazioni. Dopo la sua predicazione a Padova ne portò dieci in un colpo solo 25 nell’ordine domenicano. Tra questi anche Sant’Alberto magno, che poi diventerà il maestro di San Tommaso d’Aquino.
Con l’augurio che il beato Giordano incanti anche te per la via del sacerdozio ti benedico e, mentre ti ringrazio per la preghiera promessa, ti assicuro la mia.
Padre Angelo