Quesito

Caro Padre Angelo,
le scrivo in occasione dell’inizio di questo tempo quaresimale per sottoporle alcune riflessioni sul rito che maggiormente mi aiuta a contemplare la passione di Cristo: la Via Crucis.
Per spiegarle meglio come mi accosto a questo pio esercizio le descrivo come viene svolto nella mia piccola parrocchia: anzitutto lo svolgiamo solo i venerdì di quaresima, con il Sacerdote che guida la funzione dalla sede ed un lettore, solitamente io, che dall’ambone annuncia i brani biblici commentati; la croce che viene portata nelle varie stazioni è una croce apposita che ha raffigurati gli strumenti del supplizio di Cristo; al termine del rito cantiamo un canto adeguato ed il Sacerdote impartisce la benedizione tenendo in mano una staurotecha.

Ora quello che noto è che, durante la Via Crucis, riesco a meditare gli eventi della passione di Gesù in modo molto più profondo che con altre preghiere; addirittura meglio di quanto ci riesca con il Rosario che è perfetta preghiera di contemplazione. In particolare durante il canto delle strofe dello Stabat Mater mi commuovo proprio e vengo pervaso da uno stato di tristezza che cerco di controllare almeno per poter leggere serenamente il brano biblico della stazione successiva. Quello che le chiedo è se è corretto provare questi sentimenti, soprattutto in relazione al fatto che non ne provo di così intensi nemmeno durante la consacrazione delle specie eucaristiche nelle quali il sacrificio di Cristo è reale ed attuale e non solo rivisitato con il pensiero; alternativamente le chiedo quale sia lo stato d’animo che è meglio mantenere.
Un’altra domanda: verso i resti di Vera Croce presenti nella staurotecha bisogna rendere culto di dulia o di latreia? (Considerando però che in parrocchia mancano, o per lo meno non ho trovato, le autentiche di quella reliquia).

La ringrazio nuovamente per l’opera che svolge e le auguro una buona Pasqua nella speranza che l’augurio la raggiunga in tempo.
Le assicuro un ricordo nella preghiera del Rosario e la saluto.

Fabio


Risposta del sacerdote

Caro Fabio,
1. non mi meraviglio affatto che la celebrazione della Via crucis e soprattutto il canto dello Stabat Mater ti possa commuovere fino al pianto.
La preziosità delle cosiddette devozioni popolari (la Via Crucis è tra queste) sta proprio nel coinvolgere maggiormente più l’aspetto emotivo.
Ora l’aspetto emotivo ha la sua importanza, perché aiuta a pregare più volentieri e con maggiore ardore.

2. Il Catechismo della Chiesa Cattolica osserva: “Il senso religioso del popolo cristiano, in ogni tempo, ha trovato la sua espressione nelle varie forme di pietà che circondano la vita sacramentale della Chiesa, quali la venerazione delle reliquie, le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le processioni, la via crucis, le danze religiose, il rosario, le medaglie, ecc.” (CCC 1674).

3. Mi piace riportarti quanto scrive il Direttorio su pietà popolare e liturgia, edito dalla Congregazione per il culto divino (2002), scrive a proposito della Via Crucis:
“Tra i pii esercizi con cui i fedeli venerano la Passione del Signore pochi sono tanto amati quanto la Via Crucis.
Attraverso il pio esercizio i fedeli ripercorrono con partecipe affetto il tratto ultimo del cammino percorso da Gesù durante la sua vita terrena: dal Monte degli Ulivi, dove nel «podere chiamato Getsemani» (Mc 14,32) il Signore fu «in preda
all’angoscia» (Lc 22,44), fino al Monte Calvario dove fu crocifisso tra due malfattori (cf.
Lc 23,33), al giardino dove fu deposto in un sepolcro nuovo, scavato nella roccia (cf. Gv 19,40-42)” (n. 131).

4. “Testimonianza dell’amore del popolo cristiano per il pio esercizio sono le innumerevoli Via Crucis erette nelle chiese, nei santuari, nei chiostri e anche all’aperto, in campagna o lungo la salita di una collina, alla quale le varie stazioni conferiscono una fisionomia suggestiva” (n. 131).

5. “La Via Crucis è sintesi di varie devozioni sorte fin dall’alto Medioevo: il pellegrinaggio in Terra Santa, durante il quale i fedeli visitano devotamente i luoghi della Passione del Signore; la devozione alle «cadute di Cristo» sotto il peso della croce; la devozione ai
«cammini dolorosi di Cristo», che consiste nell’incedere processionale da una chiesa all’altra in memoria dei percorsi compiuti da Cristo durante la sua Passione; la devozione alle «stazioni di Cristo», cioè ai momenti in cui Gesù si ferma lungo il cammino verso il Calvario perché costretto dai carnefici, o perché stremato dalla fatica, o perché, mosso dall’amore, cerca di stabilire un dialogo con gli uomini e le donne che assistono alla sua Passione” (n. 132).

6. “Nella sua forma attuale, attestata già nella prima metà del secolo XVII, la Via Crucis, diffusa soprattutto da san Leonardo da Porto Maurizio († 1751), approvata dalla Sede Apostolica ed arricchita da indulgenze, consta di quattordici stazioni” (n. 132).

7. “La Via Crucis è una via tracciata dallo Spirito Santo, fuoco divino che ardeva nel petto di Cristo (cf. Lc 12,49-50) e lo sospinse verso il Calvario; ed è una via amata dalla Chiesa, che ha conservato memoria viva delle parole e degli avvenimenti degli ultimi giorni del suo Sposo e Signore” (n. 133).

8. “Nel pio esercizio della Via Crucis confluiscono pure varie espressioni caratteristiche della spiritualità cristiana: la concezione della vita come cammino o pellegrinaggio; come passaggio, attraverso il mistero della croce, dall’esilio terreno alla patria celeste; il desiderio di conformarsi profondamente alla Passione di Cristo; le esigenze della sequela Christi, per cui il discepolo deve camminare dietro il Maestro, portando quotidianamente la propria croce (cf. Lc 9, 23).
Per tutto ciò la Via Crucis è un esercizio di pietà particolarmente adatto al tempo di Quaresima” (n. 133).

9. Circa l’ultima domanda: l’adorazione è riservata unicamente a Dio.
Pertanto può essere prestata unicamente alla SS. Trinità, alle singole Persone divine, a Cristo, anche nell’eucaristia.
Alle reliquie della Croce e a tutte le altre reliquie che ci ricordano il Salvatore, alle immagini di Lui, come a quelle della SS. Trinità, al Crocifisso, viene data un’adorazione relativa, in quanto è diretta alla persona rappresentata.
Questo è anche il senso dell’adorazione alla croce che si compie nella liturgia del venerdì santo.

Ti ringrazio dell’augurio di buona Pasqua che ricambio cordialmente.
Ti  ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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