Quesito

Caro padre Angelo,
ho trovato su you tube una riflessione “interessante” che ho trascritto letteralmente circa un intervento di papa Leone. Allego il tutto e le chiedo una sua delucidazione a riguardo. Qual è il punto focale che questa persona nella sua riflessione non coglie? 
Saluti don …

FEDE ARROGANTE
Il papa sta per incontrare le conferenze episcopali di Italia e di Francia impegnate nel negoziato con la politica per arrivare ad una norma che impedisca sia l’eutanasia sia l’accanimento terapeutico e in occasione del Day for Life invia un messaggio alle conferenze episcopali di Inghilterra e Galles, Scozia e Irlanda. Le sue parole sono queste:
«In questo anno giubilare incentrato sulla virtù teologica della speranza è opportuno che il vostro tema, cioè La speranza non delude trovare un senso nella sofferenza, cerchi di attirare l’attenzione delle persone su come il mistero della sofferenza così prevalente nella condizione umana può essere trasformato per grazia in un’esperienza della presenza del Signore, poiché Dio è sempre vicino a coloro che soffrono e ci guida ad apprezzare il senso più profondo della vita nell’amore e nella vicinanza».
Insomma, siamo alle solite, e per solite intendo quelle situazioni in cui la fede di alcuni vuole prepotentemente influenzare e condizionare la vita di tutti. Ora io non rientro tra quelli che sostengono che il papa non debba parlare…. possono parlare tutti, certamente può parlare anche lui. Piuttosto dopo che il papa ha parlato, cerco di ragionare su quello che ha detto, e quindi rispetto a queste parole, che cosa posso osservare? Che certamente sono legittime, quelle parole corrispondono ad una specifica visione del mondo ad una narrazione particolare ad un sistema di valori, quello cristiano cattolico. Secondo questa visione esiste un Dio che ha precisi connotati, che può far sentire la sua presenza, che guida le persone e così via. Tutto questo è legittimo, ma poi esiste un passaggio ulteriore che rende questa visione delle cose prepotente.
Tutte le persone sono obbligate a credere a questo Dio o in generale ad un qualsiasi Dio?
Tutte le persone devono sperimentare la presenza di questo Signore che consola?
Tutte le persone hanno l’obbligo di sentire quel senso profondo della vita a cui il papa allude?
E siamo sicuri che il suo sia il senso più profondo della vita tra tutti quelli che potremmo darle? Poiché non esistono prove che quello che afferma il papa sia l’unico modo di vedere Dio, la realtà, la vita, la morte, allora il papa e le varie conferenze episcopali, non devono mediare affatto affinché non passino nei vari paesi le leggi sul fine vita. E questo perché non esiste alcun obbligo di fruire del fine vita se non lo si vuole, come non esiste alcun obbligo di fruire dell’interruzione di gravidanza, come non esiste per fruire delle esenzioni fiscali oppure della pensione anticipata. E dunque, se c’è chi ritiene che la vita e la morte debbano essere interpretati come dice il papa si regolerà di conseguenza e non usufruirà di nessuna legge sul fine vita. Ma se qualcun altro quella specifica visione non la condivide, allora deve e può avere il diritto di agire di conseguenza. Gli esseri umani devono poter dare alla vita e alla morte, un senso diverso da quello che stabilisce il papa o una qualsiasi comunità di credenti. Fare pressione per una legge che rispetti la propria visione delle cose e non quella degli altri, significa avere la prepotenza e l’arroganza di possedere la verità. A quel punto prenderei il papa, lo farei sedere comodamente in sala Nervi, gli darei tutto il tempo e gli strumenti che gli servono, una lavagna, un pc e di fronte metterei intellettuali, filosofi, scienziati di ogni estrazione. Gli chiederei poi: “Caro papa, ti spiace dimostrare a tutti che la tua visione delle cose, della vita e della morte comprese, sia l’unica possibile e l’unica ammissibile e l’unica vera? Poiché gli è impossibile dimostrare una simile verità, allora dovrà convenire che tutte le persone, in uno stato laico e civile, debbono poter scegliere e fare della loro vita ciò che più ritengono opportuno, soprattutto in casi estremi come quelli contemplati dalle leggi democratiche sul fine vita. E non basta, siccome non è in grado di dimostrare la verità in controvertibile della sua posizione, per buon senso e giustizia, in caso di voto se accettare o non accettare una legge sul fine vita, dovrebbe persino astenersi, perché votare un no che impedisse agli altri usufruirne, significherebbe imporre la propria opinione, come verità assoluta, pur non riuscendo affatto a mostrarla come verità. Amen


Risposta del sacerdote

Caro Don G.,
1. il punto focale è la mancanza di distinzione tra il piano razionale e quello della fede.
Quello dell’eutanasia, come del resto quello dell’aborto, non è un problema di fede, ma tocca direttamente la ragione.
Non è un dogma di fede che la vita sia un dono. Tutti lo possono riconoscere perché nessuno è venuto al mondo di propria spontanea volontà, né ha in se stesso la sorgente della propria esistenza. Se avesse in se stesso la sorgente dell’esistenza sarebbe Dio, ma non consta…

2. Ugualmente tutti sanno che l’esistenza viene loro irrorata istante per istante.
Non continuiamo ad esistere per iniziativa nostra, ma perché ci è dato di esistere.

3. Capire che la vita è un dono e che va gestita nella logica del dono non implica la fede. È un dato di fatto riconosciuto facilmente dalla ragione di tutti e di sempre.

4. Inoltre va ricordato che anche la persona malata e nella sofferenza conserva la propria dignità.
La persona malata non appartiene alla categoria dell’inutile perché nessuno può essere valutata semplicemente in ragione dell’utilità o dell’inutilità. 
Gli antichi filosofi, che non erano cristiani, distinguevano tre categorie: quella dell’utile, quella del dilettevole e dell’onesto.
Per onesto intendevano che ciò ha valore di per sé e che ha valore di fine, mentre l’utile e dilettevole sono nell’ordine dei mezzi.

5. Anche la persona malata e sofferente ha ancora tante cose da dire e da dare perché il criterio non è quello dell’efficienza, ma è quello dei valori.

6. È un dato di fatto che tante persone hanno perso di vista questi valori come sembra vistosamente mancare anche nell’autore dello scritto che mi hai mandato.
Non si tratta in nessun modo di imporre agli altri ciò che noi crediamo per fede.

7. Piuttosto, in questa situazione la Chiesa esorta a scoprire in Cristo quello che la ragione umana ottenebrata non riesce a vedere.
Se il Papa fosse chiamato davanti a tutti per rispondere alla tua domanda direbbe all’incirca quello che ho detto io e probabilmente chiederebbe agli uomini di non essere arroganti, ma umili nei confronti del bene della propria esistenza perché rimane sempre un dono ricevuto e donato.
È un bene inalienabile e indisponibile.

8. Va detto anche che il Papa non ha dato nessun incarico alle conferenze episcopali di Francia e l’Italia per mediare a livello politico per tale questione. È pura dietrologia e invenzione dell’autore dello scritto che hai inviato.
La Chiesa rimane nel suo ambito di insegnamento. Suo dovere ricordare agli uomini certi valori fondamentali di cui si corre il rischio dell’annebbiamento.

Con l’augurio di ogni bene per il tuo prezioso ministero ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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