Quesito

Reverendo Padre,
vorrei porre un delicato quesito di teologia sacramentaria.
Ho letto che taluni ipotizzano, in vista del Sinodo per l’Amazzonia, la possibilità di usare come materia dell’Eucaristia un pane che non sia di frumento.
Dai vari testi che ho consultato mi sembra di aver capito che sia da ritenersi "de fide" la necessità che venga consacrato il pane; mentre la necessità che detto pane debba essere di frumento, pur sancita da documenti magisteriali e da Tommaso, non sembrerebbe rivestire la nota teologica "de fide" (o almeno manca una dichiarazione esplicita in tal senso). Addirittura secondo il Caietano si tratterebbe di questione di liceità e non di validità.
E’ corretto quindi pensare che la Chiesa potrebbe cambiare la disciplina in materia?  O si tratta di dottrina "fidei proxima" o comunque immodificabile?
La saluto cordialmente,
Francesco

 


 

Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. innanzitutto va ricordato quanto ha sancito il Concilio di Trento:
“Il concilio dichiara inoltre che la Chiesa ha sempre avuto il potere d stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda della diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi.
E ciò l’apostolo sembra chiaramente indicare quando dice: “Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (1 Cor 4,1)” (DS 1728).

2. La Chiesa pertanto può mutare la materia (gli elementi con cui si celebra il sacramento) e la forma (le parole che vengono proferite nell’uso di tale materia).
Tale mutazione tuttavia non deve alterare la sostanza del sacramento.

3. Questo la Chiesa l’ha fatto diverse volte per alcuni sacramenti.
Ad esempio per la Confermazione la forma era costituita dalle seguenti parole: “Io ti segno col segno della Croce e ti confermo col crisma della salute in nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Amen”.
Con la riforma post conciliare è la seguente: “Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono. Amen".
Pio XII aveva mutato la materia del sacramento dell’Ordine sacro, che prima era costituita dalla consegna degli strumenti per celebrare.
Adesso invece si è tornati all’uso antico dell’imposizione delle mani.

4. Ci si può domandare se questo possa essere fatto anche per l’Eucaristia.
La risposta è no perché questa materia è stata usata da Cristo stesso nell’ultima cena poiché si servì del pane e del vino.
Lo stesso discorso vale anche per il Battesimo, che fa riferimento all’acqua e che è stata usata da Cristo stesso quando ha battezzato come ci viene riferito ne Vangelo di Giovanni: “Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui»” (Gv 3,26).

5. Stabilito che Gesù abbia usato pane e vino, ci si chiede se il pane debba essere di frumento (triticeo) e se il vino debba essere di vite.
Questo la Chiesa non l’ha mai stabilito come dogma di fede.
Tuttavia rientra nel suo insegnamento e condanna chi dice il contrario (non però come eresia con annessa scomunica).
Ne parla ad esempio il Concilio di Firenze nel decreto per gli Armeni.
Vi si legge: “Il terzo sacramento è l’Eucaristia, la cui materia è il pane di frumento e vino di uva” (DS 1320).
Ne parla anche il Catechismo Romano, che è il Catechismo del Concilio di Trento.
Il Codice di diritto canonico sancisce così la disciplina della Chiesa:
“Can. 924 – § 1. Il sacrosanto Sacrificio eucaristico deve essere celebrato con pane e vino, cui va aggiunta un po’ d’acqua.
§ 2. Il pane deve essere solo di frumento e confezionato di recente, in modo che non ci sia alcun pericolo di alterazione.
§ 3. Il vino deve essere naturale, del frutto della vite e non alterato”.

6. Da tanto tempo ci si domanda se la Chiesa possa concedere di celebrare con pane che non sia di frumento.
Di fatto la Chiesa ha sempre detto di no perché il memoriale, che rende presente un evento compiuto nel passato, deve ripresentare anche nel suo simbolismo quanto accadde nell’evento compiuto.
E se qualcuno domanda: perché pane di frumento?
Si risponde rimandando all’evento di cui si celebra il memoriale: “Perché Cristo ha usato questo pane”.
Tanto più che il pane di frumento non è materia difficilmente reperibile in qualsiasi parte del mondo.

7. Tu mi chiedi quale sia il valore di tale prassi.
Potrei dire che rientra nella Consuetudo Ecclesiae (nella consuetudine della Chiesa).
San Tommaso afferma che “la consuetudine della Chiesa, che sempre e in tutto deve essere seguita, ha la massima autorità” (Somma teologica, II-II,10,12).
Dal canto suo Y. Congar (teologo domenicano fatto cardinale da Giovanni Paolo II) ricorda che “i teologi hanno sempre considerato la Praxis Ecclesiae come normativa quando è costante ed implica una presa di posizione riguardante la fede” (y. congar, La fede e la teologia, p. 161).

8. Sebbene pertanto non sia de fide che il pane debba essere di frumento, tuttavia poiché la consuetudine della Chiesa ha la massima autorità” sono convinto che la Chiesa su questo punto non muterà disciplina, perché Gesù dopo aver usato pane di frumento e vino di vite ha detto: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19 e 1 Cor 11,25).
Nel fate questo vi si legge anche la scelta della materia che dovrebbe essere la stessa che Egli ha scelto.

Nella speranza di averti esposto adeguatamente la dottrina della Chiesa, ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo