Quesito

Carissimo Padre Angelo,
la ringrazio per la sua rubrica dove tante anime si rivolgono e possono trovare risposte correttamente adeguate ed illuminate dalla Parola di Dio e dal sapiente magistero della chiesa maestra e guida di vita. Tutto questo a lode e gloria del Signore Gesù Cristo.
Le chiedo gentilmente una domanda in merito a quanto avvenuto questa sera ultimo incontro del cammino penitenziale.
In questa celebrazione oltre alla preghiera, canti, proclamazione della Parola, preparata molto bene, c’è stato poi per completamento il rito dell’assoluzione individuale senza integrazione ma solo assoluzione, la mia domanda è ma si puó fare? Il sacerdote ha detto che chi non aveva fatto l’accusa dei peccati la volta precedente quindi più di quindi giorni fà, doveva confessarsi con accusa alla fine della celebrazione.
Cmq sfido che i bambini siano venuti tutti la prima volta e qui ….ma tutti sono andati per assoluzione senza accusa……
Certo che Dio perdona ci mancherebbe ma gli adulti senza integrazione dei giorni dopo l’accusa? Mi scuso per essermi allungato, sono troppo integralista, bigotto chiuso alle novità? Vorrei solo avere un pó di chiarezza.
La ringrazio di cuore, la Vergine Santa vegli e la protegga nel suo cammino e nel suo prezioso magistero.

 


 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. l’accusa dei peccati è di diritto divino, come afferma il Magistero della Chiesa: “La confessione integra dei peccati è stata istituita dal Signore ed è necessaria per diritto divino a quanti sono caduti in peccato dopo il Battesimo” (DS 1679).
L’ha comandato implicitamente il Signore quando ha detto: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,23).
E poiché il Signore ha chiesto agli Apostoli di verificare con un giudizio il pentimento dei peccati (ha detto infatti a chi perdonerete… e a chi non perdonerete…) si suppone che colui che perdona sappia che cosa perdona o non perdona.

2. Il sacerdote pertanto non può dispensare in linea ordinaria dall’accusa dei peccati gravi. Tanto meno quelli che da 15 giorni si sono confessati!?
Quanto ha fatto il sacerdote di cui mi parli è un arbitrio grave nella celebrazione dei sacramenti e oggettivamente è un peccato grave.

3. I sacramenti non sono proprietà dei sacerdoti sicché ne possano fare ciò che vogliono.
Sono beni preziosissimi consegnati da Cristo alla Chiesa.
I sacerdoti ne sono ministri e, come ricorda San Paolo, ai ministri si richiede di essere fedeli: “Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele” (1 Cor 4,2).

4. Il sacerdote ha dato l’assoluzione individuale a tutti, ma senza accusa dei peccati, ha pronunciato le parole: “Io ti assolvo…”.
Ma sapeva ciò che assolveva? No.
Nessun giudice in questo mondo pronuncia una sentenza senza sapere ciò che sentenzia.
Ora Cristo ha voluto che il sacramento della penitenza avesse una natura giudiziale per aiutare a fare una vera conversione. Ha detto infatti: “A chi perdonerete… e a chi non perdonerete”.

5. Bisognerebbe far sapere a quel sacerdote che agendo in quel modo non fa il bene dei fedeli.
È un atto di carità anche questo. Certo ha agito in buona fede.
Per questo più sopra ho detto che oggettivamente si tratta di un peccato grave, ma soggettivamente probabilmente non l’ha commesso, proprio perché ha agito in buona fede.
Ma ciò che ha fatto è sbagliato perché lede il bene dei fedeli e va corretto.

6. Come vedi, rimane sempre necessario pregare anche per i sacerdoti.
Dobbiamo farlo.

Ti auguro un Santo Natale con una confessione ben fatta, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo