Quesito

Caro Padre,
La prego gentilmente di rispondermi sul quesito che qui di seguito descrivo: in ufficio dove siamo circa 6 colleghi, uomini e donne, ed un pastore evangelista tutti sono dell’avviso che fare sesso, non soltanto ai fini procreativi ma anche e soprattutto ai fini del godimento sia naturale, perché il Signore allora avrebbe creato l’uomo e la donna?
Poi sostengono che è naturale il rapporto sessuale, sempre nel matrimonio, e senza commettere il minimo peccato, se si trovano in menopausa o non possono procreare perché sterili.
Sostengono inoltre ancora che il Papa nell’ultima enciclica ha dovuto permettere tutto ciò perché le persone si stavano allontanando dalla Chiesa e che io sono arretrato, la Chiesa in poche parole si è modernizzata.
Io sostengo, pur peccando purtroppo e promettendo sempre di non peccare, che fare sesso senza fini procreativi è peccato.
La ringrazio sentitamente per le risposte e La saluto cordialmente.
Giuseppe


Risposta del sacerdote

Caro Giuseppe,
1. circa la prima domanda si richiede una precisazione. Questi 6 colleghi ritengono che sia lecito fare sesso a fini di godimento all’interno del matrimonio o anche fuori del matrimonio?
La domanda, poiché non pone restrizioni, farebbe capire che sarebbe lecito tutto anche fuori del matrimonio.
Dalla seconda domanda sembra invece che la discussione abbia come oggetto l’ambito del matrimonio.

2. Se pensano che sia lecito tutto anche fuori del matrimonio, dovrebbero dire che è lecito anche l’adulterio.
Ma non credo che arrivino a tanto. Soprattutto non credo che accettino che il loro coniuge glielo faccia.

3. Al pastore evangelico, se pensasse che tutto è lecito, ricorderei che San Paolo ha affermato in Gal 5,19.21: “Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio (…) circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio”.
Ugualmente in 1 Cor 6,9-10: “Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”.
Per san Paolo si tratta dunque di peccati gravi, per cui se uno non si emenda finisce all’inferno.

4. Se invece parlavano solo dell’ambito matrimoniale bisogna distinguere.
Il piacere è intrinseco all’atto coniugale. Questo piacere è stato voluto da Dio.
Si tratta però di un piacere che non è fine a se stesso, ma è legato al dono totale di sé.
E se il dono è totale, comprendi bene che non vi è escluso nulla, neanche la donazione delle proprie capacità di diventare padre e madre.
Vi è implicita la finalità procreativa, tanto più che quegli atti non li compiono con facoltà qualunque, ma con le facoltà riproduttive, genitali.
Se si escludesse la componente attraverso la contraccezione, la donazione non sarebbe totale. E quell’atto cesserebbe di esser anche un atto di autentico amore.

5. La Chiesa non ha mai insegnato che gli atti coniugali debbano essere compiuti solo in vista della procreazione.
Questi atti hanno una doppia finalità, indissolubilmente congiunta: una finalità unitiva e una finalità procreativa.
Questi atti non cessano di essere leciti anche se sono stimolati dal desiderio del piacere venereo, purché l’atto conservi il suo pieno significato di atto di amore.

6. Avere rapporti coniugali in tempo di menopausa o in altri periodi di sterilità o infertilità non costituisce peccato, perché gli atti coniugali sono ordinati anche a ravvivare la vicendevole unione.
Questo, evidentemente purché gli atti siano sempre rispettosi dei coniugi, che non possono mai trattarsi l’un l’altro semplicemente come strumento di piacere.
Ecco che cosa ha detto Paolo VI nell’Humanae vitae: “Questi atti… non cessano di essere legittimi se, per cause indipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti infecondi, perché rimangono ordinati ad esprimere e consolidare la loro unione. Infatti, come l’esperienza attesta, non ad ogni incontro coniugale segue una nuova vita. Dio ha sapientemente disposto leggi e ritmi naturali di fecondità che già di per sé distanziano il susseguirsi delle nascite” (HV 11).
Perciò “se per distanziare le nascite esistono seri motivi, derivanti o dalle condizioni fisiche o psicologiche dei coniugi o da circostanze esteriori, la Chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere i principi morali che abbiamo ora ricordato” (HV 16).

7. Riporti infine una loro affermazione: il Papa nell’ultima enciclica (quale?) avrebbe permesso di fare contraccezione perché diversamente le chiese si svuoterebbero.
Qui i tuoi colleghi dicono sciocchezze.
Il Papa non ha mai ritrattato il magistero della Chiesa in materia (a parte il fatto che non potrebbe farlo) né avrebbe portato simili motivazioni.
Il Papa è pienamente consapevole che solo l’aderenza alla legge di Dio avvicina a Dio.
L’allontanarsi dalla legge di Dio favorisce anche l’allontanamento dalla vita della Chiesa
.
La contraccezione non favorisce l’aumento della gente in Chiesa. È vero il contrario! La contraccezione, come ogni peccato di impurità, spegne il gusto delle cose di Dio!

8. In ogni caso, nel 40° dell’Humanae vitae (l’enciclica in cui Paolo VI condanna ogni forma di contraccezione coniugale), Benedetto XVI ha detto: “Il Magistero della Chiesa non può esonerarsi da riflettere in maniera sempre nuova e approfondita sui principi fondamentali che riguardano il matrimonio e la procreazione. Quanto era vero ieri, rimane vero anche oggi. La verità espressa nell’Humanae Vitae non muta; anzi, proprio alla luce delle nuove scoperte scientifiche, il suo insegnamento si fa più attuale e provoca a riflettere sul valore intrinseco che possiede. La parola chiave per entrare con coerenza nei suoi contenuti rimane quella dell’amore…Se l’esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell’amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa. Come credenti non potremmo mai permettere che il dominio della tecnica abbia ad inficiare la qualità dell’amore e la sacralità della vita” (10.5.2008).
Come vedi. i tuoi colleghi ti hanno detto tutto il contrario di quello che ha detto il Papa.

Ti saluto cordialmente, caro Giuseppe, ti assicuro il mio ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo