Quesito

Carissimo P. Bellon,
approfitto della Sua gentilezza e della Sua disponibilità per porle un quesito che mi assilla da diversi mesi. Dopo decenni in cui sono andato in chiesa per le feste di precetto quasi come fosse un obbligo, l’anno scorso dopo una lunga convivenza mi sono sposato in chiesa.
La mia posizione nei riguardi dei sacramenti è cambiata, ma il lungo periodo in cui non mi sono confessato e non ho preso l’Eucarestia non mi permette di avvertire la necessità di questi due sacramenti. L’anno scorso mi sono confessato e ho preso l’Eucarestia soltanto tre volte. Forse sto commettendo un peccato mortale?
lnoltre ho un atteggiamento individualistico e   non comunitario verso la Chiesa, forse anche a causa del mio carattere estremamente riservato. Anche questo atteggiamento deve essere considerato un peccato da confessare?
Spero di non averla annoiata con i miei problemi e attendo la sua preziosa risposta.
La ringrazio e l’abbraccio con affetto e stima.
Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco, 
1. la vita cristiana è essenzialmente vita di comunione con Dio.
Questa comunione consiste a stare alla presenza di Dio, per quanto è possibile.
Tutto, infatti, ci parla di lui e orienta a lui.
Questa vita per conservarsi e per alimentarsi ha bisogno di un respiro. Questo respiro è la preghiera.

2. A proposito della preghiera va detto che non si tratta semplicemente di dire le preghiere, ma di stare in comunione con Dio.
Il tempo dedicato alla preghiera deve essere considerato uno dei più importanti appuntamenti della giornata.
È il tempo in cui si recuperano e si incrementano le energie spirituali.
Nella preghiera è facile ripensare a quanto ci è accaduto alla luce di Dio che parla attraverso ogni evento e ogni cosa.
Per chi ha un minimo di vita cristiana, la preghiera non è un peso, ma un’esigenza del cuore, come per un pesce non è un peso stare nell’acqua ma è il suo habitat.

3. Se si vive così, ci si accorge di tante mancanze e di tante imperfezioni.
Di qui nasce l’esigenza della confessione sacramentale che è un lavacro spirituale.
Se si inizia a confessarsi in maniera regolare e frequente, ci si accorge subito di una certa freschezza nella vita spirituale.
La confessione, anche se vi sono solo peccati veniali, conferisce sempre un aumento di grazia e come primo riscontro favorisce maggiormente la percezione della presenza di Dio nelle cose e nelle persone.
Chi ha una certa vita spirituale, quando sente venir meno il fervore, subito cerca di recuperarlo attingendo a questa sorgente di vita.
Confessarsi una volta all’anno è troppo poco. La Chiesa la prescrive come il minimo per una vita spirituale, non certo perché sia l’ottimo.

4. Un discorso analogo va fatto per la Santa Messa che già nell’ascolto della parola di Dio è un prezioso nutrimento per la nostra anima.
Molto di più deve avvenire per la Santa Comunione che non consiste semplicemente nel prendere l’ostia consacrata, ma in una fusione della nostra anima e dei nostri sentimenti con Gesù Cristo.
Non si tratta semplicemente di un rito. Se la si riduce solo a questo non si avverte nulla.

5. Per attuare tale fusione non sono sufficienti quei pochi momenti che separano dalla conclusione della Messa. È necessario stare con il Signore intrattenendosi con Colui che ha nelle sue mani tutta la nostra vita, il nostro presente e il nostro futuro sia temporale che eterno.
Sostando in intima comunione con il Signore, ci si accorge che è il momento più santificante e più prezioso per la nostra vita.
In quel momento Cristo entra dentro la nostra anima per nutrirla, per darle forza, per comunicarle lumi, per plasmare gli affetti. In una parola per renderla maggiormente simile a lui.

6. Santa Teresa d’Avila scongiurava di non ridurre la Comunione soltanto a un rito. Diceva addirittura che ridurla a questo sarebbe meglio non farla perché svilisce la preziosità del sacramento.
A questo proposito è molto bella la testimonianza di Pier Giorgio Frassati, il giovane canonizzato da Leone XIV il 4 settembre 2025. Finita la Messa sostava con il Signore in preghiera. Se doveva salutare qualcuno, lo salutava volentieri. Ma poi tornava al Signore la cui presenza sentiva in maniera molto forte all’interno del suo cuore.
Se la Santa Comunione viene ridotta ad un puro rito senza una minima fusione con il Signore, sostare in preghiera dopo la messa diventa un peso. Non se ne capisce il perché.

7. La partecipazione alla vita della Chiesa è importante perché dalla esemplarità o dalle necessità degli altri, oltre ad imparare tante cose, mette in movimento la carità.
Il solo sentire le esigenze della comunità ecclesiale è già un primo passo perché non si prova nulla nei confronti di ciò che non si conosce.
Questo primo passo coinvolge perlomeno nella preghiera e forse anche in qualche atto di carità cristiana, come quello del nostro aiuto concreto fatto anche solo con un’elemosina, che è sempre benedetta e compensata dal Signore.
La partecipazione materiale alla vita ecclesiale va fatta secondo le possibilità dei singoli.
Ciò che è importante è che almeno si stia insieme. Poi, come si suol dire, da cosa nasce cosa.
Ecco alcune indicazioni per vivere con fervore la vita cristiana.
Il fervore è importante perché comunica slancio e un desiderio sempre più intenso
Tutto questo te lo auguro di cuore e lo accompagno con il mio ricordo nella preghiera.
Ti benedico